Conte “verbale Cts Alzano? Mai visto”/ Ma al Fatto si smentì da solo: ombre su Fase 1

- Silvana Palazzo

Conte, mistero su verbale Cts su Alzano e Nembro: “Mai visto”, ha detto ai magistrati. Ma si smentisce da solo: in un’intervista ricostruì i passaggi della sua decisione. Tutte le ombre…

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte a Palazzo Chigi (LaPresse)

«Questo governo non lavora col favore delle tenebre, guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza». Era il 10 aprile, l’Italia era nel pieno dell’emergenza coronavirus e il premier Giuseppe Conte parlava così in conferenza stampa. Eppure, sono molti gli aspetti “tenebrosi” della gestione dell’emergenza che stanno emergendo nelle ultime ore e che meriterebbero chiarezza. Verbali secretati ora disponibili e nuovi risvolti che gettano delle ombre sulla gestione del governo. Il Comitato tecnico scientifico aveva suggerito, ad esempio, al presidente del Consiglio misure differenti per le regioni a seconda dell’andamento dell’epidemia, mentre Conte ha optato alla fine per il lockdown. Gli esperti gli avevano anche suggerito di chiudere Nembro e Alzano Lombardo, invece il premier ha preferito aspettare per arrivare poi alla decisione della chiusura generalizzata. Da quel verbale della riunione del Cts del 3 marzo, non pubblicato ma anticipato dall’Eco di Bergamo, emerge che la Regione Lombardia non ha mai chiesto l’istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro. «Il Comitato propone di adottare le opportune misure restrittive già adottate nei Comuni della zona rossa al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue». Il verbale viene trasmesso a Palazzo Chigi, ma quel che succede qui è un mistero.

CONTE, LE “TENEBRE” DIETRO GESTIONE EMERGENZA COVID

Il premier Giuseppe Conte ai magistrati di Bergamo, che il 12 giugno lo hanno interrogato a Roma come testimone nell’inchiesta per accertare se l’epidemia che ha sconvolto la Bergamasca sia stata colposa, se eventuali omissioni e ritardi hanno favorito il contagio e fatto salire il numero delle vittime, ha spiegato di non aver mai preso visione di quel verbale del Comitato tecnico scientifico. «Quel documento non mi è mai arrivato», ha dichiarato Conte, come riportato dal Corriere della Sera. Al Fatto Quotidiano però Conte dichiarò: «La sera del 3 marzo il Comitato tecnico scientifico propone per la prima volta la possibilità di una nuova zona rossa per i comuni di Alzano Lombardo e Nembro. Ormai vi erano chiari segnali di un contagio diffuso in vari altri comuni lombardi, anche a Bergamo, a Cremona, a Brescia. Una situazione ben diversa da quella che ci aveva portato a cinturare i comuni della Bassa Lodigiana e Vo’ Euganeo. Chiedo così agli esperti di formulare un parere più articolato: mi arriva la sera del 5 marzo e conferma l’opportunità di una cintura rossa per Alzano e Nembro. Il 6 marzo, con la Protezione civile, decidiamo di imporre la zona rossa a tutta la Lombardia. Il 7 marzo arriva il decreto».

Questa è una delle tante cose che non torna della vicenda della desecretazione dei verbali. In primis, ci si chiede come mai non siano stati desecretati tutti. Eppure, lo stesso Conte parlava di trasparenza nei confronti degli italiani. Secondo quanto riportato da Corrado Ocone sul sito di Nicola Porro, la situazione si è sbloccata grazie all’intervento del Copasir e dopo che forse il governo si è consultato con i suoi avvocati. Ma il fatto che i documenti siano stati mandati alla Fondazione Einaudi che li aveva richiesti anziché al Copasir potrebbe essere visto come uno sgarbo istituzionale. Ocone si chiede allora se abbia pesato la figura del professor Guido Alpa, mentore del premier, «da qualche mese esponente di spicco del comitato scientifico della Fondazione Einaudi».

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