Coronavirus Serie A/ Club divisi: chi vuole riprendere a giocare è in maggioranza

- Claudio Franceschini

Coronavirus Serie A: i 20 club sono divisi sull’eventuale ripresa, quelli che vogliono ripartire (“capitanati” dalla Lazio) sono in maggioranza ma sono comunque meno della metà sul totale.

serie a date
Sorteggio calendario Serie A (Foto LaPresse)

A causa del Coronavirus, la Serie A è ferma dallo scorso 9 marzo. Sassuolo Brescia rimane l’ultima partita giocata, posticipo della 26^ giornata in un Mapei Stadium a porte chiuse perché eravamo già in piena emergenza. Il primo DPCM da parte del Governo ha definitivamente blindato l’Italia, impedendo al calcio e tutti gli altri sport di proseguire; da quel momento sono passati 38 giorni, il campionato è fermo alla 26^ giornata e ci sono alcune squadre che devono recuperare una partita in più. I piani per la ripresa sono stati tanti; abbiamo dato spazio alle tante voci sul possibile finale di stagione, premettendo che la FIGC non ha mai mollato sulla necessità di concludere e assegnare il titolo – così come gli altri verdetti – e in questo è allineata con la Uefa, che con lo spostamento ufficiale degli Europei non ha più il problema di dover chiudere le coppe entro un certo limite. Ora però la domanda è: qual è la posizione dei 20 club di Serie A?

Riguardo l’emergenza Coronavirus, in Serie A c’è chi ha parlato chiaro e chi invece non si è esposto: TuttoMercatoWeb ha fatto un riassunto dello stato dei lavori e, qualora dovesse esserci un’eventuale votazione per quando l’emergenza sanitaria sarà terminata, come si schiererebbe la Serie A. A volere una ripresa senza se e senza ma è la Lazio, e lo abbiamo capito nei tanti interventi del portavoce Arturo Diaconale: i biancocelesti si giocano lo scudetto, sentono vicino l’appuntamento con la storia e non vogliono mollare ora. Fosse per loro, sarebbero già in campo – avrebbero voluto riprendere gli allenamenti tempo fa; non sono però i soli a pensare che la stagione debba essere portata a termine, Claudio Lotito in questo ha un “alleato” in Aurelio De Laurentiis e dunque nel Napoli. Così anche Bologna, Cagliari, Lecce, Roma, Sassuolo e Verona: con varie sfumature, tutte queste società vorrebbero tornare a giocare appena possibile.

CORONAVIRUS SERIE A: ASTENUTI E CONTRARI

Siamo a quota 8 dunque: numero pareggiato dai club di Serie A che non si sono ufficialmente esposti, ma anche qui bisogna fare delle distinzioni. L’Inter per esempio spera solo di non dover andare ad uno scontro frontale con la posizione opposta, l’Atalanta è tranquilla ma deve “fronteggiare” i suoi tifosi che, settimane fa, avevano chiesto lo stop della stagione (a Bergamo la situazione Coronavirus è stata ed è tuttora grave), la Juventus è stata la prima a operare il taglio degli stipendi e Andrea Agnelli rappresenta una ECA che spinge perché campionati e coppe siano portati a termine. “Astenuti” al momento sarebbero anche Fiorentina, Milan, Parma, Spal e Udinese: riguardo i viola, Rocco Commisso si attiene alle decisioni del Governo ma in precedenza aveva parlato di stagione conclusa, oggi invece pare avere la preoccupazione sul prossimo campionato che, qualunque cosa si decida, non andrà intaccata.

Restano dunque 4 club che di fronte all’emergenza Coronavirus non vogliono tornare a giocare: Brescia, Genoa, Sampdoria e Torino. Massimo Cellino è il presidente che si è esposto di più, protagonista di un botta e risposta a distanza con il già citato Diaconale e pronto a ritirare la squadra qualora si decidesse di scendere in campo. Non sono arrivati a tanto gli altri patron, ma la linea è la stessa: anche Urbano Cairo ha detto la sua in maniera chiara – e anche lui si è scontrato con il portavoce della Lazio, che del resto ha avuto una parola per tutti – mentre ultimamente Enrico Preziosi ha aperto uno spiraglio ad una ripresa in condizioni sanitarie idonee, ma esprimendo al tempo stesso forti dubbi. Come lui Massimo Ferrero: questa “fazione” però si trova al momento in minoranza, se dunque si arrivasse alla votazione si tornerebbe in campo anche se, considerando gli astenuti, non ci sarebbe una maggioranza relativa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA