CONSULTAZIONI MATTARELLA, GOVERNO M5S-PD/ Fumata bianca al vertice “andato bene”

- Niccolò Magnani

Mattarella, primo giorno consultazioni concluse al Quirinale: fumata bianca per il Governo Pd-M5s dopo il vertice alla Camera “è andato bene”. Conte Premier e Di Maio..

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Giuseppe Conte con Sergio Mattarella (LaPresse)

È fumata bianca poco prima delle ore 20 quando il vertice tra Pd e M5s termina alla Camera con sguardi e impressioni positive da parte dei capigruppo che si sono incontrati per mettere a punto la trattativa vera e propria sul fronte Governo: la crisi sembra vicina alla fine e domani mattina ancora si incontreranno Patuanelli, D’Uva, Delrio, Marcucci e De Micheli, mentre Mattarella attenderà domani la proposta definitiva durante le fitte consultazioni calendarizzate ieri. «Abbiamo lavorato in buon clima, ci vedremo domani. Non abbiamo parlato di nomi», spiega il grillino Patuanelli, gli fa eco D’Uva sempre fuori da Montecitorio mentre per il Pd parla Marcucci «Abbiamo approfondito i punti per una base comune programmatica e li approfondiremo ancora nelle prossime ore. Il lavoro continua in maniera profittevole». La fumata è molto più che bianca con il via libera del Pd a Conte premier e l’accettazione, pare, dei pentastellati per un Di Maio non più vicepremier. Nel frattempo, le consultazioni al Colle hanno evidenziato diverse posizioni differenti nei Gruppi Misti alla Camera e al Senato: +Europa attende di capire chi sarà effettivamente al Governo, mentre LeU apre all’ingresso nell’esecutivo giallorosso «Abbiamo confermato la disponibilità di Leu a verificare la possibilità di dare vita a un governo di svolta di cui il Paese ha bisogno senza veti o pregiudiziali sui nomi: non serve un risiko di poltrone. Abbiamo espresso preoccupazione per l’incertezza in cui ci si trova con la congiuntura economica difficile e rischiosa. La necessaria discontinuità si vede non dai nomi ma dai programmi e dalle scelte politiche su temi determinanti come ambiente, temi sociali e diritti civili» spiega Loredana De Petris. Da ultimo, Lupi e altri piccoli gruppi di centrodestra si dicono all’opposizione sicura di questo nuovo Governo che sta per nascere.

VERTICE M5S-PD: L’ACCORDO È VICINO

«Alle 18 presso la Camera dei deputati ci sarà un incontro tra le delegazioni del PD e del M5S per discutere dei punti programmatici. La delegazione del PD sarà rappresentata dai capigruppo Marcucci e Delrio. Ci sarà anche la vicesegretaria Paola De Micheli»: così il tweet del Partito Democratico a conferma della riapertura delle trattative tra Pd e M5s che fanno scoccare al Quirinale maggiori aspettative per delle consultazioni che inevitabilmente domani entreranno nel vivo con tutti i gruppi parlamentari più importanti. Se il tavolo dem-M5s dei capigruppo andrà avanti senza intoppi nelle prossime ore, addirittura domani sera il Capo dello Stato potrebbe già conferire l’incarico pieno a Giuseppe Conte come Premier del neo-nato Governo giallorosso. Poco fa Marcucci ha poi confermato come Zingaretti non farà parte del nuovo esecutivo, mentre aggiunge «Di Maio non può pensare di fare il vicepresidente del nuovo governo». Intanto fonti del Pd alle agenzie confermano come a guidare le trattative sia più Conte che Di Maio, un modo per aumentare il tratto di “diminuzione” del ruolo dell’attuale vicepremier all’interno della nuova alleanza politica all’orizzonte.

FICO E CASELLATI ALLE CONSULTAZIONI. RIAPRE TRATTATIVA PD-M5S

Mentre sulla politica “piomba” l’endorsement di Donald Trump al collega Giuseppe Conte sulla permanenza in sella al Governo – «Ama molto il suo Paese e lavora bene con gli Stati Uniti. Un uomo di grande talento che si spera rimanga primo ministro» – sono cominciate le consultazioni al Colle da Mattarella con la Presidente del Senato Casellati che poco dopo le 16.20 ha concluso il suo colloquio con il Capo dello Stato, facendo entrare poco dopo il Presidente della Camera Roberto Fico (entrambi per prassi non rilasciano dichiarazioni dopo le consultazioni, ndr). Nelle prossime ore si alterneranno i gruppi misti di Camera e Senato dentro allo Studio alla Vetrata, mentre giù dal Quirinale le trattative tra Pd e M5s si sono riaperti dopo la “crisi” paventata questa mattina. «Passi in avanti? Direi di sì», ha risposto ai cronisti arrivando al Nazareno per la cabina di regia del Pd il Capogruppo Marcucci, «La trattativa èripartita? Sono piu’ ottimista». Dai 5Stelle arriva poi la nota in cui viene apprezzata la linea possibilista su Conte premier, dando dunque seguito ad un dialogo che può ripartire; tutto risolto? Neanche per sogno, visto che giusto poco prima dell’ingresso di Fico da Mattarella per le consultazioni, fonti del Pd all’Ansa fanno sapere «Luigi Di Maio continua a rivendicare il ruolo di vicepremier. Così però si riproporrebbe lo stesso schema che ha portato al fallimento del precedente governo». Pare che dopo le resistenze su un ruolo al Viminale, Di Maio avrebbe chiesto per sé la Difesa scatenando nuove diatribe in seno alla già fragile alleanza in itinere tra Pd e M5s.

LITE M5S-PD, MATTARELLA ATTENDE E APRE LE CONSULTAZIONI

Le mosse e contromosse si susseguono nella intricatissima crisi di Governo che anche oggi mette in agitazione il Quirinale che attende nel pomeriggio l’inizio delle consultazioni: la Quartapelle (Pd) chiede più tempo al Colle, mentre il capogruppo Delrio fa sapere «Dialogo bruscamente interrotto, non capiamo perché, speriamo di riprendere». Poco dopo è la Serracchiani dalla Segreteria dem (dove è stata convocata una cabina di regia per le ore 16 questo pomeriggio, ndr) a commentare «Siamo al tavolo con M5s da tre giorni per parlare di salari, ambiente, ripresa dell’economia, diritti. Dall’altra parte arrivano solo ultimatum, rilanci sui nomi e non sui programmi. Il Pd è unito, speriamo che anche M5s riesca a mettere prima il bene del Paese, non ultimatum». Il Pd fa sapere che su Conte premier sono d’accordo, ma il problema ora è il ruolo di Luigi Di Maio: in prima risposta, la grillina Roberta Lombardi scrive su Twitter stuzzicando il suo leader «Il Pd dice che il problema nel far nascere un governo di concretezza sarebbe Di Maio al Viminale. Sono sicura che il nostro capo politico non antepone se stesso al Paese. Non sarebbe da 5 Stelle». Più polemico invece Di Battista che chiede ai dem un cambio di passo sui contenuti «Insisto. Un grande potere contrattuale deve imporre grande coraggio sui temi. Io, da cittadino e da persona che negli anni ha dato anima e corpo al Movimento pretendo: revoca concessioni autostradali ai Benetton, riforma dello sport togliendo potere clientelare nelle mani di Malagò; legge sul conflitto d’interesse. Io non ho sentito nessuno del PD pronunciarsi su questo in questi giorni». Più distensivo invece il messaggio lanciato dal capogruppo M5s Francesco D’Uva davanti alla Camera «Non mi risulta che la trattativa sia saltata.Che Conte non sia il punto è un grandissimo passo avanti, un’ottima notizia». In diretta Facebook invece Salvini parla ormai da leader dell’opposizione e si schiera apertamente per il voto anticipato «Conte è la riedizione del governo Monti, preparava la Manovra su suggerimento dei suoi amici Merkel e Macron […] Dico a Pd e M5s che da giorni si stanno trascinando nella contrattazione di ministeri e poltrone: fate in fretta, state perdendo giorni su giorni e non trovano accordo su ministeri, non su progetti, ma sulle poltrone. Sembra di tornare ai tempi della Prima Repubblica, ai tempi di De Mita e Fanfani». Mattarella attende, ma la situazione è tutt’altro che serena..

CONSULTAZIONI NEL CAOS, RISCHIA DI SALTARE GOVERNO M5S-PD

Prima traballava, ora rischia proprio di saltare del tutto l’accordo di Governo tra Pd e M5s dopo gli ultimi scambi detonanti avvenuti questa mattina dopo la nota polemica del Movimento 5 Stelle a commento del vertice notturno con Zingaretti e Orlando. Dopo le accuse lanciate da Di Maio, fondi dem – andando contro quanto spiegato ieri da Zingaretti che non voleva “veline” o “fonti qualificate” nella gestione della crisi di Governo – hanno risposto con alte dichiarazioni al veleno: «L‘accordo di governo rischia di saltare per le ambizioni personale di Luigi Di Maio. Il leader M5s vuole fare il ministro dell’Interno e il vicepremier. Su questo non sente ragioni e va avanti a colpi di ultimatum». Boom, è polemica fortissima con il vertice delle 11 che salta ufficialmente e con le consultazioni che si avvicinano con un governo che al momento ancora non c’è: «Di Maio non ha mai chiesto il Viminale per il M5s. Prima per noi vengono i temi», è la replica fatta avere dal direttivo del M5s, con ogni probabilità tramite il portavoce Rocco Casalino. Si susseguono allora diverse dichiarazioni dei membri dem – che intanto hanno fatto sapere di avere rinviato la Direzione Nazionale del Pd a domani mattina ore 10 (era prevista per oggi pomeriggio alle 18, ndr) – con Bonifazi (renziano) e il Capogruppo Marcucci che parlano di accordo saltato: «Sono uno serio e responsabile. Credo al governo istituzionale. E mi va bene anche Conte. Ma se devo accettare Di Maio al Viminale, per me si può andare a votare subito» scrive il renzianissimo Bonifazi, mentre Marcucci ammette «Facciamo tutti un passo indietro. Di Maio non si assuma una responsabilità così pesante. Le sue ambizioni personali rischiano di far saltare un accordo per dare al Paese un governo nuovo. Disinnescare le clausole dell’Iva vale molto di più che salvare un incarico ministeriale». La vice di Zingaretti, Paola De Micheli, va ancora oltre e scrive su Twitter «Sono tre giorni che il Pd parla di proposte: salari, ambiente, sviluppo e imprese, infrastrutture, scuola e cultura. E il M5s risponde soltanto per ultimatum». L’insomma, l’accordo traballa e le trattative sono sempre più in salita con l’ipotesi del voto che inevitabilmente torna a “minacciare” Pd e Movimento 5 Stelle all’orizzonte.

TRABALLA L’ACCORDO PD-M5S

Iniziano oggi le consultazioni al Colle dal Presidente Sergio Mattarella con le cariche istituzionali e i gruppi misti, mentre il clou sarà nella giornata di domani con tutti i partiti attesi dal mattino fino alla sera alle 19 (gli ultimi saranno i M5s) che porteranno fino alle considerazioni finali del Capo dello Stato su questa infinita e anomala crisi di Governo. Intanto il borsino dell’accordo di Governo tra Pd e M5s mentre ieri sera si poteva con facilità ritenere verso semaforo verde, di colpo è crollato con le difficoltà forse emerse nel vertice di 4 ore a Palazzo Chigi tra Di Maio, Conte, Zingaretti e Orlando. La trattativa non decolla e questa mattina è stato annullato il vertice delle 11 tra dem e grillini proprio per le difficoltà emerse nell’incontro notturno: il nodo, lo hanno evidenziato gli stessi M5s in una lunga nota polemica, resta la Premiership con il Partito Democratico che non vorrebbe cedere al Conte Bis per dare un segnale di discontinuità ai propri elettori e ai propri stessi parlamentari. La nota voluta da Di Maio è durissima e non prevede, almeno nel giro di poche ore, una soluzione rapida e semplice alla crisi come invece vorrebbe il Capo dello Stato ancora indeciso se sciogliere le Camere e andare al voto oppure affidare nuovo Governo alla maggioranza Pd-M5s.

CONSULTAZIONI MATTARELLA, MA LA CRISI DI GOVERNO RESTA

«Non c’è tempo da perdere. Noi stiamo lavorando intensamente per dare risposte immediate ai cittadini», inizia la lunga nota con la quale si è raffreddata di fatto la trattativa sull’accordo di Governo Pd-M5s; «Nel Pd hanno le idee confuse», continua lo scritto del Movimento 5 Stelle, che poi affonda «predicano discontinuità ma ci parlano solo di incarichi e ministeri, non si è parlato né di temi né di legge di bilancio. Così non va proprio bene». Per Di Maio le 4 ore di vertice non hanno portato a nulla e dunque o si cambia atteggiamento secondo il M5s oppure l’accordo rischia di saltare: «rivedremo il Pd quando nei loro organi di partito avranno dato l’ok all’incarico di Conte. Nessun altro incontro fino a quando non avranno chiarito la loro posizione su Giuseppe Conte. Se si vuole il voto lo si dica apertamente. Il M5s è la prima forza politica in Parlamento, lo ricordiamo a tutti». Nel frattempo il Premier Conte è arrivato a Palazzo Chigi dove a breve avrebbe dovuto incontrare Zingaretti e il suo vice Di Maio, ma appunto la nota del M5s rischia di aver raffreddato tutto: ad un giorno dalle consultazioni al Colle non è certo la miglior notizia che Mattarella voleva sentirsi dire. Paragone ha già annunciato che non voterà in Senato la fiducia ad un governo col Pd, mentre di contro Calenda ha scritto su Twitter «E’ martedì. Iniziano le consultazioni e noi stiamo prendendo da giorni schiaffi da Di Maio e soci. C’è un democratico rimasto che si ribella ai diktat su Conte e a un negoziato che non ha toccato un tema vero (Ilva, Alitalia, Tap, Tav, RDC, Quota 100..)? Basta». Situazione thrilling e in tutto questo partono le consultazioni da Mattarella alle ore 16 con Fico, Casellati e i due gruppi misti. Domani attesi nell’ordine LeU, Fratelli d’Italia al mattina, Pd, Forza Italia, Lega e M5s nel pomeriggio (qui il calendario nel dettaglio delle consultazioni): l’alternativa è sempre la stessa, o Governo Pd-M5s oppure ritorno anticipato alle urne.

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