Coronavirus Serie A/ I medici e l’Aic: no agli allenamenti dei calciatori

- Mauro Mantegazza

Coronavirus Serie A, i medici sociali e l’Aic compatti nel dire no agli allenamenti dei calciatori durante la sospensione dell’attività perché inutili e dannosi.

Milan Pioli allenamento Serie A
Il Milan in allenamento (LaPresse)

I medici delle squadre di Serie A e l’Associazione Italiana Calciatori (Aic) si schierano compatti contro gli allenamenti che alcune società stanno chiedendo ai loro giocatori anche nel pieno della pandemia di Coronavirus e con tutta l’attività agonistica sospesa come minimo fino al 3 aprile. Ieri nella assemblea della Lega Serie A il confronto era stato fra Claudio Lotito (favorevole agli allenamenti) e Andrea Agnelli, contrario. Contrarietà condivisa anche dai medici e dal sindacato dei giocatori. I medici chiariscono che non ci si può nemmeno allenare ora che l’emergenza Coronavirus dilaga, l’attività agonistica è sospesa e vi sono stati diversi casì di positività al Covid-19 anche fra i calciatori di Serie A. I medici, ricordando il “progressivo aggravamento della situazione che sta coinvolgendo il Sistema sanitario nazionale”, in un comunicato ufficiale esprimono “forte preoccupazione circa la tutela della salute dei propri tesserati qualora venissero ripresi a breve gli allenamenti e promosse altre attività di aggregazione. Pertanto, in modo unanime, i medici consigliano di non riprendere l’attività fino a netto miglioramento dell’emergenza Covid 19”.

CORONAVIRUS, NO AGLI ALLENAMENTI: LA NOTA AIC

No agli allenamenti per i calciatori di Serie A e più in generale per gli sportivi professionisti dunque, posizione che vede totalmente d’accordo anche l’Aic, che in una nota si dice “costretta suo malgrado a denunciare la paradossale situazione che si sta verificando in più di qualche club professionistico”. I toni del sindacato calciatori sono duri: “Ci rattrista e siamo indignati nel registrare ancora oggi un comportamento scriteriato e fuori dal contesto nazionale e internazionale di alcune società che si ostinano a convocare gli atleti per allenamenti in piccoli gruppi, o peggio ancora, per il controllo quotidiano della temperatura”, fatto che si verificherebbe in particolare in alcuni club di Serie B. Ciò viene ritenuto “irresponsabile nei confronti delle tante persone costrette a muoversi e a lavorare per consentirci un minimo di servizi necessari” e “offensivo nei confronti di quanti sono in prima linea, medici, infermieri e personale sanitario, che ci implorano di rimanere a casa”. Le società “devono spiegare quale sia l’interesse nazionale di tenere in forma atleti ed atlete che nella migliore delle ipotesi non riprenderanno l’attività prima di metà aprile! Questo significa che stanno vivendo su un altro pianeta. Se, infine, la convocazione è volta ad ottenere il rifiuto dai calciatori per poter poi procedere con la decurtazione degli emolumenti significa che stiamo raschiando il fondo del barile della dignità”.

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