CORONAVIRUS IN FRANCIA/ “Ora c’è paura e Macron si affida ai medici”

- int. Francesco De Remigis

Anche la Francia è colpita dall’epidemia di coronavirus. Il quadro della situazione è ancora molto incerto. Ma Macron ha usato i medici per lanciare un messaggio rassicurante al paese

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Il presidente francese E. Macron con lo staff medico dell'ospedale Pitie-Salpetrière di Parigi (LaPresse)

Il presidente francese Macron è arrivato ieri a Napoli per incontrare il nostro premier Giuseppe Conte, nell’ambito di un vertice Italia-Francia già programmato, ma che in questo momento di allarme coronavirus in entrambi i paesi assume un tono diverso. Di fatto, la Francia “si sta preparando a una possibile epidemia”, ha detto Macron, che in Italia è venuto con diversi ministri anche per capire come muoversi e affrontare la situazione insieme. Secondo Francesco De Remigis, già corrispondente da Parigi per varie testate tra cui Il Giornale, “nel giro di 48 ore i numeri sono bruscamente cambiati Oltralpe: sia dal punto di vista dei casi di Covid-19 isolati, sia, e soprattutto, dal punto di vista della prevenzione. Ora ci sono 108 ospedali pronti a ospitare malati infetti da Coronavirus, sono state ordinate 200 milioni di mascherine, oltre a incrementare l’efficacia dei controlli”.

Marine Le Pen chiede la chiusura delle frontiere e Macron ammette esplicitamente che è in corso una epidemia. Come è la situazione?

Macron si è recato di persona in un ospedale di Parigi dove ha incontrato il personale medico in diretta televisiva, per dare un segnale. Tra le altre cose ha chiesto se fosse utile l’uso delle mascherine per strada e gli è stato risposto di No: un messaggio tranquillizzante per le persone, per preservare la quotidianità. Macron ha dato l’immagine di un politico-capo che si rimette al parere dei medici.

Il bilancio al momento parla di due morti, una persona di 70 anni e un turista cinese, ricoverato a gennaio e deceduto a inizio febbraio. Questo primo decesso è stato forse troppo trascurato? Da quel momento non sono stati presi provvedimenti? Tra l’altro, risulta che a tutt’oggi i tamponi in Francia siano stati usati molto poco. È così?

Sono stati fatti gli esami del caso sul paziente cinese e per quanto riguarda la cautela preventiva mediante l’uso dei tamponi, un’analisi piuttosto complessa di biologia molecolare, non era in quel momento pensabile attivarla a tappeto. Lo stesso è stato fatto in Italia, dove si è continuato a far sbarcare passeggeri provenienti dalla Cina limitandosi a controllare la temperatura.

Abbiamo però bloccato i voli da e per la Cina.

Ma la gente arrivava attraverso altre città. Quando ci si trova davanti a qualcosa che non si conosce, che cosa si fa? I controlli con il tampone sono arrivati in un secondo momento, in Francia come in Italia. Adesso il governo di Parigi ha ordinato 200 milioni di mascherine e attivato 108 ospedali, non sono moltissimi a dire il vero, per i possibili contagi, oltre ad aumentare l’efficacia dei controlli. Per scelta, la Francia ha avuto finora una capacità di controllo preventivo bassissimo, al pari di altri paesi europei. Dopo aver dimesso tutti i 12 pazienti contagiati è passata dal rischio 0 a 38 casi, aprendo un’indagine a tappeto per tracciare i movimenti dell’uomo che è morto mercoledì dopo aver contratto il Coronavirus. Chiaro che la paura c’è.

E negli ospedali, com’è la situazione?

Il dipartimento di rianimazione di Creil, dov’era ricoverato in ospedale prima di essere trasferito a Parigi, ha chiuso per limitare i rischi di contaminazione. Sostanzialmente, si profila il rischio di trasformare Creil, una cittadina, nella Codogno francese.

Gli italiani vengono ormai additati come gli “untori” dell’Europa. Come è il clima verso gli italiani?

Bisogna capire da dove nasce questa polemica. Non dalla Francia dove, a eccezione della chiusura delle frontiere chiesta da Le Pen, non è arrivata alcuna decisione istituzionale contro l’Italia. Certo, i quotidiani locali che titolano “l’Italia fa paura”, come Midi Libre, non aiutano. E a Mentone la Festa del limone è stata cancellata “come misura preventiva” a fronte della proliferazione del virus in Italia. Piuttosto le umiliazioni arrivano da paesi come Israele e Giordania. Se un paese confinante ha un problema, non gli si dà addosso, e come si è fatto ieri a Napoli si cerca di gestire insieme la crisi. L’Italia non è considerato un paese del Terzo mondo, pur con tutti i limiti dei pregiudizi storici, e dal punto di vista della sanità nessuno ha mai messo in dubbio il sistema Italia.

E Macron?

Macron ha speso parole amichevoli, di mutua informazione e collaborazione con l’Italia sulla lotta al coronavirus, oltre a ribadire che la Francia non chiuderà le frontiere e far di tutto per evitare il rischio paralisi. Certo restano i contraccolpi di una comunicazione discutibile del governo Conte.

A che cosa si riferisce in particolare?

Un capo che accusa la truppa, per così dire, è evidente che soprattutto all’estero generi delle ripercussioni. Un premier che mette in discussione la sanità lombarda, dove ci sono delle eccellenze ospedaliere riconosciute, proprio quando la crisi di contagi è esplosa, ha generato inevitabilmente un cortocircuito. Da lì credo sia nata la spinta, mediatica più che politica, che ha portato a considerare l’Italia come l’“untore”.

Un sondaggio ha detto che il 52% dei francesi pensa che il governo non sia in grado di affrontare l’emergenza. Il paese è dunque spaccato?

La Francia spaccata non è una novità, d’altro canto lo abbiamo già visto negli ultimi mesi. Gestire una situazione come questa non è facile per nessun paese, l’opinione pubblica è divisa fra gli allarmisti e chi dice che è solo poco più di una semplice influenza.

Si sono verificati episodi di panico, come in Italia con la corsa affannosa e massiccia a far la spesa nei supermercati?

Ci sono princìpi di psicosi nelle zone dove si stanno verificando i primi nuovi casi. È attivo un numero verde, a cui la gente si rivolge per chiedere di tutto, mentre è in corso una ricerca a tappeto per ricostruire la rete di contatti del secondo paziente deceduto. Il dipartimento di rianimazione dell’ospedale, dove era ricoverato, ha chiuso per limitare i rischi di contagio. Questo è un dato importante: siamo in una fase embrionale della crisi in Francia. In questo contesto, come si è lamentata Marine Le Pen, succede che si mettono in quarantena i bambini che tornano dalle vacanze in Italia, ma si lasciano arrivare 3mila tifosi italiani a Lione per una partita di calcio. Questo il quadro.

Macron sarà in grado di gestire la crisi senza scontri politici come successo in Italia?

Credo di sì. Andare a chiedere consiglio ai medici è un segnale. Fa sì che il presidente, il comandante in capo, faccia percepire alla gente una cosa: facciamo quel che ci dicono i medici. Ben diverso da quello che è successo in Italia tra governo centrale e governatori locali.

(Paolo Vites)

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