Contributo a fondo perduto/ Anche per l’imprenditore che cede l’azienda, i dettagli

- Danilo Aurilio

Via libera al contributo a fondo perduto anche per gli imprenditori che decidono di cedere l’attività e diventare libero professionista con partita IVA. Ecco i dettagli

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(LaPresse)

Il contributo a fondo perduto realizzato dal Decreto Sostegno bis adesso è accessibile anche per quella tipologia di imprenditori che decide di diventare un lavoratore autonomo rimanendo con partita IVA anche dopo un’operazione di cessione parziale dell’azienda.

Le somme relative all’impresa che è stata lasciata non vanno considerate nel calcolo del fatturato. Questo viene svolto per verificare se si ha diritto ai bonus. Tutti i chiarimenti vengono forniti dall’Agenzia delle Entrate grazie alla riposta all’interpello numero 419 del 5 agosto 2022.

Contributo a fondo perduto: tutto quello che c’è da sapere

Adesso facciamo un esempio pratico del contributo a fondo perduto. Prendiamo in considerazione un protagonista che da titolare di un’impresa, ha deciso di fare una cessione di ramo dell’azienda e ha quindi deciso di operare come libero professionista.

Prima della cessione, è stata effettuata una comunicazione alla camera di commercio per una sospensione delle attività per un periodo di tempo, senza cancellare la partita IVA successivamente a questo, ha effettuato la rimozione dal registro delle imprese.

Dopo questo, all’Agenzia delle Entrate ci si rivolge per far sì che essi chiariscano due aspetti per il contributo a fondo perduto:

  • Le modalità di calcolo della differenza di quello che si guadagna mensilmente per verificare se si può avere accesso ai benefici e gli importi incassati per la perdita del ramo d’azienda;
  • La possibilità di accedere ai benifici nonostante si passi da un titolare di azienda a libero professionista.

Dopo la risposta all’interpello numero 419 del 5 agosto 2022, si ha il via libera alle istruzioni per il calcolo e al godimento al bonus a fondo perduto. Infatti l’Agenzia delle Entrate sottolinea che il contributo è un beneficio per tutti coloro che hanno subito maggiormente la crisi del Covid e nello specifico:

tutti i soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione o che producono reddito agrario, titolari di partita IVA residenti o stabiliti nel territorio dello Stato”.

Infatti l’Agenzia delle Entrate evidenzia:

Tenendo conto della finalità del contributo qui in esame e considerando che tra i soggetti fruitori vi siano sia i soggetti che svolgono attività d’impresa sia i lavoratori autonomi, si ritiene che il passaggio dall’attività di impresa a quella professionale non determini alcun effetto sulle modalità di fruizione del contributo”.

Per quanto riguarda i calcoli per vedere se si può usufruire il bonus, è necessario che il totale medio del fatturato mensile dal periodo 1 aprile 2020-31 marzo 2021 sia inferiore (almeno) del 30% rispetto al periodo 1 aprile 2019-31 marzo 2020.

La cessione del ramo d’azienda che è stata fatta a maggio 2020. L’imprenditore, adesso che è un libero professionista, deve eliminare tutte le somme che fanno riferimento all’azienda mollata per verificare tutti i requisiti che sono richiesti. Infatti l’Agenzia delle Entrate chiarisce:

L’istante deve determinare la riduzione del fatturato rispetto ai 12 mesi precedenti, prescindendo dalla circostanza che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi sia riconducibile ad attività d’impresa ovvero ad attività di lavoro autonomo, senza tener conto di quanto realizzato dall’azienda oggetto di cessione nel periodo d’imposta 2020.”







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