Congedo parentale negato a mamma gay, Ats Milano condannata/ “Discriminazione”

- Mirko Bompiani

Ats Milano condannata in tribunale per comportamento discriminatorio, ira M5s: “Si tratta di omofobia istituzionalizzata”

Vincenza Gagliardotto
Immagine di repertorio (Foto: Pixabay)

Negato congedo parentale a mamma gay, Ats Milano condannata in tribunale per discriminazione. Si è conclusa così una vicenda risalente a marzo 2020: la donna, lesbica, aveva chiesto e non ottenuto il congedo parentale dall’Ats Metropolitana meneghina. La vittima dell’episodio, unita civilmente alla sua compagna, aveva chiesto il congedo parentale per il figlio venuto alla luce grazie a una fecondazione assistita effettuata in Spagna, finendo così per chiedere un mese di aspettativa non retribuita per poter seguire la neonata. Fino alla causa intentata contro Ats Milano: il giudice le ha dato ragione, considerando che entrambe le donne avevano riconosciuto il figlio e sono riconosciute come genitori per lo Stato civile. Per questo, dunque, l’Ats dovrà restituire alla dipendente lo stipendio del mese di aspettativa, oltre a risarcire le spese legali sostenute.

Congedo parentale negato a mamma gay, Ats Milano condannata

Il caso che ha visto come protagonista Ats Milano è finito al centro anche del dibattito politico. Netta la posizione del Movimento 5 Stelle, che ha stroncato l’operato discriminatorio citando anche Rla Regione guidata da Attilio Fontana: «Regione Lombardia si pone di fatto come fanalino di coda nel riconoscere i diritti dei propri cittadini, come dimostra anche questa sentenza. È quindi sempre più urgente intraprendere un percorso normativo che ponga fine a queste discriminazioni medievali: ormai da un anno ho depositato in Consiglio Regionale il progetto di legge ‘norme contro la discriminazione determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere’ e ne chiedo, ancora una volta, una celere calendarizzazione». Il pentastellato Simone Verni ha spiegato: «ATS col suo operato ha di fatto ribadito che la tutela dei diritti inalienabili di tutte le soggettività si traduce, dal loro punto di vista, nell’esclusiva tutela dei diritti delle persone eterosessuali».

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