Coronavirus Spagna, 27mila morti, 233mila casi/ Ibiza: niente discoteche in estate?

- Davide Giancristofaro Alberti

Coronavirus Spagna, 27.940 morti e 233mila infetti. L’epidemia è contenuta ma molti hanno paura a ripartire, a cominciare dai locali notturni

coronavirus spagna
Pedro Sánchez (Lapresse)
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In Spagna i dati relativi al contagio da coronavirus, aggiornati puntualmente dalla John Hopkins Maps, raccontano di 27.940 morti da inizio emergenza, con l’aggiunta di 233.037 infetti. Curva epidemiologica contenuta quindi nella nazione iberica, ma sono molti coloro che esprimono il proprio scetticismo nei confronti di un ritorno alla normalità. In particolare gli imprenditori del settore turistico di Ibiza, hanno spiegato che potrebbero non riaprire discoteche e locali notturni, fino a che non ci sarà un vaccino efficace appunto contro la pandemia di coronavirus. Ad affermarlo è stato José Luis Benitez, il direttore generale della Fev, la Spanish Wine Federation, in un’intervista televisiva andata in onda nelle scorse ore durante il programma Bona Nit Pitiuses. Benitez si dice preoccupato dal fatto di non poter mantenere le adeguate distanze di sicurezza, di conseguenza, per la riapertura al popolo della notte è ancora presto. Intanto è uscito allo scoperto il premier Pedro Sanchez, che ha criticato l’Italia, accusandola di essere ripartita nonostante i contagi siano ancora alti.

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CORONAVIRUS SPAGNA, SANCHEZ: “L’ITALIA HA AVUTO TROPPA FRETTA”

Parlando ai microfoni del quotidiano El Pais, il primo ministro iberico ha spiegato: “L’Italia va troppo in fretta nella de-escalation, magari andrà tutto bene però stanno rischiando molto”. Sanchez ha aggiunto che i contatti fra i due Paesi sono continui e proficui, ma secondo lo stesso la nostra penisola ha avuto un po’ troppa fretta ad uscire dalla fase 2. In Spagna si fanno intanto i conti anche con i gravissimi danni economici provocati dall’epidemia di covid-19, ed è sempre El Pais ad evidenziare come il debito pubblico possa salire a livelli mai visti dal secolo scorso. “Come Paese – le parole di Ignacio Conde-Ruiz, professore all’Università Complutense di Madrid e vicedirettore della Fondazione degli studi di economia applicata (Fedea), riportate dall’agenzia Nova – dobbiamo decidere se smantellare parte dello Stato sociale o aumentare le entrate”. Il calo del Pil è stimato per il 2020 al 9.2%, mentre il debito dovrebbe aumentare del 115.5% del prodotto interno lordo e del 10.3% del deficit.

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