CORONAVIRUS SICILIA/ Furti e disperazione, il “welfare” della mafia batte lo Stato

- Manlio Viola

Emergenza coronavirus in Sicilia crescono disperazione sociale e proteste. Il “welfare” della mafia potrebbe sostituire quello di Stato

Sameh fruttivendolo
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“Quando alla santa rubarono il tesoro, il priore mise le grate”. Dice più o meno così un detto siciliano tradotto in italiano. Più o meno, perché la lingua siciliana non sempre è traducibile in maniera precisa. Troppi termini non hanno un corrispettivo in italiano. Quantomeno non altrettanto onomatopeico.

Il proverbio è oggi applicabile alla disperazione che cresce, alla protesta che monta, ai timori di focolai di rivolta popolare ben prevedibili dopo le misure anti-contagio messe in campo dal governo. E “la grata” messa oggi dal governo Conte è tardiva e piuttosto debole. Un’anticipazione del 66% del fondo di solidarietà ai Comuni, soldi che dovevano arrivare a maggio, ma comunque dei Comuni. E poi 400 milioni di euro per aiuti alimentari così da fronteggiare la disperazione di chi non lavora, non può uscire e non può più fare la spesa. 400 milioni di euro per 8mila Comuni. Certo, saranno distribuiti in base alla popolazione e alle condizioni di povertà, ma sembrano essere pur sempre una moneta lasciata nel cappello del mendicante.

Però il governo si è almeno accorto del problema. All’inizio la tensione sociale ha mostrato il suo volto a Palermo tre giorni fa. Venti famiglie sono andate “in branco” a far la spesa da Lidl e poi hanno tentato di andare via senza pagare. Grande tensione e intervento di polizia e carabinieri. Così si è scoperto che, da qualche giorno ormai, i disperati attendono fuori dai supermercati, seguono chi ha fatto la spesa e lo rapinano. Non chiedono soldi, non rubano il telefonino. Vogliono la spesa.

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È una disperazione che non è solo palermitana. Scene del genere si cominciano a vedere ovunque. Se ne sono viste a Bari in una banca, se ne sono viste a Catania in un altro market, dove uno sfortunato ha tentato di andar via con generi alimentari per meno di 20 euro.

Su Facebook nascono gruppi che inneggiano alla rivolta, all’assalto dei supermercati; su WhatsApp nascono gruppi per organizzare i blitz in massa.

E nei grandi centri commerciali a Palermo e provincia compaiono i presidi delle forze dell’ordine. Ma polizia e carabinieri non possono controllare ogni supermercato piccolo, medio o grande, ogni bottega di prossimità. I grandi centri commerciali cercano di intervenire. A Palermo un centro che sorge a ridosso del popolare quartiere dello Zen ha donato buoni spesa a 60 famiglie del quartiere, un po’ per beneficenza, un po’ per proteggersi.

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E se il governo Conte si dedica solo alle mancette, il governo della Regione Siciliana molte ore prima aveva lanciato un piano massiccio di assistenza alimentare. Cento milioni di euro per sostenere i vecchi e nuovi bisognosi in Sicilia, derrate alimentari anche per chi già percepisce il Reddito di cittadinanza. E a fianco di questo il Corpo forestale siciliano, che è forza di polizia a tutti gli effetti, incaricato di vigilare sui rincari ingiustificati.

Anche i fondi per la Sicilia saranno distribuiti attraverso i Comuni e già la sera stessa degli annunci sugli aiuti da Palermo e da Roma il Comune di Palermo, che nei giorni scorsi aveva già registrato 1.800 famiglie in stato di necessità, riunisce la giunta per organizzare l’uso di questi fondi, la strutturazione e distribuzione degli aiuti.

I timori sono due: da un lato, la tenuta sociale che il bisogno rischia di far saltare anche sul fronte delle misure di prevenzione anti-contagio; dall’altro, il rischio, concreto, che la criminalità organizzata ne approfitti.

“Le periferie del Sud, soprattutto delle aree più depresse, stanno diventando autentiche polveriere sociali. I sindaci, troppe volte lasciati soli, non possono fronteggiare questa emergenza senza strumenti adeguati e senza l’aiuto concreto della Regione e dello Stato” spiega il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, che manifesta una preoccupazione forte: “Sempre più evidente è il rischio che le mafie approfittino della situazione, utilizzando la loro liquidità per costruire un vero e proprio welfare criminale tra usura e corruzione. Anche gettando benzina sul fuoco della disperazione”.

E così cresce il rischio che, alla fine di tutto questo, le vittime del coronavirus possano addirittura diventare poca cosa rispetto alle vittime delle misure antivirus.

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