Conte indagato, 17 novembre interrogato a Trento/ Lockdown Covid e Dpcm: cosa rischia

- Niccolò Magnani

Premier Conte – indagato per Covid – sarà interrogato dalla gip di Trento: lockdown, Dpcm, piano pandemico, tutti i nodi. Il Presidente cosa rischia?

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Premier Giuseppe Conte in Parlamento (LaPresse, 2020)

Il prossimo 17 novembre il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sarà interrogato dal gip di Trento nell’ambito dell’indagine per Covid rilevata nelle scorse settimane: il Premier, come noto, risulta indagato a vario titolo assieme ai Ministri Luciana Lamorgese, Roberto Speranza, Roberto Gualtieri, Lorenzo Guerini, Luigi Di Maio, Alfonso Bonafede tutti per la gestione dell’emergenza Covid-19 fin dalle primissime fasi della pandemia. Come spiegato ieri dallo scoop de il Tempo e oggi confermato da tutti i media nazionali, sarà la giudice per le indagini preliminari Claudia Miori a dover ascoltare al Palazzo di Giustizia di Trento il Premier Conte in merito alle accuse di attentato alla Costituzione, articolo 283 del Codice Penale, abuso di ufficio, violenza privata e articolo 323: il giugno scorso è già stata chiesta l’archiviazione, ma sarà il gip a dover decidere se alla fine mandare a processo il Capo del Governo oppure confermare l’archiviazione per tutti i reati. Le indagini nascono dalle singole denunce di cittadini e associazioni legali contro in primis i Dpcm per gestire l’emergenza coronavirus, in secondo luogo sulla lunghezza del lockdown e lo stop alle attività commerciali e lavorative della maggioranza degli italiani.

COSA RISCHIA IL PREMIER CONTE

In questo senso, la Procura di Trento è stata la prima a raccogliere le varie denunce e per questo sarà anche la prima a sentire direttamente Conte in udienza per stabilire se vi siano dei minimi estremi per arrivare a processo: i cittadini denunzianti attaccano il Governo per la presunta violazione di libertà personali, libera circolazione, fruizione della libertà religiosa. Al momento però, da Trento a Roma, le tante indagini a carico dei Ministri e del Premier hanno minore possibilità di iter giudiziario rispetto a quello di Bergamo, dove la mancata chiusura di Alzano e Nembro – specie dopo la pubblicazione dei verbali Cts dove si legge l’invito al Governo di fare zona rossa nella Bergamasca, non ascoltato da Conte e Speranza – potrebbe portare ad una evoluzione giudiziaria più rilevante per i membri dell’esecutivo. Infine, altro tema di indagine che sarà vagliata è quella dell’assenza di un piano pandemico a tutto tondo: Luca Fusco, presidente del Comitato “Noi denunceremo” ha spiegato a Il Giornale «ci sarebbero stati 10mila morti in meno se ci fosse stato un piano pandemico adeguato». Indagano Trento ma soprattutto Bergamo e su questo si attendono risvolti importanti già nelle prossime settimane.

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