CORONAVIRUS, PAZIENTE ZERO EUROPEO IN GERMANIA/ Si sapeva da gennaio, ma…

- Silvana Palazzo

Coronavirus, paziente zero europeo in Germania: “Da lui infezione fino in Italia”. Uno studio ricostruisce com’è nata l’epidemia nel Vecchio Continente, ma era stato già segnalato a gennaio

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Test Coronavirus (Foto: LaPresse)

Sta facendo discutere la lettera dei medici tedeschi pubblicata sul New England Journal of Medicine, non solo per il fatto che sostenga che il paziente zero in Europa del Coronavirus si trovi in Germania. Un aspetto tutt’altro che secondario, considerando che l’Italia viene considerata come il focolaio europeo del Coronavirus in Europa. Ora dunque si apprende che il focolaio tedesco potrebbe aver alimentato quella catena di contagi che ora è una vera e propria epidemia. C’è un altro aspetto di questa ricerca che risulta a dir poco interessante. «This letter was published on January 30, 2020, and updated on February 6, 2020, at NEJM.org», è scritto dopo le firme degli autori. La lettera è stata pubblicata il 30 gennaio 2020, poi è stata aggiornata il 6 febbraio 2020, ma è rilanciata nuovamente oggi. I media l’hanno quindi diffusa come se fosse stata pubblicata oggi, ma di questo studio già se ne va parlava da settimane in Europa. La giornalista Sharon Begley, ad esempio, ne parlava appunto il 31 gennaio. E allora la domanda sorge spontaneamente: perché l’Italia, nonostante ciò, è quindi considerata focolaio europeo del Coronavirus? (agg. di Silvana Palazzo)

CORONAVIRUS, PAZIENTE ZERO EUROPEO IN GERMANIA

La prima persona che ha contratto l’infezione da nuovo Coronavirus in Europa potrebbe essere un uomo di 33 anni, tedesco. Da lui sarebbe poi partita la trasmissione che si è trasformata in un’epidemia che vede l’Italia purtroppo coinvolta con 107 morti e oltre tremila casi. A rivelarlo sono alcuni medici tedeschi in una lettera che è stata pubblicata sul New England Journal of Medicine di oggi. Il cosiddetto “paziente zero” europeo ha manifestato sintomi respiratori e febbre alta il 24 gennaio, il 27 invece è tornato al lavoro perché stava meglio. Il contagio sarebbe avvenuto il 20-21 gennaio, in occasione di un meeting in cui era presente una collega di Shanghai, che era rimasta in Germania dal 19 al 22 gennaio senza accusare disturbi. Tenendo conto quindi della mappa genetica pubblicata sul sito Netxstrain, dove è stato ricostruito una sorta di albero genealogico del virus, il focolaio tedesco avrebbe alimentato la catena di contagi al punto da essere collegato a molti casi in Italia e nel resto d’Europa.

“CONTAGIO CORONAVIRUS POSSIBILE ANCHE DOPO SINTOMI”

Proprio analizzando il percorso e le mutazioni genetiche del Coronavirus, gli scienziati hanno rilevato che il Covid-19 è entrato più volte in Europa. Circa un quarto delle nuove infezioni, anche quelle italiane, appare geneticamente simile al focolaio di Monaco. Il virus sarebbe stato quindi trasmesso, secondo gli autori della lettera, durante il periodo di incubazione, quando i sintomi erano lievi e non specifici. Inoltre, evidenziando che il virus sia stato trovato in quantità rilevanti nell’espettorato dell’uomo anche nel suo periodo di convalescenza. Questo però «pone il problema della trasmissibilità del virus anche dopo il termine dei sintomi, sebbene tale carica virale rilevata con il test sia ancora da confermare attraverso una coltura del virus». Ma Walter Ricciardi, rappresentante del Comitato esecutivo dell’Oms e consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, spiega – come riportato dal Corriere della Sera – che il fatto che la viremia possa essere presente anche dopo la scomparsa dei sintomi era già noto: «Ci deve indurre alla sorveglianza dei pazienti dimessi dopo ospedalizzazione, ai quali è consigliabile fare un tampone anche dopo le dimissioni».



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