Coronavirus, chi è guarito è immune?/ Esperti divisi sulle possibili ricadute

- Mauro Mantegazza

Coronavirus, chi è guarito è immune? Gli esperti sono divisi sulle possibili ricadute, non si sa ancora se c’è il rischio di ammalarsi due volte

test sierologico lombardia
Immagine di repertorio (Lapresse)

Chi è guarito da Coronavirus ne è immune oppure anche chi ha già superato il Covid-19 può rischiare di ammalarsi di nuovo? Tra le domande più sentite in queste settimane c’è naturalmente anche quella circa l’immunità per chi è guarito una prima volta da Coronavirus. La malattia purtroppo è ancora troppo recente per sbilanciarsi su una previsione definitiva, al momento infatti i massimi studiosi internazionali del Covid-19 sono divisi circa la risposta da dare a questa domanda.

A fare delle ipotesi sulla questione sono stati diversi esperti interpellati dalla rivista New Scientist, in seguito alla diffusione di notizie riguardanti casi di pazienti in Giappone e in Cina risultati nuovamente positivi dopo essere stati dichiarati guariti dal Coronavirus.

Questa eventualità ha sollevato il dubbio che si possa effettivamente sviluppare l’immunità e che in assenza di un vaccino efficace potrebbero verificarsi cicli di infezione reiterati, il che sarebbe naturalmente una notevole complicazione, perché non potrebbe dirsi al sicuro nemmeno chi è già guarito una prima volta dalla nuova pandemia globale.

CORONAVIRUS, CHI È GUARITO È IMMUNE?

La questione è particolarmente delicata: basterebbe pensare a un medico guarito da Coronavirus, che se immune dai rischi di ricadute potrebbe agire con molta più libertà. “Esistono prove aneddotiche di reinfezioni, ma in realtà la scienza non ha ancora una risposta”, afferma Ira Longini all’Università della Florida, ipotizzando che i test effettuati avrebbero potuto essere falsi positivi, o comunque non completamente affidabili.

“Sarebbe una situazione comune ad altri test che riguardano virus respiratori”, aggiunge Jeffrey Shaman della Columbia University di New York. Al momento dunque è presto per sbilanciarsi sull’immunità dei pazienti guariti da Coronavirus, ma naturalmente questo è un filone d’indagine che gli scienziati di tutto il mondo stanno seguendo con il massimo interesse.

“I primi esperimenti su piccoli animali sembrano essere piuttosto rassicuranti. Un team dell’Accademia cinese delle scienze mediche di Pechino ha studiato gli effetti del virus su quattro esemplari di macachi mulatti, o macachi rhesus, che sono stati guariti dopo due settimane dall’inoculazione del virus”, prosegue Shaman.

I PRIMI TEST SUGLI ANIMALI

Non mancano dunque elementi che lasciano ben sperare circa la possibilità di essere immune dopo essere guarito da Coronavirus, ma regna ancora la cautela. “Esistono diverse tipologie di SARS, che possono infettare l’organismo più di una volta, ma non sappiamo ancora se ciò sia vero per il Covid-19″, spiega ancora l’esperto della Columbia University, specificando che quando gli scienziati cinesi hanno tentato di inoculare il virus una seconda volta, i macachi avevano sviluppato l’immunità.

“Potrebbe essere una scoperta molto incoraggiante, se fosse comprovata significherebbe che sarebbe possibile indurre l’immunità protettiva contro il virus“, commenta Alfredo Garzino-Demo della School of Medicine presso l’Università del Maryland, specificando che non si tratterebbe comunque di immunità a lungo termine.

Precisa infatti Peter Openshaw dell’Imperial College di Londra: “Esistono diverse tipologie di coronavirus, come quelli che provocano raffreddore o influenza, che solitamente inducono un’immunità relativamente breve nei pazienti, impedendo la contrazione della malattia nei soli tre mesi successivi alla prima manifestazione del virus”.

QUALE IMMUNITÀ PER I GUARITI?

La scienza dunque indaga: “Questo virus rappresenta una novità, e non sappiamo ancora per quanto tempo sarà efficace l’immunità generata dagli anticorpi. Sarà fondamentale condurre delle ricerche per avere informazioni più precise sulla risposta immunitaria dei pazienti”, prosegue Openshaw.

“Non è chiaro quale potrebbe essere la risposta anticorpale a lungo termine per il SARS-CoV-2, ma le normali infezioni da coronavirus sviluppano capacità poco durature”, specifica Erica Bickerton del Pirbright Institute, nel Regno Unito.

Alcuni specialisti si dichiarano invece più ottimisti: “Gli studi attuali sembrano pendere sempre più verso l’ipotesi che l’organismo possa sviluppare la capacità di elaborare una risposta immunologica all’infezione da SARS-CoV-2, ed esiste la possibilità che tale protezione possa coprire l’intero arco di vita dell’individuo”, dichiara Martin Hibberd della London School of Hygiene & Tropical Medicine. “Saranno necessarie ulteriori prove a favore di questa eventualità, ma è improbabile che i guariti possano contrarre nuovamente il SARS-CoV-2”, conclude Hibberd.

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