Financial Times vs Conte/ Spunta una fattura di consulenza da 15 mila euro

- Silvana Palazzo

Inchiesta Financial Times contro premier Conte: scalata Retelit, fondo investimento Vaticano e “conflitto d’interesse”. L’Espresso: fattura di 15 mila euro.

financial times conte
Financial Times su Giuseppe Conte
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Dopo l’inchiesta del Financial Times, spunta la fattura per la consulenza legale di Giuseppe Conte in merito alla tentata scalata del finanziere Mincione alla società Retelit. Come riporta L’Espresso, si tratta di una parcella di 15 mila euro (con 3.436 euro di spese generali): il saldo è stato inviato due giorni prima che il giurista diventasse il presidente del Consiglio del Governo M5s-Lega. «Saldo dei compensi per la redazione del parere sulla valutazione dell’assunzione, da parte di Libyan Post Telecommunications information Technology Company, del controllo su Retelit Spa all’esito dell’assemblea del 27 aprile 2018 e sulla eventuale violazione degli obblighi stabiliti in materia di golden power», questo l’oggetto della fattura. Ma c’è di più: Emiliano Fittipaldi rivela che il Vaticano non sta effettuando alcuna investigazione sull’incarico professionale. E, dettaglio da non sottovalutare, l’indirizzo della fattura è lo stesso di quello dello studio di Guido Alpa. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

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FINANCIAL TIMES VS CONTE, PREMIER: “NO CONFLITTO D’INTERESSE”

«Confido che questi chiarimenti forniti all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dal premier Giuseppe Conte su fondo cui avrebbe lavorato in qualità di avvocato, e finito nelle ultime ore al centro di un’inchiesta del Financial Times, consentano di dissipare qualsiasi dubbio sulla mia persona quanto a presunti conflitti di interesse o a legami con il fondo di investimento indagato in Vaticano», recita così l’ultima nota di Palazzo Chigi che prova ad aggiungere elementi in merito a quanto già affermato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito all’indagine lanciata dal quotidiano inglese. È poi lo stesso Premier ad aggiungere sul presunto scandalo sollevato dal Financial Times, «è stata affrontata anche dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, istituzionalmente deputata, nel nostro ordinamento, a vigilare anche sulle ipotesi di conflitto di interesse». Conte spiega di aver fornito all’autorità tutte le informazioni richieste, «unitamente ai necessari riscontri documentali, dimostrando in particolar modo la mia astensione (formale e sostanziale) a qualsiasi decisione relativa a Retelit, e ribadendo di non aver mai conosciuto o avuto contatti con i vertici societari di Fiber 4.0 (e specificamente con il sig. Mincione)». In ultima analisi, il Presidente del Consiglio cita la lettera del 24 gennaio scorso del Segretario Generale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dove comunicava «alla luce dei riscontri da me offerti, ‘l’Autorità, nella sua adunanza del 23 gennaio 2019, ha ritenuto di non avviare alcun procedimento ai sensi della legge 20 luglio 2004, n. 215, non ritenendo sussistenti i presupposti per l’applicazione della legge», conclude Conte rispondendo alle critiche politiche e giornalistiche lanciate dall’inchiesta del FT. (agg. di Niccolò Magnani)

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MELONI VS CONTE “IO MI SAREI DIMESSA”

Prosegue il dibattito social sull’inchiesta del Financial Times sul premier Giuseppe Conte. Il giurista si è detto «tranquillissimo», ma i partiti di opposizione chiedono spiegazioni circa l’indagine del quotidiano statunitense. Matteo Salvini in prima linea a chiedere che riferisca in Parlamento sulle supposizione della testata Usa, Giorgia Meloni gli fa eco: «Se Conte ha tradito l’Italia, o ha fatto qualcosa che non sta nel suo ruolo, gliene chiederemo conto». Questo, invece, il parere del leghista Danilo Oscar Lancini: «Vedremo. Faccio solo notare che per qualcuno c’è un killeraggio politico sistematico (vedi Report), per altri la notizia esce dopo le elezioni…». Dopo la nota di Palazzo Chigi, nessun commento da parte del Movimento 5 Stelle, così come da parte del Partito Democratico. Attese novità a stretto giro di posta… (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

FINANCIAL TIMES, INCHIESTA SU CONTE: SALVINI “RIFERISCA IN PARLAMENTO”

«Conte dovrebbe riferire in Parlamento, anche senza che la Lega glielo chieda. Se un giornale autorevole come il Financial Time ipotizza dubbi, ombre o conflitti di interesse, mi aspetto che il presidente del Consiglio corra a riferire in Parlamento. Se non ritenesse di farlo lui, da oggi stesso glielo chiederemo noi», spiega Matteo Salvini intervenendo dall’Umbria dopo il successo elettorale delle Regionali 2019. Il Financial Times non fa smentite né contrordini dopo l’inchiesta pubblicata sui rapporti tra Vaticano, Segreteria di Stato, Fiber 4.0, Mincione e lo stesso Premier Giuseppe Conte. Il leader della Lega non ammette sconti all’ex alleato oggi primo vero nemico politico, «Se quello che scrive il Financial Times fosse solo parzialmente vero, in qualsiasi Paese ci sarebbero le dimissioni tre minuti dopo». Secondo Gianluca Ferrari, direttore della Shareholder Value (il fondo che si era opposto a Mincione nella scalata a Retelit, ndr) «hanno tentato di invalidare il voto degli azionisti attraverso un escamotage tecnico legale che richiede l’approvazione del governo e hanno assunto un avvocato che ha rilasciato un parere legale guarda caso pochi giorni prima di diventare primo ministro. Questo tipo di conflitto di interessi – conclude il manager al Financial Times attaccando il Premier italiano – ha rischiato di minare la fiducia degli investitori internazionali nell’Italia». (agg. di Niccolò Magnani)

GOVERNO “CONTE? SOLO UN PARERE LEGALE”

E’ lunga e articolata la nota emessa da Palazzo Chigi in merito alle accuse del Financial Times nei confronti del presidente del consiglio, Giuseppe Conte. In base a quanto specificato, i fatti a cui si riferisce il noto quotidiano d’oltre oceano risalirebbero ad un periodo precedente l’incarico di premier dello stesso Conte: “Nei primi giorni del maggio 2018 – specifica la nota – l’allora avvocato Conte ha ricevuto dalla società Fiber 4.0 l’incarico di scrivere un parere pro veritate circa il possibile esercizio, da parte del governo, dei poteri di golden power nei confronti della società Retelit. In quel momento, ovviamente, nessuno poteva immaginare che, poche settimane dopo, un governo presieduto dallo stesso Conte sarebbe stato chiamato a pronunciarsi proprio sulla specifica questione oggetto del parere”. La nota sottolinea inoltre come per evitare qualsiasi conflitto di interesse, il presidente Conte si sia astenuto da ogni decisione in merito all’esercizio della Golden Power, non prendendo parte al Cdm del 7 giugno 2018, “astenendosi formalmente e sostanzialmente da qualunque valutazione. Si fa presente che in quell’occasione il presidente Conte era impegnato in Canada per il G7. Pertanto non esiste nessun conflitto di interesse, rischio questo che peraltro era già stato paventato all’epoca da alcuni quotidiani”. Per Palazzo Chigi si tratta semplicemente di un parere legale e nulla più. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

PALAZZO CHIGI FA CHIAREZZA SULLE ACCUSE DEL FINANCIAL TIMES VERSO CONTE

Quella resa nota dal Financial Times rischia di diventare una vera e propria bomba ad orologeria. Secondo l’edizione online del quotidiano britannico, Giuseppe Conte, prima di diventare presidente del Consiglio, sarebbe stato assunto per lavorare ad un accordo da un gruppo di investitori legato “a un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano al centro di un’indagine sulla corruzione finanziaria”. Dopo quanto sostenuto dall’articolo che ha fatto inevitabilmente il giro del mondo, è giunta puntuale la replica – con tanto di smentita – da parte di Palazzo Chigi: “Conte ha reso solo un parere legale e non era a conoscenza e non era tenuto a conoscere il fatto che alcuni investitori facessero riferimento ad un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano e oggi al centro di un’indagine”. In merito ai fatti riferiti dal Financial Times, Palazzo Chigi avanza la necessaria precisazione ribadendo la tranquillità del presidente del Consiglio. A commentare la notizia anche il leader della Lega, Salvini, che ha asserito: “Domani il primo giornale che leggerà il presidente del Consiglio sarà il Corriere dell’Umbria, ma il secondo sarà il Financial Times… Qualcuno a Palazzo Chigi, dovessero essere confermati questi dati, dovrebbe sentirsi abusivo”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

BOMBA DEL FINANCIAL TIMES SU CONTE?

Giuseppe Conte sarebbe collegato ad un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano che è al centro di un’indagine per corruzione. Il premier avrebbe prestato una consulenza legale a tale fondo solo poche settimane prima di ricevere l’incarico di premier. A rivelarlo è il Financial Times, che avrebbe visionato dei documenti da cui emergerebbe proprio questo collegamento. E ciò «probabilmente farà scattare le indagini del Segretario di Stato del Vaticano, che è oggetto di un’indagine interna su transazioni finanziarie sospette». Nell’articolo che rischia di sollevare una bufera sul governo M5s-Pd si legge che a maggio 2018 Conte è stato assunto «per fornire un parere legale a favore di Fiber 4.0, un gruppo di azionisti coinvolto in una lotta per il controllo di Retelit, una società italiana di telecomunicazioni». L’investitore principale in Fiber 4.0 è stato Athena Global Opportunities Fund, finanziato interamente per 200 milioni di dollari dal Segretariato Vaticano e gestito e di proprietà del finanziere italiano Raffaele Mincione.

FINANCIAL TIMES “CONTE LEGATO A FONDO INDAGATO IN VATICANO”

Secondo il quotidiano britannico questi legami con Conte solleverebbero ulteriori dubbi sulle attività finanziarie della Segreteria di Stato del Vaticano e della burocrazia della Santa Sede, oltre che sul conflitto di interesse che potrebbe esistere tra Conte e i suoi ex clienti. Il Financial Times spiega che quando Giuseppe Conte è stato ingaggiato per la consulenza legale, Athena Global Opportunities Fund «era impegnata in una battaglia per il controllo della compagnia di telecomunicazioni italiana Retelit». Il fondo non ne ottenne il controllo perché gli azionisti preferirono due investitori stranieri a Mincione: si tratta della tedesca Shareholder Value Management e la compagnia di telecomunicazioni libica. E Giuseppe Conte nel suo parere legale del 14 maggio, che il foglio della City ha visionato, scrisse che il voto degli azionisti «poteva essere annullato se Retelit fosse stata collocata sotto le regole del golden power, che permettono al governo italiano di stoppare il controllo straniero di compagnie considerati strategiche a a livello nazionale». Conte, come premier, a giugno, applicò proprio la regola del golden power su questo tema. E Salvini, a margine della conferenza stampa post elezioni in Umbria: «Se il Financial Times l’ha tirato fuori, ci saranno degli elementi e qualcuno indagherà».

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