Concettina Labate/ Lasciò il marito: famiglia la fece eliminare (Disonora il padre)

- Emanuela Longo

Concettina Labate, lasciò il marito scelto dal clan per un altro compagno: il padre e i fratelli mandanti del suo omicidio

concettina labate twitter
Concettina Labate, Twitter

Concettina Labate è solo una delle tante vittime di femminicidio in Calabria, la cui storia sarà ricordata nell’ambito del programma in seconda serata in onda su Rai3 questa sera, Disonora il padre. Concettina è una delle tante donne che decise di alzare il capo mettendo al tempo stesso a rischio la solidità della ‘ndrangheta e dei suoi valori. Anche lei è un esempio di donna che ha “disonorato” il padre scegliendo lo Stato al posto della mafia. La vittima aveva 30 anni quando fu decisa la sua eliminazione. La sua unica colpa fu quella di aver scelto un nuovo compagno. Un vero e proprio affronto per la sua famiglia e in particolare del padre e dei fratelli, mandanti del suo omicidio. Concettina fu così vittima della sua stessa famiglia, i Labate del rione Gebbione di Reggio Calabria, cosca nota per la violenza con la quale si è sempre imposta sul territorio. Sin da ragazza le fu imposto un matrimonio combinato ed a lei non restò che accettare il suo destino di sposa e mamma devota di ben cinque figli.

CONCETTINA LABATE, IL “DISONORE” DELLA FAMIGLIA

A 30 anni però, accadde qualcosa di inaspettato: Concettina Labate decise di lasciare l’uomo che non ha mai amato per frequentare un giovane ‘ndranghetista e cambiò anche lavoro. Un atteggiamento, il suo, che però è ritenuto inammissibile dalla logica mafiosa. Una vera e propria offesa da lavare solo con il sangue. La donna fu ben presto raggiunta dalle intimidazioni della sua famiglia, in particolare del padre e dei fratelli, che la invitano a tornare sui suoi passi, ma per la giovane mamma 30enne ormai tutto è diverso. Insieme al nuovo compagno si sente finalmente realizzata. Ben presto sarà minacciata con i fatti dalla sua stessa famiglia ma non si fermò neppure dopo essere stata raggiunta da un colpo di pistola che la ferì ad un braccio. Nonostante la grande paura, agli inquirenti raccontò di non avere alcun dubbio sul suo attentatore misterioso. La paura non basta a convincere Concettina a fare ritorno alla sua vecchia vita ma il suo atteggiamento contribuì, suo malgrado, a far sì che la sua famiglia potesse continuare ad agire senza scrupoli.

LA TRAPPOLA E L’OMICIDIO

È la mattina del 5 ottobre 1982 quando la famiglia Labate decise di ristabilire l’onore punendo proprio il sangue del loro stesso sangue: la giovane Concettina. Il padre ed i fratelli non potevano più accettare quello “scandalo” per il quale fu decisa la sua eliminazione senza se e senza ma. Quel giorno fu quindi attirata in una trappola mortale. Concettina era sulla sua auto, una Fiat Ritmo blu quando stava per recarsi sul posto di lavoro all’ufficio del registro. Dopo aver imboccato il viale Calabria, a sud della città di Reggio, esattamente all’altezza di una curva a gomito fu aggredita con spietata lucidità e crivellata di colpi di arma da fuoco. Furono sette, in tutto, i colpi esplosi in rapida successione che la uccisero sul colpo senza lasciarle scampo. Il delitto di Concettina, come rammenta Repubblica, rimase senza responsabili per quasi 12 anni. I fratelli Pietro e Santo insieme al padre Antonio Labate la piansero senza cercare vendetta. Fino a quando, a parlare, non furono i pentiti Giacomo Lauro e Filippo Barreca che contribuirono a ricostruire l’intera vicenda. “Concettina è stata uccisa per l’ abietto motivo di ripristinare il prestigio familiare, incrinato dall’ avere la giovane vittima intrattenuto una relazione extraconiugale”, scrisse il gip nell’ordinanza di custodia cautelare.

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