CORONAVIRUS A CHE PUNTO SIAMO?/ Italia in scia-Cina, quel +10% che lascia ben sperare

- Marco Pugliese

Sulla base di un’attenta analisi dei numeri di contagio da coronavirus e di un modello matematico adeguato, il +10% dell’Italia lascia ben sperare

barba coronavirus
Il Coronavirus SARS-CoV-2, in giallo, sulle pareti di una cellula (LaPresse)
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Sono giorni cruciali per l’Italia, che come avevamo anticipato in questo articolo, ogni giorno attende con trepidazione i bollettini della Protezione civile sulla diffusione del coronavirus.

In realtà, come già accennato, è una questione di modelli matematici da applicare, veri e propri “occhiali” per leggere la situazione.

Il modello più gettonato per semplificare è la curva gaussiana, che indica il possibile “picco” nell’arco dei prossimi sette giorni. Una speranza che avvolge i pensieri degli italiani, poco confortati però da bollettini allarmanti, che in realtà, ad una più attenta analisi, nascondono qualche sintomo di rallentamento.

Il modello da noi utilizzato (lo abbiamo chiamato provvisoriamente Eureka) è frutto dello spunto di un lettore (Alessandro Negri) dell’autore di questo articolo, che ha creato un modello per calcolare l’incremento dell’aumento contagi in media. Questo modello lo abbiamo migliorato e rimodulato in questo modo: le medie sono su 5 giorni (gli ultimi) e la curva d’incremento indica la percentuale effettiva dei contagi giornaliera. Si scopre (trovate tutto in tabella) che l’Italia è in netto rallentamento di contagio (non guardate il dato unico quotidiano, ma la media) ed è in “scia Cina”: l’incremento oggi è al 10%, contro ad esempio il 108% spagnolo o il 114% austriaco; dati che paiono esponenziali, quelli italiani invece sono “in linea di crescita”, ovvero crescono ogni giorno più o meno alla stessa cifra. Un dato fondamentale per capire quanto il contagio sia in fase di contrazione, di fatto un “sintomo di picco”.

Il dato che balza all’occhio è quello indicato come “Italia 2”, che contempla i dati reali basati su due giorni (15 e 14 marzo) ed indica circa un -35% d’incremento in meno, un dato che assomiglia a “Cina storico” nello stesso periodo (ma preso sui 5 giorni).

“Italia 3” invece ha il secondo dato simulato a 27.000, quindi aumentando perfino il contagio giornaliero, portando il tutto ad una decrescita del 40%.

Si noti anche la decrescita coreana (in attesa di calcolare Giappone, Singapore ed Hong Kong) attuale, oltre a quella cinese, ormai a punte del 50% (dopo due mesi di contenimento serrato).

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Interessa anche il dato di Londra (a cui mancherebbero respiratori, solo 5mila), dopo l’uscita di Johnson che ha illustrato come modello l’immunizzazione di gregge, ovvero il contenimento limitato, con punte di contagio di massa che vanno a creare persone immunizzate che non diffonderanno il virus, di fatto estinguendolo per “mancanza di ospiti”. Un modello che però dovrà far i conti con percentuali di decessi e persone in terapia intensiva. Per il momento, la Gran Bretagna viaggia al 61% d’incremento, contro il 55% di Berlino.

Alla luce di questi ragionamenti sarebbe utile che la comunicazione governativa spingesse sul modello “Eureka”, ovvero sull’incremento in rapporto al resto del mondo (visto che si tratta di pandemia). A livello psicologico gli italiani si renderebbero più conto degli sforzi di contenimento. Forse sarebbe utile una più profonda analisi dei dati, spesso presi singolarmente, ovvero in contrasto con la prassi matematica che esige sempre la comparazione.

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Mezza Europa intanto imita l’Italia, andando anche oltre (Germania, Austria, Svizzera e Repubblica Ceca si blindano e chiudono le frontiere); questo dovrebbe far riflettere gli italiani, che forse, questa volta, sono stati i primi ad intuire la soluzione.

Dati ufficiali estrapolati da https://www.worldometers.info/coronavirus/#countries

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