“Coronavirus nato in laboratorio a Wuhan”/ Giuseppe Tritto: “Ci sono prove”

- Carmine Massimo Balsamo

Giuseppe Tritto non ha dubbi, il coronavirus è nato in un laboratorio a Wuhan: “L’origine naturale è molto improbabile, ecco perchè”.

Stefania Salmaso
Immagine di repertorio (Foto LaPresse)

«Coronavirus nato in laboratorio a Wuhan»: questa la sentenza di Giuseppe Tritto, medico specializzato in urologia e andrologia, nonché presidente della Wabt e professore di microtecnologie e nanotecnologie. Intervistato oggi – sabato 8 agosto 2020 – da La Verità, l’esperto ha smentito la possibile origine naturale del Covid-19«manca l’ospite intermedio tra pipistrello e pangolino» – e punta forte sull’ipotesi di un virus nato artificialmente: «Bisogna tenere insieme due aspetti che emergono dagli studi pubblicati in questi anni: la storia del laboratorio cinese di Wuhan e le tecniche di ricombinazione genetica lì applicate». Tritto ha affermato che i cinesi hanno imparato le tecniche di ricombinazione degli occidentali e sono entrati in possesso di tecniche che permettono di cambiare delle parti del genoma del virus. E ancora: «Nel laboratorio di Wuhan, lavorando su Sars e gli pseudo tipi virali dell’Aids (estratti del virus Hiv1) si fanno delle ricombinazioni. Progressivamente la Shi Zheng Li isola virus Sars di diverso tipo, più o meno compatibili per azione patogena sulle cellule umane, e ha la chance di lavorare anche sui pangolini infettati da coronavirus».

GIUSEPPE TRITTO: “CORONAVIRUS NATO IN LABORATORIO A WUHAN”

Giuseppe Tritto ha poi aggiunto ai microfoni de La Verità che i cinesi si sono sempre rifiutati di fornire i campioni reali e integrali «di questi virus chimerici che poi addirittura sono stati dichiarati distrutti», per poi parlare di due ceppi di coronavirus fin dall’inizio della pandemia. Questa la spiegazione del presidente della World academy of biomedical sciences and tecnhnologies: «Ci sono molteplici studi scientifici che parlano senza dubbio delle mutazioni del virus. Un recente studio indiano parla di undici varietà sulla variazione della proteina S Spike, per esempio. Abbiamo oggi diverse varianti del virus che si sono regionalizzate, quindi immaginiamo cosa significa questo rispetto alla produzione di un unico vaccino che possa risolvere universalmente il problema: semplicemente non è possibile». Per questo motivo, bisogna guardare a farmaci per la cura, ma il problema è che attualmente gli antivirali non stanno dando grossi risultati: «Ci sono però degli studi interessanti che intervengono proprio su quel sito della furina di cui abbiamo parlato e che potrebbero appunto bloccare la replicazione virale intracellulare».

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