CONFINDUSTRIA E SINDACATI/ Dal Green Deal una spinta al Patto per l’Italia

- Giuseppe Sabella

È un momento di tensioni tra Confindustria e sindacati, che invece dovrebbero lavorare insieme per aiutare l’economia, attraverso il Green Deal

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Carlo Bonomi (Lapresse)

Come abbiamo rimarcato a tempo debito, l’approdo di Carlo Bonomi alla guida di Confindustria è un fattore che ha introdotto elementi di discontinuità significativi. Il neopresidente è, infatti, tipico rappresentante del “nord produttivo” e della sua dinamica PMI, vero asse portante del nostro sistema economico e anello di eccellenza dentro le catene globali del valore. Bisogna pertanto tenerne conto per inquadrare certe sue polemiche affermazioni nei confronti di Governo e sindacati. Non che la Confindustria brilli per modernità, ma quello di Bonomi è un tentativo – da bravo imprenditore qual è – di modernizzazione del sistema.

Sono almeno un paio di mesi che Bonomi ha lanciato la proposta di un Patto per l’Italia, ovvero di un accordo ampio che possa coinvolgere gli stessi sindacati e il Governo al fine di delineare una strada comune per lo sviluppo economico.

Al di là dei timidi segnali di tenuta che la nostra economia sta dando, va ricordato che il lockdown dei mesi di marzo e aprile ha comportato per il nostro Paese il maggior rallentamento della produzione industriale – Italia -47,5%, Francia -36,3%, Germania -26,8%, Spagna -32%, la media europea è -28% – anche in ragione della maggior pervasività delle misure restrittive. È evidente, quindi, che questa non sia un’annata prospera per la nostra economia.

Non è pertanto difficile comprendere il momento critico che il nostro sistema produttivo sta attraversando anche se vi sono imprese e comparti che, nonostante il lockdown, segnano performance interessanti. Probabilmente la cosa più sensata era sospendere i rinnovi contrattuali: di fronte all’evento pandemico ci saremmo aspettati più partecipazione dagli attori sociali, i luoghi di lavoro si sono alla fine dimostrati particolarmente sicuri in ragione non solo dello smart working che ha alleggerito gli uffici, ma anche dei sistemi di protezione, prevenzione e tracciamento che hanno caratterizzato le produzioni, dove lo smart working non arriva. La tregua non c’è stata e ora la stagione dei rinnovi sta entrando nel vivo.

“Siamo in recessione, impensabile rinnovare i contratti di lavoro chiedendo da parte dei sindacati aumenti sul salario minimo”, dice Bonomi intervenendo – non a caso – all’assemblea delle imprese metalmeccaniche di Ucimu. Gli ha risposto Francesca Re David, Segretaria generale della Fiom-Cgil, pensando, naturalmente, all’imminente incontro con Federmeccanica proprio sul salario: “nonostante il Covid, ci sono imprese che fanno straordinari a tavoletta e quelle che non lavorano hanno la cassa integrazione; senza contare che anche su altri punti, come la formazione e la contrattazione aziendale, la distanza con Federmeccanica è molto ampia”.

In questo botta e risposta, vi sono tutti i limiti della situazione attuale e del vigente sistema contrattuale. Forse c’è qualcosa che non funziona nella distribuzione della ricchezza. Ne parliamo da molto tempo, ma la contrattazione di secondo livello – nonostante gli incentivi strutturali – è sempre debole. Questo è un problema generale e non è imputabile alle sole imprese. Per il resto, la formazione delle persone – come giustamente dice Re David -, le loro competenze, l’innovazione digitale, i nuovi modelli organizzativi, la produzione sostenibile, i nuovi approvvigionamenti energetici… sono tutte voci che costituiscono il Green New Deal europeo che dobbiamo mettere a sistema – in Italia vi sono numerose pratiche avanzate – e che possono essere le fondamenta per il “Patto per l’Italia” di cui parla Bonomi.

Bisogna governare non solo la crisi, ma, anche e soprattutto, l’innovazione del nostro sistema produttivo e la transizione ecologica ed energetica. Il Recovery Fund serve a questo e le economie avanzate sono concentrate su questi obiettivi. Se non lo fa anche l’Italia, si ritroverà staccata.

La vera debolezza di questo Governo è proprio sul piano dello sviluppo economico. Sin dall’inizio della legislatura (2018) si è molto agito sull’allargamento della spesa corrente, di per sé improduttiva, mostrando poca attenzione a interventi per la crescita: il piano industria 4.0 – la misura che in questi anni ha reso superiori i livelli della nostra produzione industriale rispetto a quelli tedeschi – è stato incredibilmente gambizzato.

Anziché litigare, Confindustria e sindacati devono far vivere il Green Deal italiano di cui ha parlato anche il Presidente Mattarella. Le Parti sociali sono in questo momento il solo perimetro da cui può provenire una progettazione di rilancio per il Paese. Serve però la volontà di farlo e maggior responsabilità.

Twitter: @sabella_thinkin

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