CORONAVIRUS? QUASI TUTTI GLI ITALIANI INFETTI/ “Ormai milioni di contagi nascosti”

- Fabio Belli

Coronavirus? Quasi tutti gli italiani infetti. “Ormai milioni di contagi nascosti”, l’allarme lanciato da un anestesista di Bergamo. “La terapia intensiva è un termitaio”.

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Il trasporto di un paziente affetto da Covid-19 (LaPresse)

Fa discutere un’intervista a un anestesista 44enne di Bergamo, Stefano Manera, che ha sottolineato come probabilmente l’epidemia è sfuggita di mano con i casi di covid-19 rimasti sotto il tappeto che potrebbero aver coinvolto ormai, considerando tutti gli asintomatici, milioni di italiani. Manera ha partecipato al bando straordinario indetto dalla regione Lombardia e lavora nel cuore dell’emergenza coronavirus in Italia, presso l’ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo. “Non sono un eroe. Lo è chi in queste settimane sta affrontando la malattia“, ha raccontato a Leggo.it l’anestesista che ha sottolineato però di essere rimasto impressionato dalla situazione trovata in ospedale. “Sembra un termitaio: fuori regna il silenzio più assoluto, dentro brulica di medici che lavorano senza sosta. Tutti i pazienti hanno il coronavirus, 70 sono in rianimazione. Uno scenario di medicina delle catastrofi.” Un numero che sembra incompatibile con quello dei contagi ufficiali snocciolato ogni giorno: secondo Manera ormai la maggior parte degli italiani fa i conti con il virus.

“VELENI NELL’ACQUA E NELL’AREA

Stefano Manera, specialista in anestesia e rianimazione, ha spiegato a Leggo.it come tutti i positivi al coronavirus rispondano ormai a determinate caratteristiche. “Una malattia ancora sconosciuta, che all’inizio colpiva le persone più fragili e che adesso intacca anche giovani sani. La mia impressione è che chi si ammala abbia un substrato preesistente di infiammazione: sovrappeso, diabete, ipertensione arteriosa. La maggior parte degli italiani ce l’ha, come mai? I veleni: elementi nocivi nell’aria o nell’acqua che beviamo. Per questo si pensa che il virus abbia colpito le zone più inquinate d’Italia. Di certo, quando tutto sarà finito, nulla dovrà tornare come prima.” Dunque un monito per cercare di non dimenticare quanto accaduto quando si riuscirà ad uscire dall’emergenza, ma anche un dubbio instillato che qualcosa non abbia funzionato in termini di prevenzione anche prima dell’esplosione dell’epidemia. Senza dimenticare le condizioni nelle quali gli operatori sanitari hanno dovuto operare, spesso al limite delle loro possibilità.

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