CORONAVIRS USA: 1.711 MORTI E 104.837 CASI/ “A New York un morto ogni 17 minuti”

- Davide Giancristofaro Alberti

Coronavirus Usa: 104mila casi, crescono sempre più i positivi. Fanno paura in particolare New York e Washington: le ultime

conferenza stampa donald trump coronavirus usa
Donald Trump (LaPresse)
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E’ di 1.711 morti e 104.837 casi positivi l’ultimo bilancio sull’emergenza coronavirus negli Usa. Massima preoccupazione per New York, dove si registra un morto ogni 17 minuti secondo la stampa americana, ma è tutto il Paese a dover fare i conti con le conseguenze dell’epidemia. Nella metropoli, infatti, i casi positivi sono oltre 26.600, di cui 5.250 ricoverati in ospedale. L’area più colpità è invece quella Queens con 8.529 casi. E inizia a serpeggiare paura tra le autorità: come spiega Cnbc, sempre più dipartimenti di Polizia devono fare i conti con agenti positivi al coronavirus. «Non credo che sia sbagliato dire che gli agenti abbiano paura ad andare lì fuori», le parole di Manny Ramirez, presidente dell’Associazione degli ufficiali di polizia di Fort Worth. Il bilancio al momento è di 690 ufficiali e agenti infettati, l’Associated Press ha inoltre evidenziato che il bilancio di questa settimana è fermo a 40 autorità positive. (Aggiornamento di MB)

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CORONAVIRUS USA: “NEW YORK RISCHIA DI DIVENTARE PEGGIO DI WUHAN”

Più di 104 mila casi in Usa, l’emergenza coronavirus continua a preoccupare seriamente il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump. Anche perché, se il tasso di crescita dei casi dovesse proseguire a questo ritmo, l’area metropolitana di New York potrebbe toccare numeri ben più alti e allarmanti rispetto a Wuhan in Cina o alla regione Lombardia in Italia. Una situazione decisamente preoccupante e seria secondo il New York Times, che sottolinea le difficoltà di New York nell’appiattire la curva di casi, al contrario di quanto accaduto in Cina o in Lombardia. “Non c’è garanzia che il trend continuerà. E’ possibile che il distanziamento sociale rallenterà o fermerà la crescita di casi“, aggiunge il New York Times. Intanto in USA è stato stanziato un budget di  2.000 miliardi di dollari per far fronte all’emergenza. (Aggiornamento di Jacopo D’Antuono)

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CORONAVIRUS USA: CRESCONO A DISMISURA I CASI

Crescono a dismisura i casi di positivi al coronavirus negli Stati Uniti. Dopo che ieri oltre oceano sono diventati la nazione con più contagi al mondo, gli ultimi dati aggiornati parlando di una quota immane: sfondati i 100mila infetti, per l’esattezza 104.837. Sembrano passati anni luce da quando Donald Trump derideva il covid-19, definendolo una semplice influenza, ma in realtà si tratta di appena una decina di giorni fa. Nel frattempo sono cambiate molte cose, gli Stati Uniti sono stati messi in lockdown, a cominciare da New York, l’epicentro dell’epidemia, dove i contagi sono quasi il 50% di quelli dell’intero paese, ma anche nello stato di Washington, in New Jersey e in Florida la situazione sta peggiorando ogni giorno che passa. Per salvaguardare l’economica, il tycoon ha firmato, trasformandolo così in legge, il più grande pacchetto di aiuti mai realizzato nella storia da nessun’altra nazione, Usa compresi: 2.000 miliardi di dollari per contrastare le conseguenza gravissime dell’epidemia da coronaviris.

CORONAVIRUS USA, IL PACCHETTO DI AIUTI PER FAMIGLIE E IMPRESE

Le misure introdotte dall’amministrazione trump sono diverse, a cominciare da un assegno di 1.200 dollari per ogni cittadino americano fino a 75.000 dollari, con l’aggiunta di 500 dollari per ogni figlio a carico. Nei confronti delle piccole imprese, invece, sono stati fissati prestiti a garanzia statale per oltre 350miliardi di dollari. Il presidente degli Stati Uniti, come riferito dall’edizione online di Skytg24.it ha spiegato che gli stimoli “concederanno l’aiuto di cui c’è urgentemente bisogno”. Intanto, invocando un trattato apposito, il governo Trump ha ordinato a numerose aziende di riconvertire la propria produzione per realizzare dispositivi di protezione sanitari. Fra queste anche il colosso General Motors, a cui è stato ordinato di produrre respiratori da utilizzare nelle terapie intensive.

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