Coronavirus aumenta l’ansia/ Netto aumento nell’uso di ansiolitici e antidepressivi

- Claudio Franceschini

Il Coronavirus aumenta l’ansia: allarme lanciato da psichiatri e psicologi che sottolineano il netto aumento nelle prescrizioni di ansiolitici e antidepressivi per combattere lo stress.

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Il Coronavirus aumenta l'ansia (Foto LaPresse)

Nei giorni, settimane e mesi di Coronavirus sono aumentate in maniera importante le prescrizioni per farmaci contro l’ansia e pillole per dormire: lo dicono vari esperti del settore, dottori e medici che tra le altre cose sono preoccupati del fatto che questa “abitudine” possa portare ad una dipendenza a lungo termine. Uno dei problemi, come ha detto il professore di Psichiatria e Scienze Comportamentali Bruce J. Schwartz, risiede anche nel fatto che alcuni medici prescrivono questi farmaci con una soglia molto bassa; in più a spaventare sono ovviamente le percentuali di crescita nell’utilizzo di questi medicinali. Ad esempio Klonopin e Ativan, che sono due ansiolitici, sono stati venduti il 10,2% in più negli Stati Uniti, come indicato dalle statistiche IQVIA. Siamo al 9,2% invece per antidepressivi tra cui il Prozac, i dati non ci dicono nulla riguardo il dosaggio nelle prescrizioni ma comunque è chiaro che si tratti di una situazione seria.

Alcune aziende poi hanno verificato un incremento nell’uso di questi farmaci addirittura superiore: è il caso degli ansiolitici della Express Script (+34,1% solo tra metà febbraio e metà marzo) e degli antidepressivi e sonniferi della stessa compagnia, le cui vendite sono aumentate rispettivamente del 18,6% e 14,8%. Ancora, Ginger – fornisce servizi in video e chat alle aziende, basati sulla sanità mentale – ha scritto l’86% di prescrizioni in più per farmaci psicotropi, in particolare antidepressivi. Il punto, come afferma il professore di Psichiatria Charles B. Nemeroff, è che questi medicinali possono aiutare a dormire la notte combattendo ansia e panico derivanti dai problemi creati dal Coronavirus: ad esempio la perdita del lavoro o la difficoltà nel mettere il cibo sulla tavola per tutta la famiglia. L’Associazione Psichiatrica Americana sostiene che al 25 marzo un terzo della popolazione aveva subito un forte impatto sulla sua salute mentale a causa del Coronavirus.

IL CORONAVIRUS AUMENTA L’ANSIA

In particolare il problema aumenta quando si tratta di genitori con figli sotto i 18 anni: in questo caso, il 46% di loro ha un livello di stress correlato alla pandemia che è salito a 8, 9 o 10 su una scala dove 10 è il valore massimo (la fonte è l’Associazione Psicologica Americana). Qualora dovesse verificarsi un secondo lockdown, questi livelli potrebbero facilmente peggiorare. C’è poi un altro aspetto da considerare, ovvero il fatto che spesso e volentieri si tratta di persone che non hanno mai sofferto d’ansia e dunque, in un certo senso, non sono preparati alla cosa: fattore che ovviamente contribuisce a creare un senso di panico, come detto da Charles B. Nemeroff che dirige il dipartimento di Psichiatria alla Dell Medical School nell’Università del Texas.

Ora, il professor James Potash ha spiegato molto bene quale sia il problema nell’assumere questi farmaci: sono molto potenti e possono ridurre drasticamente il livello d’ansia in soli 30 minuti, consentono di migliorare la qualità del sonno ma in poco meno di due settimane i pazienti che ne fanno uso possono sviluppare un’assuefazione ai loro effetti, e ovviamente la conseguenza è aumentare la dose. Succede per esempio nel caso di medicinali come lo Xanax: come si diceva inizialmente, la dipendenza è dietro l’angolo e gli effetti collaterali si verificano in tremori e crisi in certi casi. Per gli anziani, farmaci di questo tipo possono essere particolarmente pericolosi, portando anche a problemi cognitivi. In certi casi, si può arrivare alla morte per overdose in particolar modo se si mischiano con alcol e oppioidi.

Invece di continuare a cercare le pillole per combattere l’ansia, ci sono altri rimedi che si possono utilizzare: fare esercizio, mangiare bene, evitare l’alcol ma anche avere la certezza di circondarsi di aiuti sociali per quanto possibile. Qualora sussistano problemi cronici di insonnia, gli esperti raccomandano innanzitutto di provare una terapia del comportamento cognitivo (si chiama CBT-I) che include restrizioni del sonno o la limitazione del periodo di tempo che la gente trascorre a letto quando non riesce a dormire, e ancora il controllo degli stimoli che significa riservare la camera da letto alle sole attività di sonno e sesso.

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