“Coronavirus resta in saliva e feci guariti”/ Possono ancora infettare gli altri?

- Silvana Palazzo

“Coronavirus resta in saliva e feci guariti”: studio cinese getta ombre su tamponi e classificazione guariti. Possono ancora infettare gli altri dopo essere stati dimessi?

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Un reparto Covid-19 (LaPresse)
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I tamponi sono sufficienti per diagnosticare il nuovo coronavirus? Il dubbio sorge dopo aver letto i risultati di uno studio pubblicato ieri su Annals of Internal Medicine. I ricercatori hanno scoperto che nella saliva e nelle feci di pazienti considerati guariti dal Covid-19 (in quanto risultati negativi al tampone) risultavano ancora presenti tracce del virus. È evidente che questo apre nuovi scenari, perché i pazienti dimessi potrebbero non essere effettivamente guariti, nonostante risultino negativi ai test. Dunque, lo studio a cui ha lavorato Chen Chen, del Beijing Ditan Hospital, Capital Medical University and Beijing Key Laboratory of Emerging Infectious Diseases, getta qualche ombra sull’adeguatezza del tampone faringeo per determinare la guarigione di un paziente e quindi la conseguente dimissione dall’ospedale. I ricercatori hanno coinvolto nel loro studio 133 persone che erano risultate positive a due tamponi e sono state ricoverate all’ospedale di Pechino tra il 20 gennaio 2020 e il 27 febbraio 2020. I pazienti stati dimessi dopo che non hanno mostrato più febbre per tre giorni, non hanno mostrato altri sintomi (a parte dalle difficoltà respiratorie), la TAC ha evidenziato un miglioramento dei polmoni e due test eseguiti a distanza di 24 ore sono risultati negativi per Sars-CoV-2.

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CORONAVIRUS, GUARITI POSONO ANCORA INFETTARE GLI ALTRI?

Di questi 133 pazienti coinvolti nello studio, 22 hanno avuto un espettorato o campione fecale positivo al Sars-CoV-2, mentre il tampone faringeo risultava negativo. Di questi 22, 18 avevano età compresa tra 15 e 65 anni, mentre 4 erano bambini. I ricercatori hanno notato che i campioni relativi alla saliva sono rimasti positivi fino a 39 giorni, mentre quelli delle feci fino a 13 giorni dopo che il tampone faringeo è risultato negativo. «Questi risultati sollevano dubbi sul fatto che i pazienti con tamponi faringei negativi siano veramente privi di virus e se sia necessario un campionamento diverso», scrivono i ricercatori. Quel che però non si sa ancora, e che richiede quindi ulteriori verifiche, è se le tracce del virus Sars-CoV-2 rilevate nella saliva e nelle feci siano infettive. «È importante sottolineare, tuttavia, che non è noto se i risultati positivi RT-qPCR per la SARS-CoV2 indicano che un paziente continua a rappresentare un rischio di infezione per gli altri», precisano appunto i ricercatori. Clicca qui per visualizzare studio.

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