Contratti dipendenti pubblici a rischio/ Con la crisi di governo aumenti minimi

- Paola Stigliano

La crisi di governo minaccia le “promesse” contrattuali rivolte ai dipendenti pubblici: gli aumenti salariali di cui si è parlato, potrebbero essere rimandati o il progetto congelato.

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La crisi di governo minaccia le prospettive contrattuali dei dipendenti pubblici, che erano state descritte con la scorsa legge di Bilancio. L’ufficializzazione dell’accordo 2019-2021 sarebbe dovuta avvenire entro la fine del 2019. La situazione politica attuale, come spiega anche il segretario confederale della Uil Antonio Foccillo, mette a rischio i progetti che riguardano i 3,1 milioni di dipendenti pubblici in attesa degli aumenti salariali che erano stati messi sul piatto. Il governo Conte, infatti, aveva predisposto uno stanziamento di 1,1 miliardi nel 2019, destinati a diventare 1,4 miliardi nel 2020. Entro la fine del 2019, quindi, il governo avrebbe dovuto formalizzare il progetto, firmando il contratto definitivo. Con la crisi di governo, nel caso in la manovra prevista dalla legge di Bilancio dovesse saltare, si tratta di un’azione che potrebbe essere rinviata oppure il progetto potrebbe essere congelato e non andare in porto, almeno per il momento.

Crisi di governo: l’impatto del progetto

Rispetto al 2016-2018, la manovra di Bilancio risulta essere meno impattante sui salari dei dipendenti pubblici. Dopo dieci anni di stallo sui contratti, infatti, Gentioloni aveva garantito un aumento salariale del 3,48%, che si traduce con circa 85 euro in più in busta paga. Il governo Conte, invece, ha predisposto un incremento dell’1,95%, vale a dire un aumento salariale di circa 40-50 euro. Parlando di cifre, nel Def, la spesa per i redditi da lavoro che interessa i dipendenti pubblici è stimata in 172.594 milioni per l’anno in corso, in 174.018 milioni per il 2020, in 173.751 milioni per il 2021 e in 174.859 milioni per il 2022. Tra gli elementi che rischiano di saltare a causa della crisi di governo, vi è l’elemento perequativo: il bonus da circa 20 euro al mese è prerogativa dei dipendenti pubblici, la cui retribuzione è inferiore alla soglia stabilita. Sarebbe scaduto il 31 dicembre 2018 ma, con la scorsa manovra di Bilancio, il governo ha deciso di mantenerlo fino al nuovo contratto. In questa situazione, non si conosce quindi il futuro di tale bonus.

A rischio i contratti dei dipendenti pubblici: salari più bassi d’Europa

Vista la crisi di governo, la Uil mostra le sue preoccupazioni in merito alla manovra che riguarda i contratti dei dipendenti pubblici: “siamo preoccupati perché oltre a essere passato quasi un anno dall’inizio della nuova tornata contrattuale, senza che sia stata avviata alcuna trattativa, con questa situazione politica, si paventa sempre più l’incognita risorse nella prossima legge di bilancio”. Oltre a questo, il segretario confederale della Uil ha spiegato che “per poter arrivare ai nuovi contratti servono risorse aggiuntive” e ha ricordato un altro problema: “oltre ai rinnovi c’è anche un problema di salari bassi, i più bassi non solo d’Europa ma del mondo occidentale, e questo tema si può risolvere con la detassazione, una richiesta che il sindacato ha fatto a questo governo”.

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