CORONAVIRUS/ “La sanità migliore del mondo cerca i pazienti, gli altri li nascondono”

- int. Massimo Ciccozzi

L’Oms lancia critiche all’operato dell’Italia, accusando il sistema sanitario di ritardi ed errori. Dovrebbe lodarne i meriti

longevità
Un laboratorio ospedaliero (Pixabay)

Quando ancora nessuno pensava che il coronavirus sarebbe arrivato in Italia perché ancora fermo all’epidemia in Cina, il nostro paese era già in prima linea. All’inizio di febbraio avevamo intervistato il professor Massimo Ciccozzi dell’Università di Roma, autore con il suo team di una prima importantissima scoperta proprio mentre all’ospedale Spallanzani erano ricoverati i due turisti cinesi, i primi casi di contagio in Italia (oggi quasi del tutto guariti): l’individuazione della mutazione della proteina che ha permesso al virus di passare da un animale, nel caso del Covid-2019 un pipistrello, all’uomo, innescando così la malattia. Oggi, in pieno aumento dei casi di coronavirus in Italia, al nostro sistema sanitario giungono alcune pesanti critiche dall’Organizzazione mondiale della sanità, secondo la quale avremmo agito troppo tardi, sottovalutando la situazione. “Siamo la migliore sanità al mondo. Io stesso collaboro con l’Oms, ma l’opinione pubblica deve rendersi conto che se stanno emergendo tanti pazienti colpiti dal Covid-2019 è perché ci siamo mossi in modo tempestivo ed efficace: abbiamo istituito un cordone sanitario perfetto. Ci accusano per l’alto numero di infettati, ma questo dipende dal fatto che stiamo appunto andando a scoprirli. Provi solo a immaginare che cosa sarebbe successo in caso contrario. Stiamo cercando i pazienti e questi escono fuori a uno a uno, altrimenti ci sarebbe stata una strage”.

In questi giorni circolano tante mezze verità, veicolate anche da esperti del settore sanitario. Gli italiani sono confusi e hanno paura. Secondo lei, che si trova in prima linea sin dall’inizio di questa situazione, come stanno realmente le cose?

Chiariamo subito che questo tipo di virus ha sempre origine negli animali, che poi infettano l’uomo. Tutte le malattie infettive sono portate dagli animali. Poi avvengono delle mutazioni che fanno fare il salto di specie e la conseguente aggressione all’uomo. È successo così anche con la famosa influenza suina.

Nelle nostre campagne e nei nostri allevamenti, però, non si registrano casi simili. Perché?

Le nostre campagne sono igienicamente ben tenute, sono sane, purtroppo in Cina non si può dire lo stesso. In compenso, noi provochiamo altri danni, per esempio dando gli antibiotici a polli e galline. E sono danni forse anche peggiori.

Finora si sono individuati i pipistrelli come causa scatenante del virus. Sono stati compiuti altri passi avanti?

Abbiamo scoperto due mutazioni in una parte importante del genoma.

Ci spieghi.

Grazie a quanto abbiamo scoperto, ora sappiamo che è un virus estremamente contagioso, ma per fortuna poco letale. Possiamo paragonare questo coronavirus solo a un altro coronavirus, come la Sars, non ad altri virus influenzali. Rispetto alla Sars il Covid-2019 è  molto più contagioso, contagia più persone, ma è molto meno letale.

Questo è un dato positivo di cui bisognerebbe tenere conto. Perché invece ci si fa prendere dal panico?

Con questo virus difficilmente si muore. I sette decessi finora registrati erano tutti pazienti anziani e con malattie pregresse. La normale influenza ogni anno in Italia miete 300-400 persone, che però non fanno notizia. Il nostro impegno come medici, ovviamente, è far sì che non muoia nessuno, neppure la persona anziana già affetta da altre patologie. Per questo studiamo il genoma, metodo che dà i risultati migliori. Pubblicheremo fra qualche giorno anche uno studio in cui abbiamo messo a confronto tutte le infezioni da coronavirus dall’inizio a quelle di adesso. Vogliamo vedere, e se ne vedono, nell’arco di un mese se il virus ha subìto mutazioni.

È vero che il periodo di incubazione è già passato da 5 a 15 giorni?

Sì, adesso si parla di almeno 15 giorni. Per questo la quarantena viene fatta di almeno due settimane.

L’Oms ha avanzato alcune critiche all’Italia, dicendo che ci siamo mossi tardi, che non abbiamo esaminato chi arrivava dall’estero, nonostante avessimo chiuso i voli con la Cina. Che ne pensa?

Non sono d’accordo. Non si nasce imparati, questo è un virus nuovo. Noi abbiamo la migliore sanità al mondo. Essendo anche consulente dell’Oms, mi sento di poter affermare che siamo stati veramente pronti, magari non in modo del tutto tempestivo, ma quando il problema si è presentato lo abbiamo affrontato. Abbiamo messo in atto un cordone sanitario “alla cinese”. E ci stiamo imponendo.

In che modo? La gente si impressiona quando legge le cifre dei contagiati che aumentano a dismisura, ma questo trend è la prova del buon lavoro che si sta facendo?

Certo, è proprio il contrario di quello che la gente pensa. Stiamo cercando i contagiati e questi escono fuori. Tutti i casi scoperti erano sconosciuti o si scovavano perché andavano in ospedale per problemi respiratori, e parliamo di circa un terzo degli infettati. Gli altri li abbiamo trovati noi, altrimenti restavano in giro e facevano una strage.

Ci chiamano gli untori dell’Europa. È così?

Ci invidiano. Questa si chiama invidia, non scienza. I migliori scienziati all’estero sono italiani. Purtroppo la ricerca in Italia non paga, ma diversi miei collaboratori sono stati chiamati a lavorare in America o in Brasile, dove guadagnano il doppio, proprio perché italiani.

Molti casi sono soggetti asintomatici: basta il tampone per individuarli e basta evitare i luoghi di aggregazione per limitare la diffusione?

Sì, è opportuno evitare i luoghi di aggregazione, specialmente nelle zone focolaio. Come chiedono le autorità competenti, chiudere stadi, discoteche e bar è perfettamente in linea con quello che si deve fare. Non è una restrizione alle libertà dell’individuo, ma è per il bene dell’individuo. In merito, poi, agli asintomatici, grazie al cielo sono pochi e se gli si fa un tampone si trova il virus.

E il paziente zero che non si trova?

Questo è un problema. In effetti, senza paziente zero non si riesce a tracciare una linea di contatti. Noi appena avremo le sequenze del genoma di chi è ricoverato al Sacco faremo una ricerca e se il paziente zero rimane mascherato, allora vorrà dire che siamo stati ancora più bravi con la sorveglianza, altrimenti sarebbe venuto allo scoperto quando era già tardi. Alcuni giornalisti hanno scritto che stiamo agendo dopo che i buoi sono scappati dalla stalla. No, non è vero: i buoi devono ancora scappare dalla stalla. Se non facevamo quello che stiamo facendo, ora sarebbe troppo tardi. Invece li stiamo scovando uno per uno.

(Paolo Vites)

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