Conte e le telecamere cinesi a Palazzo Chigi/ L’azienda scelta era su lista nera Usa

- Silvana Palazzo

Giuseppe Conte e le telecamere cinesi installate a Palazzo Chigi: l’azienda scelta era già bandita in Usa dopo diversi scandali

Xi Jinping e Conte a Roma
Xi Jinping e Giuseppe Conte (LaPresse)

Gli “occhi” della Cina su Palazzo Chigi. Una controversa società cinese, infatti, ha ricevuto l’incarico di installare 19 telecamere, per la precisione termoscanner, nel palazzo del governo. Lo rivela Il Foglio, spiegando che è stato l’ex premier Giuseppe Conte a scegliere la Zhejiang Dahua Technology, una delle più grandi società di prodotti tech e di videosorveglianza. Era il 30 settembre 2020 quando la branca italiana della società con un comunicato stampa annunciava di aver avviato la videosorveglianza di Palazzo Chigi. Quei termoscanner rilevano la temperatura di ministri, funzionari, personale e visitatori, tutto in modo preciso, rapido e senza contatti, rilevando anche chi non indossa la mascherina e quindi subordinando l’accesso al rispetto delle soglie configurate. Distribuiti in tutti gli ingressi, offrono anche la funzione del riconoscimento facciale e la possibilità di registrare dei volti in liste “vip”.

Ma la Zhejiang Dahua Technology ha contratti con diverse istituzioni ed enti italiani: dai Musei vaticani al Festival del Cinema di Venezia, ad esempio. Così pure diversi supermercati e luoghi pubblici. Il problema è che questa società negli Stati Uniti è bandita, mentre in diversi paesi europei è sotto osservazione per diverse vicende.

GLI SCANDALI DELLA ZHEJIANG DAHUA TECHNOLOGY

Il caso è scoppiato nel 2017, quando una società di cybersecurity trovò una backdoor nelle telecamere della Zhejiang Dahua Technology. Questa backdoor mandava dati ad un ignoto indirizzo IP in Cina. Dunque, non solo le telecamere erano vulnerabili, ma veniva fatto un uso inquietante e ambiguo dei dati, come evidenziato da Il Foglio. Per questo l’anno dopo il governo Usa proibì l’uso delle telecamere cinesi nei palazzi di governo. Le indagini sull’azienda però sono continuate. Così nell’ottobre 2019 la Dauha è finita nella lista nera americana perché usata nella videosorveglianza dello Xinjiang e delle minoranze etniche nella regione. Ma ci sono stati altri scandali. Nello stesso periodo in cui le telecamere venivano installate a Palazzo Chigi, una società di cybersicurezza scopriva che nel software delle telecamere c’era un codice per riconoscere automaticamente gli uiguri (poi cancellato).

Da un’inchiesta pubblicata dal Los Angeles Times a inizio febbraio è poi emerso che tale software «rileva la razza degli individui ripresi dalla telecamera e avvisa la polizia quando identifica gli uiguri». Su questa vicenda è pronta a fare chiarezza la Lega, che l’8 aprile ha proposto un’interrogazione parlamentare di cui ora si aspetta la risposta scritta del governo, intanto l’ufficio stampa di Palazzo Chigi tace.

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