CORONAVIRUS E PIL/ Grassi (Confindustria): se fermiamo le imprese, per noi è finita

- int. Vito Grassi

L’industria in Campania cerca di resistere a una chiusura che potrebbe essere davvero dannosa dopo gli sforzi fatti nel corso degli anni

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(LaPresse)
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“È come una guerra”, ripete più volte Vito Grassi, presidente dell’Unione Industriali di Napoli. “C’è una prima linea che combatte negli ospedali, gestisce i servizi di pronto intervento, assicura l’ordinata gestione di una emergenza senza precedenti”. Tra questi nuovi eroi oltre al personale sanitario, vanno aggiunte le forze dell’ordine, l’esercito, chi garantisce i servizi pubblici e l’informazione di qualità, le farmacie, i lavoratori della filiera alimentare, che sta reagendo molto bene, consentendo ai supermercati di operare nell’assoluta normalità, tranquillizzando così i cittadini.

“La seconda linea sono le istituzioni, che stanno governando con serietà”. Si ferma e pesa le parole: “Possiamo dire che la nostra classe dirigente sta uscendo molto bene da questa prova? È risultata seria, composta ed equilibrata, attenta ai suggerimenti degli esperti, umana e dialogante, pronta ad assumersi le proprie responsabilità. Complessivamente un ottimo lavoro. Forse da questo frangente così difficile per il nostro Paese sta emergendo una nuova classe dirigente, forgiata nella prova più difficile degli ultimi decenni. Possono aver fatto qualche errore, comprensibile in una situazione del genere. Ma lo sforzo fatto è enorme e le misure sono giuste e distribuite equamente. A noi cittadini, se vogliamo partecipare con la massima collaborazione, spetta ubbidire”.

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Grassi fa la spola tra gli uffici dell’Unione e la sua azienda, che opera proprio nel campo dei servizi energetici pubblici, tra cui molti ospedali. In queste ore ha coordinato una task force confindustriale che ha cercato attrezzature per le nuove terapie intensive e i dispositivi di protezione, coordinato le aziende private che volevano sostenere lo sforzo della sanità pubblica. “Sappiamo tutti le differenze reali tra noi e il nord, la Lombardia in particolare. Però rimango fiducioso che, con i provvedimenti restrittivi della scorsa settimana, siamo riusciti in tempo a tamponare l’esplosione dell’epidemia al Sud. Presto per dirlo, ma sono colpito favorevolmente da un lato dall’impegno delle istituzioni locali nel far rispettare le regole e, dall’altro, dalla straordinaria risposta dei cittadini, che con senso civico e anche una buona dose di autoironia, stanno contribuendo ad una prova collettiva unica nel suo genere. Sono loro la terza linea, quella da cui dipende se vinciamo o perdiamo la guerra. Forse neanche sotto i bombardamenti si restava chiusi in casa per giorni e giorni”.

L’economia napoletana sta subendo danni oggettivamente irrecuperabili nel breve-medio periodo. Se i settori più legati al turismo, alla ristorazione, all’accoglienza e all’offerta culturale, cresciuti tantissimo in questi anni, sono completamente fermi, la parte produttiva resiste ad una chiusura totale. “La filiera produttiva – insiste Grassi – ormai è completamente globalizzata. Se ci fermiamo in assenza di una decisione globale, per noi è finita, perderemmo per sempre mercati conquistati con anni di lavoro. Perciò dobbiamo resistere e far capire che la produzione deve rispettare regole più complesse”.

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Grassi non si meraviglia del ritardo con cui si sta licenziano la stesura definitiva del DPCM denominato “Cura Italia”. “È una fase congiunturale di panico ed emergenza, dove forse abbiamo preteso tutti troppo e subito. Una manovra da 25 miliardi non si può improvvisare. È difficile programmare interventi così importanti pensando agli scenari dei prossimi mesi quando siamo ancora immersi in una situazione in cui si naviga a vista”.

“Quello che vorrei che tutti accettassimo, dopo una esperienza drammatica come questa, è l’idea che bisogna investire in ricerca. Siamo un Paese che può dare un contributo enorme, in futuro dobbiamo fare di più”. Ad esempio stiamo utilizzando al meglio le nuove tecnologie digitali nella lotta al virus? “Usare i dati nella lotta contro il coronavirus è fondamentale, come ci ha insegnato la Corea del Sud. Ho sul tema un approccio totalmente laico, chiunque ha i dati utili deve cederli al pubblico e il pubblico li deve usare al meglio. Non è il momento di dibattere dei confini della privacy, la salute dei cittadini viene prima, faremo sempre in tempo dopo a ripristinare le regole che sono care ad ognuno di noi e pertanto irrinunciabili, una volta ripristinata la normalità”.

(Antonio Napoli)

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