Coronavirus, studio San Matteo/ “L’Eparina non funziona sugli obesi, ecco perchè”

- Davide Giancristofaro Alberti

Uno studio del San Matteo di Vigevano ha analizzato il fallimento del trattamento dell’eparina nei pazienti obesi affetto da covid

Laboratori San Matteo Pavia
Laboratori ospedale (LaPresse, 2020)

Uno studio ha fatto chiarezza in merito al fallimento della terapia con l’eparina sui pazienti malati di coronavirus. Come si legge oggi, 5 agosto, sull’NMCD, Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases Journal, è stata effettuata una ricerca presso l’istituto clinico Beato Matteo di Vigevano, nel pavese, in cui è stato evidenziato che un livello basso di antitrombina nei pazienti covid obesi, spiegherebbe appunto il fallimento della terapia suddetta con l’obiettivo di scongiurare la trombosi venosa e l’embolia polmonare, quelle che sono considerate le prime cause di mortalità legata all’infezione da Covid-19. Il team di ricercatori è stato guidato dal dottor Carmine Gazzaruso, responsabile delle Unità Operative di Diabetologia, Endocrinologia, Malattie Metaboliche e Vascolari, ed ha riguardato 49 pazienti affetti da coronavirus. Partendo dal fatto che la mortalità per trombosi rimaneva alta nonostante l’eparina, i medici hanno cercato di capire quali fossero i fattori comuni a tutti i soggetti deceduti.

CORONAVIRUS, EPARINA SUGLI OBESI: LIVELLI BASSI DI ANTITROMBINA E BMI SUPERIORE AI 30

Il primo elemento saltato subito all’occhio è stato il livello molto basso, inferiore agli 80 (la normalità è fra gli 80 e i 100), di antitrombina, una proteina che permette il giusto funzionamento dell’eparina. Altro elemento in comune fra i 16 soggetti era il BMI superiore a 30, un indice di massa corporea che a quei livelli evidenziava una forma di obesità da lieve a severa. Da qui si è appunto arrivati alla conclusione che molti soggetti obesi sono i più colpiti dalla carenza di antitrombina, e di conseguenza, il “flop” dell’eparina. Il dottor Carmine Gazzaruso ha commentato: “I dati – si legge su insalutenews.it in data odierna, 5 agosto – suggeriscono innanzitutto come l’AT sia fortemente associata alla mortalità nei pazienti affetti da Covid-19. Inoltre, l’AT può essere ciò che lega l’obesità e la prognosi infausta nei pazienti con coronavirus”. Un’indagine molto preziosa quella condotta dall’istituto di Pavia: “Il nostro studio – sottolinea a riguardo Gazzaruso – apre la strada ad altre ricerche relative all’antitrombina, che può diventare un marcatore prognostico e un bersaglio terapeutico per la cura del Covid-19”.

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