CONSIGLI NON RICHIESTI/ La “proprietà” del tempo dei lavoratori non aiuta le imprese

- Nicolò Boggian

Alcuni imprenditori vogliono il monopolio del tempo dei propri collaboratori. Questo non aiuta né gli uni, né gli altri e nuoce al mercato del lavoro

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(Pixabay)

In queste settimane sto conoscendo molti imprenditori a cui propongo di pubblicare i propri progetti su Digital Work City ed eventualmente mi offro di assumere le persone necessarie per realizzare le attività di cui hanno bisogno. Il modello di DWC permette di contrattualizzare le persone con un innovativo contratto di piattaforma, che include le persone in un ecosistema in cui possono trovare servizi, opportunità di lavoro e un luogo di lavoro digitale in cui poter gestire tutte le proprie attività liberamente.

Queste persone possono essere assegnate a uno o più progetti anche di durata limitata per poi essere riallocati ad altre attività una volta che i primi progetti terminano. Chi “porta” i progetti può interromperli quando vuole o ampliarli a piacere.

Molti imprenditori, soprattutto i più giovani, sono molto allettati dalla proposta. Non amano gestire gli aspetti HR e sono molto interessati alla flessibilità della soluzione. Alcuni invece preferiscono ancora assumere direttamente perché condividendo i propri collaboratori su una piattaforma aperta temono che questi possano trovare altre opportunità e preferiscono “nasconderli” una volta assunti.

A tutti spiego che sulla piattaforma è possibile pubblicare i progetti in stato non visibile, così come le persone possono rendersi non reperibili a nuove opportunità, e che l’attività può essere molto vantaggiosa in questo momento di lancio, ma generalmente ho ben presente la loro obiezione e non insisto più di tanto. Conosco bene il punto.

Alcuni imprenditori vogliono il monopolio del tempo dei propri collaboratori. Non solo il controllo delle attività, ma la “proprietà” del lavoratore. Credono che un collaboratore dipendente sia meglio di uno indipendente. Questo è per me un grande errore di valutazione. L’elemento da cui nascono molti dei problemi delle organizzazioni, dei lavoratori e del mercato del lavoro di oggi. Un retaggio di un tipo di lavoro in presenza, ripetitivo e manuale che oggi viene sempre più sostituito da un tipo di lavoro cognitivo, digitale, creativo e collaborativo.

Presto il lavoratore si renderà conto di aver perso la libertà e l’imprenditore, salvo in casi molto rari, cercherà di normalizzare il lavoratore in modo da adattarlo costantemente alle esigenze dell’azienda. Lo utilizzerà come uno strumento. Questo poteva funzionare nel mondo del lavoro tradizionale, ma è oggi poco utile per lavori che richiedono creatività, passione, dedizione.

Il problema dell’utilizzo efficiente del tempo del lavoratore si sposta molto spesso sulla capacità di trovare soluzioni, metodi e idee per risolvere problemi. Dobbiamo immaginare il lavoro del futuro come la composizione di un colore che risulta dalla brillantezza e varietà dei colori mescolati, non dalla quantità della vernice utilizzata. Questo è il mercato del lavoro oggi e questo a mio giudizio è quello che va cambiato per aumentare produttività, inclusione e innovazione.

Non può nascere nulla di buono se il patto di fiducia tra persone e imprenditore non viene rinnovato costantemente, non c’è efficienza generale del mercato se non c’è libera collaborazione e più trasparenza. Alla lunga questa situazione è infatti controproducente sia per chi lavora – non vede altre opportunità, non valorizza o adatta le proprie competenze – che per l’imprenditore – ha collaboratori insoddisfatti e non può intercettarne di nuovi – e anche per il mercato nel complesso che resta in una situazione sub ottimale.

Quello che propone di fare DWC è invece un ribaltamento della prospettiva. Il lavoratore, che sia committente di attività o portatore di competenze, utilizza DWC come uno strumento per lavorare. Il lavoro dell’uno è risolvere con profitto i problemi che gli vengono proposti e che liberamente accetta di affrontare fra i molti che necessiteranno delle sue competenze. Lo scopo dell’altro è utilizzare le competenze in modo flessibile e veloce per risolvere problemi ancora più ampi.

DWC è un sistema di lavoro che punta a ristrutturare i rapporti di lavoro, che vuole coniugare la massima flessibilità organizzativa possibile con la libertà della persona. Questa libertà si basa sui servizi, sulle tutele contrattuali e sullo sviluppo delle competenze. L’imprenditore può gestire progetti anche con un solo portatore di competenze, ma questo potrebbe comunque essere impiegato anche su altri progetti. Allo stesso modo il lavoratore potrebbe anche essere impiegato su un solo progetto ma potrebbe anche sommare incarichi, consulenze e altri tipi di lavoro cambiandoli costantemente come un Lego.

A mio giudizio è un sistema migliore che dentro o fuori da DWC finirà per diventare normale. Le attuali organizzazioni sono infatti sempre più estranee alle esigenze del lavoro e in qualche modo innaturali. In futuro sono certo ricorderemo il monopolio delle organizzazioni sulle persone come un problema del passato. La natura dell’uomo è di migliorare ed evolversi. Le organizzazioni oggi sono il problema, le persone la soluzione.

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