CONSIGLI NON RICHIESTI/ Le tre strade per guidare un team sul lavoro

- Luca Brambilla

Esistono tre modi per guidare il proprio team nell’ambiente di lavoro. Un bravo leader dovrà essere in grado di usarli tutti

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I leader sanno che, per quanto siano eccezionali nella propria professione, non potranno raggiungere gli obiettivi prefissati senza l’aiuto dei propri collaboratori. Ed esistono tre modi per guidare il proprio team: comando, consultazione e consenso.

I leader che guidano con il comando sono persone direttive che trattano la propria azienda come un esercito di cui sono a capo. Il vantaggio principale risultante da questo tipo di leadership è l’esecuzione rapida delle azioni indicate. Gli svantaggi che ne derivano invece consistono nel possibile rifiuto da parte delle persone di sottostare a un ambiente eccessivamente gerarchico e nella scarsa efficacia a svolgere i compiti affidati dal momento che le persone non hanno occasione di approfondire la richiesta tramite domande o semplici obiezioni.

La seconda strategia è legata alla consultazione. In questo caso il leader ascolta il parere di tutto il team e solo in seguito prende la decisione. I membri seguiranno le indicazioni del team leader con maggior piacere rispetto al precedente caso perché, nonostante la decisione presa dal capo possa divergere da quanto precedentemente annunciato, sarà comunque stata data la possibilità di condividere i propri pensieri e dare un contributo personale.

Il terzo stile di leadership è quello del consenso. In questo ultimo caso, infatti, il leader co-progetta con ciascun membro del suo team sia la strategia che la conseguente declinazione operativa. Questa modalità è sicuramente quella più ingaggiante per i membri del team perché li valorizza fino in fondo come risorse essenziali all’intera organizzazione.

Sarebbe facile cedere al romanticismo dicendo che questa terza via è quella che tutti dovrebbero percorrere. La verità è che anche questo terzo schema possiede delle lacune. Ad esempio, in certi casi, la procedura dello schema consensuale risulterebbe eccessivamente lunga o troppo complessa dato il numero di persone che potrebbero dire la propria in merito a un progetto. Il suggerimento che do ai leader è quindi quello di impratichirsi in tutte e tre le tipologie di leadership e scegliere con grande attenzione di volta in volta quale stile adottare.

A tal proposito ho un valido riscontro di questa applicazione tramite il lavoro in corso con il Ceo di una multinazionale farmaceutica. Egli ha avviato, mesi or sono, un complesso percorso di change management per modificare la cultura aziendale, partendo da un lavoro con il suo top management per poi discendere verso tutta l’azienda. Questo Ceo ha concatenato i tre stili di leadership iniziando con l’ordinare il percorso di change management sulla base di alcuni criteri ritenuti per lui non negoziabili, in quanto imposti sia dal mercato che dalla proprietà dell’azienda. Successivamente mi ha fatto svolgere una serie di interviste per recuperare tutti i dati e i possibili suggerimenti per meglio implementare il cambiamento culturale di cui l’azienda ha bisogno. Infine, ha co-progettato con i suoi riporti degli interventi su alcune aree strategiche rifiutandosi di procedere nella “rivoluzione culturale” finché non si fosse allineato con tutti i suoi collaboratori.

L’alternanza di questi tre stili di leadership è sicuramente una caratteristica che contraddistinguerà i leader vincenti in un mercato sempre più fluido e competitivo come quello che stiamo vedendo dipanarsi sotto i nostri occhi. 

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