CONSULTA, NO A PROCREAZIONE ASSISTITA GAY/ Chi dice che ogni desiderio va realizzato?

- Renato Farina

La Corte costituzionale ha deciso che il divieto a coppie di donne di praticare la procreazione assistita non lede i principi di uguaglianza e non discriminazione

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La Corte Costituzionale (Lapresse)

Incredibile in Italia (per fortuna). La Corte costituzionale della nostra Repubblica si è posta in sorprendente antagonismo rispetto alla giurisprudenza dominante in Europa. La sentenza emessa ieri nega infatti quello che è ovvio in Europa.

Infatti in Spagna, Francia, Regno Unito, Olanda e Danimarca, la fecondazione assistita è aperta anche alle coppie lesbiche o alle donne non sposate. La Consulta ha deciso in controtendenza che avere un figlio non è un diritto da far valere ad ogni costo, ci sono casi in cui questo, giusta la legge valevole in Italia, è una pretesa che lo Stato ha il diritto di vietare.

Le previsioni erano diverse. Si dava per assodata a priori la vittoria delle associazioni Lgbt che hanno fatto propaganda in questo senso, appoggiati per inerzia dai grandi giornali. Il Corriere della Sera ha spiegato ad esempio, avallando questa profezia, che la legge 40 è stata praticamente smantellata dai tribunali. Nessun’altra norma nella storia d’Italia è stata scardinata radicalmente come quella che si propone di regolare la procreazione assistita. Essa si proponeva di evitare il più possibile la distruzione di embrioni (“ciascuno di noi è stato un embrione” dissero i cardinali Ruini e Scola nel 2005 per impedire che fossero considerati “cose” sacrificabili). Invece, nonostante la volontà espressa dagli italiani che disertarono il referendum che voleva abrogarla, i giudici italiani e il Tribunale di Strasburgo hanno ad esempio sancito la possibilità di impiantare molti più embrioni dei tre previsti dalla legge, e la possibilità di esaminare in vista dello “scarto” la qualità degli embrioni impiantati nell’utero.

I Tribunali di Pordenone e Bolzano avevano sollevato l’eccezione di costituzionalità ritenendo che il divieto a coppie di donne di praticare la fecondazione (ovviamente) eterologa fosse una lesione dei principi di uguaglianza e non discriminazione incardinati specialmente nell’articolo 3 della Costituzione. La Consulta ha stabilito che questi diritti non sono violati e il no è legittimo.

Le motivazioni saranno pubblicate più avanti. Intanto si è posto un freno all’esasperazione individualista del diritto, per cui ogni desiderio soggettivo deve essere reso realtà dallo Stato. Esistono beni superiori: la persona che nasce ha ben diritto ad avere padre e madre. Negarla in origine è una offesa non ad un’astratta morale, ma ad una creatura che non può essere resa orfana del padre per un gioco di desideri.

Ci aspettiamo proteste, inviti a modificare la legge, appelli alla Corte europea dei diritti umani, insulti anche a posizioni come quella qui espressa. Nella sostanza, come ha scritto il medesimo Corriere, cambia poco o nulla: già oggi “alcune centinaia (di) donne lesbiche o single italiane vanno all’estero per quello che è stato ribattezzato ‘turismo procreativo’. Dopo la fecondazione assistita realizzata all’estero con lo sperma di donatori, le donne tornano in Italia dove danno alla luce i bambini senza di solito dichiarare che sono stati concepiti con l’eterologa”.

Però esistono i segni, qualche scoglio si frappone all’onda di una “cultura dello scarto” (Francesco). Soprassalti di ragionevolezza.

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