CORONAVIRUS/ “Ci siamo sposati in forma privata, abbiamo capito cosa importa davvero”

- Lettera firmata

A causa dell’epidemia di coronavirus due giovani, Pietro e Ilaria, si sono potuti sposare solo in forma privata. Una circostanza che li ha costretti a guardare all’essenziale

Chiesa vuota don
(LaPresse)

Siamo Pietro e Ilaria, giovani sposi. Scriviamo per raccontare cosa ci è accaduto in queste ultime settimane.

Ci siamo sposati il 29 febbraio. A causa del coronavirus, la settimana precedente alla data fissata, è uscita l’ordinanza del Comune e della Regione in cui si vietavano assembramenti e, successivamente, la dichiarazione del Vescovo che stabiliva che i matrimoni si sarebbero dovuti celebrare esclusivamente in forma privata, con la presenza dei soli parenti stretti.

Per noi è stato un bel colpo: abbiamo passato mesi e mesi ad organizzare quel giorno affinché potesse essere tutto curato nei minimi dettagli e come lo immaginavamo da tempo, e, improvvisamente, un’ordinanza sembra negare tutto, anche la presenza degli amici più cari in un giorno per noi così importante.

Dopo aver provato un’enorme ingiustizia, grande è stata la domanda: ma perché? Cosa ci sta chiedendo il Signore attraverso questa circostanza?

È stato incredibile accorgersi di tre cose in particolare.

1. Innanzitutto non abbiamo mai messo in discussione il nostro volerci sposare in quel giorno. Tutto quindi si è fatto più radicale ed essenziale: “cos’è il matrimonio?”. In una circostanza del genere quello che maggiormente emergeva è che stavamo rispondendo ad una chiamata, e quello che più ci interessava, quindi, era poter dire il nostro di sì di fronte a Cristo.

2. Questa circostanza ha smosso numerosi nostri amici ma anche persone che non ci conoscono. Tutto questo evidentemente non è frutto di una nostra bravura, anche perché, seppur in continua domanda, anche noi abbiamo avuto le nostre fatiche che non abbiamo nascosto. Ci sembra piuttosto frutto del fatto che ciascuno di questi abbia preso sul serio la provocazione personale causata da questa circostanza. Questo a noi ha fatto una grande compagnia: ci siamo accorti che la vera compagnia non era tanto cercare di risolvere tutte le questioni organizzative (che pure era bene guardare), ma poterci aiutare a guardare insieme a cosa questa circostanza aveva da dire alla vita di ciascuno. Per noi ha significato andare all’essenziale della nostra vocazione.

3. Gli amici per noi sono stati fondamentali perché ci hanno aiutato a tenere fisso lo sguardo su ciò che importa davvero, ad essere disponibili di fronte a questa circostanza e a non focalizzarci sui nostri progetti e pensieri andati miseramente in fumo, seppur giusti e belli.

Siamo grati di ciò che è accaduto perché ci ha permesso di fare una grande passo di autocoscienza rispetto al nostro rapporto personale con Cristo in un inizio per noi così importante.

Pietro e Ilaria



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