CONFINDUSTRIA vs GOVERNO/ Una guerra per la sopravvivenza delle imprese (e dei garantiti)

- Paolo Annoni

Le polemiche di Confindustria, forse mai così pronunciate, nascono dal coraggio da chi si sta giocando la sopravvivenza

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Carlo Bonomi (Lapresse)

Ieri il presidente del Consiglio Conte dopo l’incontro con il presidente di Confindustria Bonomi ha assicurato che “l’incertezza che si è scatenata non verrà sciolta certo nel giro di qualche mese”. Non è chiaro a cosa si riferisca il presidente del consiglio italiano esattamente; lo sconvolgimento che ha causato la pandemia negli ultimi mesi è senza precedenti non solo nella dimensione del calo del Pil, ma soprattutto nel cambiamento radicale di pratiche e comportamenti consolidati. Facciamo un esempio su tutti: nelle ultime settimane il traffico aereo in Italia è in calo del 99%; in sostanza è completamente scomparso.

Il Presidente di Confindustria si è lamentato della mancanza di visione del Governo nella fase tre, dei ritardi per le “procedure annunciate a sostegno della liquidità”, dell’anticipo della Cassa integrazione fatto dalle imprese e del fatto che “le misure economiche italiane si sono rivelate più problematiche di quelle europee”. La questione è davvero molto semplice. Facciamo finta per un attimo di non aver visto, proprio quando la crisi colpiva più duramente, il trionfo di una burocrazia “stupida” e piena di pregiudizi testimoniata dalla teoria di certificazioni cartacee che gli italiani hanno dovuto stampare per andare in giro. Cosa sono, nei fatti, gli “Stati generali”? Nei fatti sono un’arma di distrazione di massa per arrivare a settembre e soprattutto per evitare di mettere le mani nel motore dell’economia e della burocrazia italiane.

Nominare qualche commissario per qualche grande opera con un decreto legge avrebbe fatto per l’economia italiana molto di più di due mesi di Stati generali. Tagliare qualche trafila burocratica, dando fiducia alle imprese e sobbarcandosi qualche rischio, andando contro la burocrazia, inclusa la branca giudiziaria, avrebbe fatto per il “Pil” infinitamente di più di mille incontri con le “parti sociali”. Solo che entrare nel merito e mettere le mani in un motore grippato significa uscire con le mani sporche di grasso, farsi qualche nemico, soprattutto nella burocrazia statale, e quindi iniettare dosi di volatilità che questo Governo forse non può sostenere.

Gli “Stati generali” non hanno alcun effetto materiale e hanno, appunto, l’unico scopo di prendere tempo fino a settembre quando la crisi scoppierà in tutta la sua gravità e a quel punto, forse con i fondi europei, il Governo avrà ogni potere potendo gestire quel poco di liquidità che rimane. Questa “non scelta” è in realtà una scelta precisa, volontaria o involontaria che sia. Dire che “l’incertezza verrà risolta in qualche mese” è un “programma” che non può andare bene per le imprese che oggi soffrono cali drammatici di fatturato e buchi enormi di liquidità.

Nella sostanza le “non scelte” di queste settimane si traducono nella scelta di tutelare completamente i “garantiti” e di lasciare in balia della peggior crisi dell’ultimo secolo le imprese. L’esito non può che essere il fallimento di un numero impressionante di imprese in misura molto maggiore che nel resto d’Europa. Appena dopo ci sarà un crollo delle entrate fiscali e buchi nelle finanze pubbliche paurose. A quel punto l’alternativa sarà o una mega patrimoniale che però non risolve gli equilibri strutturali oppure il taglio di pensioni e stipendi pubblici che oggi sono garantiti fino all’ultimo centesimo mentre le fila dei disoccupati oggi si ingrossano di camerieri e cuochi e domani di operai e partite Iva.

Il Governo aspettando sta in realtà discriminando oltre ogni evidenza tra gli italiani. Le polemiche di Confindustria, forse mai così pronunciate, nascono dal coraggio di chi si sta giocando la sopravvivenza. Quello che non è chiaro, la vera bugia che questo Governo sta sostenendo, è che i garantiti di oggi e dei prossimi mesi non possono sopravvivere con la moria di imprese che si prospetta. Noi ci auguriamo che l’azzardo di un Governo che si rifiuta di intervenire, persino in questa crisi, sull’approccio della burocrazia nei confronti dell’impresa, riforme a “costo zero”, funzioni. Ci auguriamo che calciare la palla in tribuna parlando di aria fritta per tre mesi non abbia conseguenze gravi. Vorrebbe dire che il sistema ha, più o meno, retto. L’azzardo è viziato da un’incomprensione “genetica” di cosa sia il mondo delle imprese, dei lavoratori autonomi, dei piccoli imprenditori. Alla fine il rischio è che la realtà presenti il conto di quello che non si è fatto, dei mesi persi, delle settimane perse a discutere dei massimi sistemi. A quel punto l’unica soluzione, per chi vuole mantenere lo status quo, è l’abolizione delle elezioni e un esercito straniero che sedi le rivolte.

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