“Cordone ombelicale per guarire dal Covid”/ Cura con cellule staminali mesenchimali

- Silvana Palazzo

Si può usare il cordone ombelicale per guarire dal Covid: la scoperta negli Stati Uniti. Da uno si realizzano dosi per 10mila pazienti: la cura con le cellule staminali mesenchimali

cura con anticorpi monoclonali
Ricerche su Coronavirus (LaPresse)

Usare il cordone ombelicale contro il Covid, perché le cellule staminali mesenchimali contenute potrebbero guarire dalla malattia causata da Sars-CoV-2. La notizia arriva dagli Stati Uniti, dove è stato condotto uno studio, nello specifico dal Diabetes Research Institute (Dri) e del Cell Transplant Center dell’Università di Miami Miller School of Medicine. Il gruppo di scienziati, con a capo un ricercatore italiano, il dottor Camillo Ricordi, hanno spiegato che il trattamento sperimentale ha avuto successo nel trattamento dei casi gravi di Covid. In particolare, ha dimostrato di ridurre in modo sicuro il rischio di morte ed ha accelerato i tempi di recupero per alcuni dei pazienti più malati. Come funziona? Si usano le cellule staminali derivate dal cordone ombelicale di un neonato sano. «Generalmente gettiamo via la placenta che viene scartata dopo la nascita ma stiamo usando cellule che vengono estratte e si espandono da quel cordone ombelicale», ha dichiarato il direttore del Cell Transplant Center presso l’Università di Miami, come riportato da il Giornale. Da un singolo cordone ombelicale si possono realizzare dosi terapeutiche per oltre 10mila pazienti.

CORDONE OMBELICALE CONTRO COVID

Una scoperta rivoluzionaria che apre una nuova strada contro il coronavirus. Lo studio mostra che le cellule staminali mesenchimali modulano i processi immunitari e iperinfiammatori, promuovendo la riparazione dei tessuti, e secernono molecole antimicrobiche. Quindi, non sono “spengono” l’infiammazione, ma regolano le difese immunitarie e intervengono laddove si verificano le tempeste di citochine tipiche dell’infezione da Covid. Il tasso di sopravvivenza dei pazienti trattati con questa terapia era del 91%, inoltre si è notato un significativo miglioramento del tempo di ricovero e dimissione dall’ospedale, cioè meno di due settimane. Oltre l’80% delle persone trattate sono guarite in 30 giorni. La procedura non è neppure invasiva. «Le cellule iniettate nella flebo seguono naturalmente una procedura molto semplice che non richiede alcuna procedura invasiva. Puoi semplicemente dirigere la trasfusione al polmone», ha dichiarato il dottor Camillo Ricordi, come riportato da il Giornale. Se si tiene conto dei pazienti al di sotto degli 85 anni, tutti quelli trattati con le cellule staminali mesenchimali sono sopravvissuti.

COVID, CURA CON CELLULE STAMINALI MESENCHIMALI

Importante anche il fatto che questa terapia accelera la guarigione, abbassando la permanenza dei pazienti nelle unità di terapia intensiva. Come per i vaccini, anche in questo caso servono due dosi, infuse per via endovenosa a tre giorni di distanza. «Abbiamo analizzato i cambiamenti nella concentrazione di numerose molecole coinvolte nell’infiammazione, incluse molecole della cosiddetta “tempesta di citochine” che caratterizza il COVID-19 grave: il trattamento con queste cellule staminali mesenchimali inibisce in maniera evidente questa “tempesta”», ha dichiarato a il Giornale il professor Giacomo Lanzoni, anch’egli autore dello studio. Gli studi devono proseguire per confermare l’efficacia anche in altri pazienti e in altri centri. Per questo è stata fatta richiesta all’Fda di autorizzazione ad un trial multicentrico, randomizzato e controllato, con un numero maggiore di pazienti. Questo trial è stato infatti condotto su soli 24 pazienti. Cellule di questo tipo comunque possono essere anche ricavate da altri tessuti, come quello adiposo, il midollo osseo, la membrana amniotica ed altri tessuti della placenta. Infine, i costi legati a questa terapia sono accessibili, ma anche in Italia ci si starebbe muovendo in tal senso.

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