Coronavirus e pressione alta/ CTS “La terapia anti-ipertensiva non va cambiata”

- Silvana Palazzo

Coronavirus e pressione alta, non c’è motivo per cambiare la terapia anti-ipertensiva ai tempi del Covid-19. Il comunicato del Comitato Tecnico-Scientifico dopo l’Aifa

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Farmaci (Foto: Pixabay)

Non ci sono motivi per cambiare la terapia anti-ipertensiva a causa del Coronavirus. Dopo la presa di posizione dell’Aifa, anche il Comitato Tecnico-Scientifico in una nota afferma che non ci sono evidenze scientifiche per sostenere che le medicine contro l’ipertensione, appartenenti alla classe degli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE inibitori) o degli antagonisti del recettore per l’angiotensina II (sartani) incitando sulla trasmissione e l’evoluzione del Covid-19. Il CTS, dunque, in una nota esprime «pieno supporto alla posizione assunta dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa)». Al momento ci sono solo «ipotesi molecolari verificate con studi in vitro», non evidenze scientifiche frutto di studi clinici ed epidemiologici. Di conseguenza, il Comitato Tecnico-Scientifico raccomanda di non modificare la terapia in atto nei pazienti ipertesi, perché li esporrebbe «a potenziali nuovi effetti collaterali o a un aumento di rischio di eventi avversi cardiovascolari non appare giustificato».

CORONAVIRUS E IPERTENSIONE, INTERVIENE ANCHE SIIA

Nel merito si era espressa anche la Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa/Lega italiana contro l’Ipertensione Arteriosa (SIIA). «Allo stato attuale, non possiamo dire che queste terapie migliorino né che peggiorino la suscettibilità all’infezione da coronavirus», ha dichiarato infatti il professor Guido Grassi, presidente SIIA. Ha colto quindi l’occasione per ribadire che i pazienti ipertesi stabili positivi al Coronavirus o a rischio di contrarre il Sars-CoV-2 devono seguire il trattamento secondo le raccomandazioni previste dalla Società Europea di Cardiologia (ESC) e della Società Europea dell’Ipertensione (ESH) del 2018. D’altra parte, il professore Grassi auspica e promuove «ulteriori ricerche che analizzino i dati in costante aumento sull’impatto dell’ipertensione e dei farmaci antiipertensivi, in particolare ACE inibitori e ARB, sul decorso clinico delle infezioni da COVID-19, in modo da poter aggiornare le posizioni della società scientifica, man mano che nuove evidenze si rendano disponibili».

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