CONTE CONTRO GIANNINI E GRUPPO GEDI/ “Avete sposato la causa, così sbagliate…”

- Dario D'Angelo

Giuseppe Conte in una lettera a La Stampa si scaglia contro i giornali pro-Draghi: l’affondo contro Massimo Giannini con una citazione di Talleyrand.

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Mario Draghi e Giuseppe Conte alla Cerimonia della Campanella a Palazzo Chigi (LaPresse, 2021)

E’ a dir poco piccata la replica di Giuseppe Conte all’editoriale di Pasqua del direttore de La Stampa, Massimo Giannini. La lettera che l’ex premier indirizza al quotidiano torinese – oltre a rivendicare la stretta di mano con il generale Haftar, interpretata come “unica condizione per ottenere il rilascio dei diciotto pescatori” – riserva più di una stoccata al giornalista e al gruppo GEDI, editore tra gli altri, oltre che de La Stampa, anche di “Repubblica” e “L’Espresso”.

Nella sua sortita, di fatto, Conte sembra accusare nemmeno poi così velatamente il gruppo editoriale di aver sposato l’avvento di Mario Draghi a Palazzo Chigi e nella politica italiana. Il leader in pectore del MoVimento 5 Stelle, a conclusione della sua missiva, scrive un passaggio a dir poco significativo: “Gentile Direttore, Lei e l’intero gruppo editoriale a cui il Suo giornale fa riferimento avete abbracciato convintamente una causa. Ora, non dico che debba fidarsi di me. Ma dia retta almeno a un raffinato stratega quale Talleyrand, che ai suoi collaboratori raccomandava sempre: «Surtout pas trop de zèle» («Soprattutto non troppo zelo»). Quando si eccede in fervore si rischia di servire male la causa“.

GIUSEPPE CONTE: STOCCATA AI GIORNALI “PRO-DRAGHI”?

Parole che trasudano una forte irritazione quelle che Giuseppe Conte ha affidato ad una lettera oggi pubblicata da La Stampa. Giunte peraltro in una data non come tutte le altre, quella del primo viaggio all’estero da presidente del Consiglio di Mario Draghi, proprio nella Libia oggetto principale della missiva di Conte. A Giannini, inoltre, Conte contesta di aver spacciato per vere due notizie false: una, appunto, inerente alle motivazioni del suo ultimo viaggio in Libia; l’altra riguardante i suoi rapporti con il principe ereditario emiratino Mohammed bin Zayed Al Nahyan.

A Giannini, che scrive: “I due incontri ad Abu Dhabi con Mohammed bin Zayed, tra il novembre 2018 e il marzo 2019, furono talmente inutili sul dossier libico che lo sceicco emiratino diede ordine ai suoi diplomatici di non organizzargli mai più altri colloqui con l’Avvocato del Popolo“, Conte replica che la “notizia è smentita dal fatto che dopo le date che Lei ricorda ho avuto ulteriori colloqui con lo sceicco Mohammed bin Zayed, che hanno confermato non solo l’eccellente rapporto personale instaurato, ma anche le ottime relazioni tra i nostri due Paesi“. Conte continua: “Mi permetta poi di sottolineare che la sua falsità suona davvero ingenua: in pratica ha tentato di convincere i Suoi lettori che lo sceicco emiratino avrebbe informato solo lei che non avrebbe più accettato colloqui con il sottoscritto, quando invece abbiamo sempre operato, anche a tutti i livelli della filiera diplomatica e di intelligence, nella reciproca consapevolezza che i nostri rapporti fossero molto buoni“. Lo stesso non può dirsi delle relazioni tra Conte e Giannini, e per estensione con il gruppo GEDI.

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