Conte caduto su Recovery Plan “segreto”/ “Mattarella e Ue basiti per errori e buchi”

- Silvana Palazzo

Giuseppe Conte caduto sul Recovery Plan tenuto “segreto”. Il retroscena di Domani: “Sergio Mattarella, Ue e Angela Merkel basiti per errori, ritardi e buchi del piano italiano”

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte a Palazzo Chigi (LaPresse)

Cosa c’è dietro la caduta di Giuseppe Conte? La crisi di governo è stata aperta da Matteo Renzi senza che sia stata fatta davvero chiarezza sulle cause. Secondo il quotidiano Domani, sarebbe stato fatale soprattutto il fallimento del piano di ricostruzione (Recovery Plan) e come è stata gestita l’intera questione dal premier. Per cinque mesi, infatti, avrebbe tenuto segreti contenuti e progetti, arrivando a irritare diverse strutture ministeriali, il Quirinale e pure l’Unione Europea. «Uomini dell’entourage di Sergio Mattarella, la commissione europea di Ursula von der Leyen e le cancellerie di Berlino e Parigi hanno spinto per la sostituzione di Conte subito dopo la lettura della prima bozza», affermano alcuni tecnici. Il timore che il Governo sprecasse l’occasione del Recovery Fund ha messo in moto la macchina che ha portato alle dimissioni di Conte. C’è un “vizio capitale”.

L’avvocato del popolo voleva gestire tutto da solo con i suoi fedelissimi. Tra questi c’è Riccardo Cristadoro, il capo della squadra che ha provato a scrivere il Recovery Plan. Conte lo ha prima inserito nella task force di Vittorio Colao, poi gli ha affidato la stesura del piano.

IL FALLIMENTO DI CONTE SUL RECOVERY PLAN

Dalla ricostruzione del quotidiano Domani emerge che Giuseppe Conte aveva idee confuse su progetti e investimenti, chiare invece sul modus operandi. «Prima esautora il parlamento da ogni decisione sul Recovery, poi fa fuori dalla cabina di regia pure i partiti della maggioranza», scrive Emiliano Fittipaldi. Ma il premier avrebbe chiesto a Riccardo Crisatdoro massima segretezza nella stesura della bozza del più importante documento della storia recente della Repubblica italiana. Gli vennero affiancati Fabrizio Lucentini e Federico Giammusso, il primo è capo di gabinetto di Enzo Amendola, l’altro capo della segreteria tecnica di Roberto Gualtieri. I tre si misero al lavoro in estate, incontrandosi a Palazzo Chigi. Peccato che i progetti più dettagliati siano quelli rimasti da anni nei cassetti dei ministeri e quelli nuovi siano fumosi e aleatori. Ma sono soprattutto progetti che non offrono garanzie sul fatto che possano generare effetti moltiplicativi sulla crescita e sul Pil, col rischio di un maggiore indebitamento per sfondi sfruttati male.

“RECOVERY PLAN? MATTARELLA, UE E MERKEL BASITI”

Dal 5 dicembre è cominciata a circolare la prima bozza, su cui comincia a consumarsi lo scontro tra Italia Viva e il premier Giuseppe Conte. La “triade” contiana allora viene messa in panchina e il compito di rivedere il Recovery Plan affidato a Biagio Mazzotta, ragioniere generale dello Stato, Alessandro Rivera direttore generale del tesoro e Luigi Carbone, capo di gabinetto del Mef. Lavorando giorno e notte, secondo il quotidiano Domani, sono riusciti a rivedere oltre il 60% della bozza sulle pressioni anche di Conte, che sperava di riuscire a farlo approvare per salvarsi il posto. Il testo viene licenziato, ma saranno necessari altri interventi. «Il fatto è che Cristadoro e Conte hanno preferito lavorare in assoluta segretezza per troppo tempo», spiegano dal dipartimento del Tesoro, secondo cui Pd, M5s e Roberto Gualtieri hanno preferito mettere la testa sotto la sabbia. Tutta questa vicenda è stata oggetto di analisi da parte del Quirinale, degli esperti dell’Unione europea e di Angela Merkel, rimasti «basiti dalla lettura di un Recovery Plan pieno di buchi, inadeguato a rispondere al dramma economico, sanitario e sociale in cui sta affogando la penisola», scrive Fittipaldi.



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