CORONAVIRUS/ Tamponi, mascherine, respiratori: meno decreti, e testa bassa

- Monica Mondo

Mascherine, respiratori, tamponi: tutto questo si doveva mettere in campo da metà gennaio. E non è stato fatto. Adesso serve più umiltà

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E’ imbarazzante far muovere i giudizi quando qualsivoglia pensiero si merita la reazione ”sciacallo”, “in questa situazione dobbiamo essere uniti”, come se andare uniti a sbattere la testa forse una consolazione.

Tuttavia, ricordo che il termine “critica” deriva dal greco e significa “giudicare”. E anche se “chi sono io per giudicare” è stato usurpato al Pontefice per bollare come inopportune tutte le riflessioni che possono disturbare il manovratore, vorrei giudicare con voi, domande aperte, alcune questioni.

Tutti, sottovoce, si chiedono perché mai abbiamo il più alto numero di morti al mondo. E la risposta quasi annoiata dei conferenzieri quotidianamente ci dice: “abbiamo l’età media più alta”. Eh no, non vale. Tutti i vecchi che sono morti vivevano benissimo, e molti non erano affatto vecchi.

Tutti si chiedono come mai vengano fatti così pochi tamponi per isolare i positivi asintomatici, e ci dicono che non serve, quando altri scienziati affermano che serve eccome. E allora ci dicono che ne fanno tantissimi. Ma guardate i numeri, fate la conta: 100mila su 60 milioni, o anche solo su tutti gli abitanti di Bergamo, sono tanti? E sappiamo bene che i tamponi vengono fatti e rifatti tre, quattro volte alla stessa persona, per sapere se è uscita dalla positività. Dunque, il numero di quelli effettivi cala ancora.

I posti in terapia intensiva: non è vero che siamo al completo, ci confermano. Bene, ma allora perché ogni giorno sentiamo medici e infermieri sfiniti che dicono che non c’è più un posto libero? E se la situazione, puta caso nel Lazio, è sotto controllo, perché la fila delle ambulanze davanti ai pronto soccorso, cariche di pazienti probabilmente positivi che non possono entrare perché non c’è più posto?

Per non dire delle mascherine! “Ah, le mascherine!”. Ci tranquillizza sapere che il nostro ministro degli Esteri si premura di farci conoscere il suo impegno a reperirle. Sarebbe il suo lavoro, però poteva sbrigarsi prima. Ci risulta invece che quelle in arrivo sono doni da altri paesi, una volta tanto, o stanno producendole forsennatamente in aziende del Nord. Non ci si poteva pensare per tempo? Perché si sono aspettati 20 giorni? Senza contare il mese precedente, quando si stappavano aperitivi e si facevano video per dire che Milano non si fermava, e andrà tutto bene.

Mascherine, respiratori, terapia intensiva, tamponi. Tutto questo si doveva mettere in campo da metà gennaio. E non è stato fatto. Come, colpevolmente, non sono state adottate le misure necessarie con decisione e tempestività: bloccare le zone della Lombardia, non i paesini, ma le zone, e la Lombardia stessa per non estendere il contagio a tutta Italia, impedendo a chi voleva tornare verso il Sud di viaggiare su treni affollati.

Privazione della libertà? Perché, invece, impiegare i droni per beccare i malcapitati o i furbetti che violano il coprifuoco cosa sarebbe? A proposito di libertà: vorremmo anche stare tutti a casa, a patto di ricevere lo stipendio. Anche se abbiamo un ristorante, un bar, una partita Iva e ci hanno sospeso il contratto. Le misure economiche messe in campo sono tardive e insufficienti.

Capisco, siamo poveracci, la situazione è drammatica, sparare sulla Croce Rossa, metaforicamente, è inutile. Ma quando si chiedono ai cittadini sacrifici enormi – e non parlo solo dello star chiusi in casa – allora bisogna mettersi sullo stesso piano, chiedere scusa, dire ci dispiace, è durissima e non potevamo sapere. Che il coronavirus è assolutamente democratico: colpisce tutti, ricchi e poveri, potenti e non: solo che i ricchi e i potenti il tampone se lo fanno fare subito, chissà perché, a tutti gli altri dicono di aspettare buonini a casa, e poi quando arriva il ricovero è troppo tardi.

Ma così non si parla, tutti uniti! A dire bravi, complimenti. L’unica cosa che dovremmo dire è: svegliatevi, non diteci bugie, smettetela di pavoneggiarvi, che proprio non ce n’è motivo. Meno dirette facebook, meno decreti, testa bassa, con umiltà.  Categoria cristiana, peraltro, dato che ci è chiesta la pazienza, il perdono, l’obbedienza, tenete conto anche dell’umiltà.

A proposito di fede, molti mi hanno scritto riguardo a una riflessione sul perché mai dobbiamo accettare di andare liberamente dal ferramenta e ci fermano se entriamo in chiesa. Dato che il Papa ha detto con chiarezza che le vuole aperte, e nessuno gli ha dato contro, anzi, la tv di Stato ha perfino deciso di mandare in onda la sua Messa mattutina da Santa Marta, mi chiedono reazioni, prese di posizione…

Ecco, io non ne ho viste. Mi spiace, vorrei, ma non ne ho viste. Se ne avete notizia, raccontiamocele.

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