CORONAVIRUS UK/ “Tutti a casa” ma le misure italiane non fermano il virus

- Cristina Balotelli

Boris Johnson in un drammatico discorso alla televisione inglese ha lanciato un grido “dovete stare a casa!”. Scattano le misure restrittive, il Regno Unito chiude. Tra gli errori.

Boris Johnson
Boris Johnson (Foto: Lapresse)

LONDRA – “Dovete stare a casa”. Con tono solenne Boris Johnson ha informato i britannici che nel Regno Unito scattano le misure restrittive: si potrà uscire solo per comprare l’essenziale, come cibo e medicine, per fare esercizio fisico (da soli) una volta al giorno, o per recarsi al lavoro solo se assolutamente necessario. Per almeno tre settimane resteranno aperti soltanto supermercati e farmacie.

In poco tempo siamo passati dal consiglio benevolo all’ordine perentorio. Dieci giorni fa il premier era ancora riluttante a vietare concerti e partite o a chiudere le scuole. Otto giorni fa i suoi consulenti scientifici spiegavano al pubblico la teoria dell’immunità di gregge, per cui se almeno il 60% della popolazione venisse contagiata si potrebbe contrastare il ritorno del coronavirus in una seconda ondata, sviluppando gli anticorpi. Mentre la maggior parte della popolazione, sana e giovane, avrebbe sperimentato il Covid-19 con sintomi leggeri, si consigliava agli anziani con più di 70 anni e a chiunque avesse problemi di salute di tapparsi in casa per almeno tre mesi. Poi è arrivata la chiusura di pub, ristoranti e altri locali. Nel fine settimana, il premier comunicava che il governo stava per chiedere a un milione mezzo di cittadini vulnerabili (per salute e per età) di isolarsi dal resto del mondo nelle proprie case, mentre gli altri sarebbero stati ancora liberi di circolare. E ora il drammatico cambio di registro: “You must stay at home”. Cosa è cambiato?

Prima considerazione: in questi giorni i contagi sono schizzati a un livello simile a quello visto in Italia due settimane fa. Alcuni ospedali della capitale hanno lanciato allarmi, troppi ricoveri. Il governo aveva fatto male i conti? Non si aspettava un’evoluzione così rapida della situazione?

Seconda considerazione: in barba ai consigli del premier (evitare contatti sociali, assembramenti e viaggi non essenziali) molti hanno approfittato del bel tempo nel fine settimana per affollare i parchi e le località turistiche. Il web si è riempito di foto che mostravano assembramenti di allegre famigliole, come se l’epidemia fosse un problema di altri. Ora, possibile che Johnson facesse davvero affidamento sul senso di responsabilità del popolo?

Eppure l’esempio dell’Italia qualcosa avrebbe potuto insegnare. Come mai tanti paesi in Europa si ostinano a non voler imparare da quello che accade nel proprio cortile di casa (non in Cina)? O chiudi davvero tutto, o tieni tutto aperto. Lo si è visto in Italia: la gente disobbedisce. Il britannico non è più responsabile dell’italiano. Com’era ampiamente prevedibile, anche qui ora toccherà alla polizia far rispettare i divieti. Ci saranno multe. E ci sarà chi le prenderà.

Terza considerazione: proprio in questi giorni sono arrivati dall’Italia i primi numeri che mostrerebbero un calo dei contagi. Il governo britannico ne sta tenendo conto? Siamo arrivati alle stesse misure e ci ritroviamo con problemi simili. In primis, quello di una sanità pubblica impreparata di fronte a un’emergenza senza precedenti e che paga il prezzo di dieci anni di tagli continui e miopi dei fondi pubblici.

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