Coronavirus, chi salvare tra un 90enne e un bambino?/ Trauma per i medici “terribile”

- Emanuela Longo

Coronavirus ed i dilemmi etici: chi salvare tra un anziano e un bambino? Le teorie filosofiche potrebbero non bastare, per i medici sarà comunque un trauma

studio imperial college
In un reparto di terapia intensiva (LaPresse)
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Uno dei maggiori dilemmi che l’emergenza Coronavirus ha avanzato, è quello relativo al modo in cui gli ospedali decidono a quali pazienti Covid-19 dare priorità in mancanza di risorse. Vox ha cercato di spiegare cosa accade sul piano etico anche in vista di ciò che potrebbe presto accadere in America, interrogandosi sul modo in cui medici ed infermieri affrontano la prospettiva di dover scegliere a quali pazienti dare la priorità nel trattamento della malattia. Di fronte alla drammatica prospettiva di un collasso del sistema ospedaliero, le linee guida pubblicate per l’unità di terapia intensiva italiana hanno sottolineato la possibilità di dover stabilire un limite di età per l’accesso alle cure intensive. Una scelta drammatica che pone i medici di fronte ad un interrogativo terribile: chi scegliere di salvare tra un ultranovantenne con malattie pregresse e un bambino avendo a disposizione un solo ventilatore? Presto, probabilmente, anche l’America si troverà a dover rispondere a questo quesito. “Queste decisioni sono contrarie a tutto ciò che sostenevamo e sono incredibilmente dolorose”, ha twittato Meredith Case, un medico interno del Columbia / New York-Presbyterian Hospital, commentato lo stato di emergenza della struttura, ormai completamente occupata da pazienti Covid intubati. Le linee guida relative alla priorità di trattamento in caso di scarsità di risorse differiscono di stato in stato ma in generale si basano sulle probabilità di sopravvivenza del paziente sia a breve che a lungo termine. Il governo federale tuttavia non ha ancora rilasciato raccomandazioni ufficiali sulla pandemia in atto.

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CORONAVIRUS, COME SCEGLIERE CHI SALVARE? LE TEORIE

La questione ha fatto scendere in campo non solo i medici ma anche bioeticisti. Già dopo l’uragano Katrina, i professori dell’Università di Stanford avevano fornito un quadro per guidare il processo decisionale di medici in caso di scarsità di risorse ed in situazioni di pandemie e catastrofi naturali. In un articolo su The Lancet del 2009 erano stati indicati i principi morali di allocazione e il modo in cui avrebbero dovuto applicarli i medici. Altri studiosi avevano persino studiato dei modelli matematici per stabilirne le modalità. Ora però, in piena emergenza i principi etici rischiano di scontrarsi con la dura realtà. Indubbiamente la decisione su chi trattare dipende da un dilemma etico. Sull’argomento ci sono molti approcci di natura filosofica che potrebbero aiutare gli operatori sanitari nella scelta. David Magnus, direttore dello Stanford Center for Biomedical Ethics, ad esempio, ha basato la decisione si tre teorie: egualitarismo (cercando di trattare i pazienti nel medesimo modo), utilitarismo (massimizzando il beneficio totale sulla base degli anni di vita rimanenti) e prioritarismo (trattando prima le persone più malate). Tre teorie ciascuna delle quali però comporta dei problemi. Arrivare ad un compromesso nel pieno dell’emergenza potrebbe tuttavia rivelarsi psicologicamente traumatico per il medico.

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NUMEROSI DILEMMI ETICI

I dilemmi etici in casi come questi si moltiplicano portando medici e infermieri a domandarsi: cosa rende una vita più degna di essere salvata rispetto ad un’altra? E gli stessi dilemmi etici che l’emergenza Coronavirus pone, sono i medesimi che i filosofi hanno studiato per secoli. Il filosofo Peter Singer di Princeton a Vox ha spiegato: “C’è sempre una scarsità di risorse in medicina, ma situazioni come questa lo rendono particolarmente chiaro”. Singer ha asserito di prediligere l’approccio utilitaristico che tiene conto dell’aspettativa di vita e della capacità del paziente di aiutare gli altri. La decisione finale resta tuttavia sempre difficile e controversa. I disabili hanno espresso il timore di essere lasciati in fondo alla scala di priorità ma diverse associazioni in America sono scese in campo difendendo il diritto alla parità di accesso alle risorse mediche. Tra le altre teorie prese in esame anche quella di dare la priorità alla cura degli operatori sanitari ma diventa difficile anche stabilire cosa andrebbe a costituire un vantaggio per gli altri. Ciò su cui medici e filosofi concordano è che l’unica cosa a non essere rilevante nella loro decisione è la ricchezza dei pazienti, sebbene rappresenti una innegabile realtà in America. Dal momento che qui i numeri continuano a salire, i medici saranno presto chiamati a compiere delle scelte dolorose. Per questo l’auto quarantena ed il distanziamento sociale rappresentano oggi decisioni morali che tutti noi possiamo adottare e che possono avere impatti significativi. Intraprendere azioni collettive per ridurre la portata delle infezioni ridurrà in definitiva la sofferenza non solo dei pazienti ma di infermieri e medici. “I medici che hanno dedicato la loro carriera ad aiutare le persone ora devono allontanare le persone. È terribile”, ha commentato Elizabeth Anderson, docente di filosofia all’Università del Michigan.

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