Coronavirus frena cibi sfusi nei supermercati/ Paura virus: ok prodotti confezionati

- Emanuela Longo

Coronavirus cambia le abitudini e le regole igieniche: nei supermercati sì ai prodotti confezionati, frenano i cibi sfusi

Sameh fruttivendolo
Lapresse

L’avvento del Coronavirus ha inevitabilmente cambiato anche le regole igieniche influenzando il mercato e spingendo soprattutto la plastica usa-e-getta ma non tutta. I numeri ufficiali non sono ancora disponibili ma dalle tendenze generali è emersa una crisi per quanto riguarda bicchierini e posate di plastica con un rilancio nei supermercati dei prodotti confezionati contro quelli sfusi. Come osserva l’Unionplast della Federazione Gomma Plastica, il timore del contagio avrebbe dovuto spingere l’uso di bicchieri e posate di plastica, prodotti particolarmente usati nelle mense e nei distributori automatici. L’emergenza sanitaria ha tuttavia frenato sia l’attività di molte mense ma anche ridotto l’uso di distributori spesso presenti in uffici e stazioni. Le nuove esigenze igieniche hanno portato ad un rilancio dei prodotti confezionati a scapito di quelli sfusi, come riferisce Il Sole 24 ore. L’analisi riguarda in modo particolare frutta, ortaggi e pane. A portare ad un cambio di rotta non è solo il pericolo dei prodotti esposti all’aria aperta e soggetti al fiato dei clienti ma anche la brutta abitudine di toccare gli alimenti senza l’uso dei guanti o, in caso di loro utilizzo, quella di leccare la punta delle dita per poterli aprire e infilare la mano.

CORONAVIRUS FRENA CIBI SFUSI NEI SUPERMERCATI E POSATE DI PLASTICA

Secondo le ultime stime, in Italia l’uso di stoviglie di plastica si aggira attorno alle 115mila tonnellate l’anno. Il materiale plastico maggiormente usato resta il polistirolo ma sono in crescita anche le plastiche biodegradabili e compostabili. L’Italia resta tra i principali produttori al mondo e con il 14% del mercato è dopo la Germania il secondo Paese manifatturiero d’Europa per uso di materie plastiche nei prodotti finiti o è per l’imballaggio. I numeri parlano da soli, come riporta la dettagliata analisi fornita dal Sole 24 ore: si stima che nel nostro Paese si immettono sul mercato, riempiti con prodotti e beni, circa “2,3 milioni di tonnellate di imballaggi di plastica (2,29 nel 2018), rappresentati per il 44% da imballaggi flessibili (sacchetti, pellicole e così via) e per il 56% da imballaggi rigidi (scatole, bottiglie e così via)”. Sul piano della raccolta differenziata gestita da Corepla si parla di 1,3 milioni di tonnellate (1,22 nel 2018) alle quali vanno aggiunte le raccolte private e di altri consorzi. Tra i cittadini considerati i più forti nel recupero della plastica usata si citano in particolare veneti e sardi.

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