Coronavirus Serie A/ Maxi ritiri per ripartire? Si ma solo 10 club sono pronti

- Michela Colombo

Coronavirus Serie A, la FIGC per il rientro in campo impone maxi ritiri per i club, ma solo 10 squadre avrebbero strutture adeguate per garantire l’isolamento.

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Con il comunicato diffuso ieri dalla FIGC, si è dunque aperto ufficialmente all’idea di un presto ritorno sui campi della Serie A, ovviamente nelle migliori condizioni di sicurezza. E proprio a tal scopo, la federazione sta lavorando a una bozza, in accordo a una commissione medica, sulle modalità perchè il rientro in campo, prima per gli allenamenti e poi per le sfide del campionato, sia il più possibile “sicuro”. Mosse che certo non ci sorprendono, ma che a ben vedere, presentano alcuni problemi di attuazione pratica nel prossimo futuro, come la direttiva di organizzare dei maxi ritiri blindati per giocatori e staff, nei proprio impianti sportivi. La misura di per sé pare senza dubbio efficace per evitare occasione di contagio: giocatori e personale risiederebbero in pianta stabile presso locali e impianti santificati, senza grandi contatti con l’esterno. Ma la domanda che sorge spontanea è: i club della Serie A sono pronti?

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CORONAVIRUS SERIE A: MAXI RITIRI PROBLEMATICI

La risposta a tale domanda è purtroppo ben negativa: di fatto, come  ci riportano i colleghi di Tutto sport, solo 9-10 club della Serie A avrebbero l’opportunità di effettuare questi maxi ritiri, garantendo l’isolamento completo della propria squadra. Per la precisione sarebbero Inter, Milan, Lazio, Roma, Napoli, Atalanta e Parma a disporre di strutture ad hoc per l’isolamento e sufficienti camere nel proprio centro sportivo per ospitare i giocatori. E gli altri? Dopo tutto l’altra metà della serie A, come quasi tutti i club di Serie B e C non dispongono di strutture adeguate: come dunque potrebbero seguire le misure prescritte dalla FIGC per il rientro in campo?. In tal senso le ipotesi sul tavolo sono al momento due e sono ad ora in studio: la prima vedrebbe giocatori e staff collocati in hotel vicini ai centri sportivi; la seconda prevede che staff e giocatori a fine giornata rientrino alle loro abitazioni. Due misure che però al momento non convincono troppo.

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