CORAL, cos’è il nuovo vaccino Covid “eterologo”/ 1ª dose a vettore virale, 2ª a mRna

- Alessandro Nidi

La californiana “Gritstone” lavora alla produzione di CORAL, nuovo vaccino anti-Covid basato sulla somministrazione di due dosi: una a vettore virale e una a mRna

origine covid
Laboratorio (LaPresse)

In questi giorni si fa un gran parlare del mix di dosi vaccinali per chi ha ricevuto la prima dose del siero AstraZeneca e, a tal proposito, dagli Stati Uniti d’America giunge una novità che presto potrebbe stravolgere l’intero scenario pandemico mondiale, con la produzione e la successiva messa in commercio del nuovo vaccino anti-Covid CORAL, in grado di fornire una protezione su entrambi i fronti coperti singolarmente dalle vaccinazioni con AstraZeneca e Johnson&Johnson da una parte e con Pfizer e Moderna dall’altra.

Infatti, sin dal periodo compreso tra dicembre 2020 e gennaio 2021, l’azienda farmaceutica “Gritstone”, avente sede a Emeryville, in California (contea di Alameda, non distante da San Francisco), ha avviato alcuni trial sperimentali sul vaccino CORAL, definito “di seconda generazione”, in quanto si pone un obiettivo decisamente ambizioso, come spiega sulle sue colonne “Il Corriere della Sera”: quello di prevenire e/o inibire quasi tutte le varianti del genoma virale. Un’operazione resa possibile dalla sua formula, che prevede l’inoculazione di una prima dose a vettore virale e di una seconda dose a Rna messaggero.

CORAL, NUOVO VACCINO ANTI-COVID BASATO SUL MIX DI DOSI

Il nuovo vaccino anti-Covid CORAL, stando a quanto dichiarato dai portavoce dell’azienda “Gritstone”, sarebbero più performanti rispetto a quelli attualmente in circolazione, in quanto questi ultimi sono volti in particolare a evitare l’ingresso del virus nella cellula, ma non a combatterlo anche a ingresso già avvenuto. Per riuscire in questo attacco multiplo, scrive “Il Corriere della Sera”, il CORAL verrebbe quindi somministrato in due tranche: la prima avente come vettore un virus inibito del raffreddore (adenovirus dello scimpanzé, come nei vaccini AstraZeneca, Johnson & Johnson e Sputnik V) e la seconda con tecnologia mRNA, come quelli di Pfizer e Moderna. Non sono state ancora chiarite le tempistiche e le metodologie di inoculazione, ma nei prossimi mesi, qualora gli studi avessero successo, potremmo decisamente venire a conoscenza di maggiori dettagli. La differenza, si legge sul quotidiano, “consiste nella moltiplicazione di bersagli antigenici e neoantigenici e in una risposta più massiva sia in anticorpi neutralizzanti sia, soprattutto, in linfociti T CD4 e CD8, implicati in una memoria più estesa”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA