CORONAVIRUS/ Volontariato e il caso Banco Alimentare: un modello su cui ricostruire

- Gabriele Sepio

Il mondo del volontariato si trova in prima linea ad affrontare l’emergenza coronavirus. E gli operatori del sociale devono essere valorizzati

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Presidio di emergenza anti-coronavirus (LaPresse)

Mai come in questo momento il terzo settore si trova in prima linea ad affrontare l’emergenza. Una schiera di volontari e operatori, che da sempre quotidianamente e in modo silenzioso si prende cura delle fragilità, e che ora diventa sostegno essenziale per un Paese spaventato nel suo momento di massimo bisogno. Le difficoltà che stiamo vivendo impongono alcune riflessioni sul ruolo del terzo settore italiano e su quello degli oltre 5 milioni e mezzo di volontari, a partire dalle risorse su cui questo mondo potrà contare in questa delicata fase e nel periodo post emergenziale.

La decisione della Cei di donare mezzo milione di euro proveniente dai fondi dell’8xmille destinati alla Chiesa cattolica, per sostenere l’attività della rete del Banco Alimentare apre la strada ad una prima analisi che tiene conto innanzitutto della necessità di intervenire urgentemente mettendo a disposizione risorse a favore di chi opera in settori strategici. Settori in grado di fare fronte alle esigenze primarie, come alimentazione e salute, basate prevalentemente sul lavoro dei volontari e sulle erogazioni a titolo gratuito di beni.

È fondamentale in questo momento non interrompere la catena delle donazioni per finalità sociali e permettere alle reti di raccolta di continuare senza sosta a fornire beni per chi si trova nel bisogno. Un sostegno importante che arriva grazie ai provvedimenti adottati a partire dal 2016, fino alle ultime novità del 2020 in tema di economia circolare per fini sociali. Mai come in questo momento stiamo percependo il valore sociale dei beni, ci preoccupiamo di utilizzarli al meglio e di ottimizzare le risorse. Un diverso modo di pensare a ciò che abbiamo, che difficilmente verrà meno subito dopo la fine dell’emergenza sanitaria e che potrebbe costituire la base proprio per un nuovo rinascimento dell’economia circolare. Minori sprechi e percezione del valore del dono come pilastro di una solidarietà che non deve essere solo una risposta all’emergenza, ma un modello su cui ricostruire e ripensare l’impianto della nostra società e del nostro sistema economico.

A questo fine sono diretti i vantaggi fiscali e le semplificazioni burocratiche introdotte grazie alla cosiddetta “Legge antisprechi” (n. 166/2016) e alla riforma del terzo settore, entrambe rinnovate a modificate proprio nel 2020. Il paniere dei beni donabili dalle imprese per fini sociali è stato ampliato. Non si parla più solo di alimenti e farmaci, ma anche di elettrodomestici, giocattoli, libri, computer e tanto altro.

Sul versante delle persone fisiche, invece, per la prima volta è stata introdotta una misura che mette sullo stesso piano chi effettua erogazioni in denaro con chi dona beni. Donare 100 euro o un pacco alimentare dello stesso valore consente di godere degli stessi benefici fiscali. Un passo importante, dunque, per costruire un modello culturale inclusivo e solidale.

Un altro aspetto importante riguarda il lavoro nel terzo settore che coinvolge ormai quasi un milione di persone. Mai come ora si percepisce l’importanza di valorizzare gli operatori del sociale, ristabilendo una condizione di parità tra chi lavora in questo campo e chi lo fa nelle tradizionali attività produttive. Per troppo tempo ci si è confrontati con un modello culturale sbagliato, considerando il lavoro nel sociale come una scelta residuale, quasi necessitata dall’impossibilità di trovare altre strade.

In quest’ultimo periodo, con la riforma del terzo settore, la diffusione di contratti collettivi nazionali specifici e la presenza di disposizioni ad hoc volte a regolamentare i limiti alla retribuzione, si sta assistendo finalmente ad un cambio di tendenza. Il terzo settore inizia gradualmente ad acquisire una dignità maggiore anche quando si parla di lavoro.

Questa fase di emergenza porta con sé un altro messaggio importante, legato al ruolo dei volontari. Una macchina solidale chiamata a garantire anche nelle situazioni più complesse la continuità nell’assistenza alle persone a maggiore rischio di esclusione sociale. Un meccanismo, tuttavia, quello del volontariato, che presenta profili di fragilità che vanno tenuti in considerazione per migliorare in prospettiva l’attività degli enti.

Molti di questi infatti, a causa dell’età media piuttosto alta dei volontari e delle condizioni emergenziali che stiamo vivendo, hanno visto ridursi considerevolmente il numero delle persone in grado di offrire supporto. I volontari pienamente operativi stanno gestendo una mole di lavoro che copre più del triplo delle attività generalmente svolte.

In questa direzione vanno alcune misure già adottate. Si pensi alla scelta, inserita nel Dpcm del 9 marzo scorso, di eliminare l’incompatibilità tra il ruolo di lavoratore e quello di volontario. Al fine di consentire agli enti, specie in questa fase in cui vi è una forte carenza di personale, di contrattualizzare i volontari e remunerarli per le ore lavorative svolte.

Questo potrebbe non essere sufficiente. Va considerato infatti che l’apporto dei volontari in settori nevralgici per il Paese, come può essere la raccolta di beni di prima necessità o i servizi sanitari e socio-sanitari, va garantito in forma permanente proprio per fornire risposte adeguate nei momenti di maggiore criticità per la popolazione. Questa garanzia deve essere avviata attraverso un meccanismo di tutela costante, assicurando lo svolgimento di alcune attività di interesse generale senza dover contare necessariamente solo ed esclusivamente sulla preparazione e affidabilità degli enti del terzo settore.

A tal fine, seppure con gli opportuni adattamenti, si potrebbe prendere spunto dalla disciplina prevista per la protezione civile e iniziare a valutare seriamente la possibilità di inserire specifiche tutele per tutti quei lavoratori subordinati che, in aggiunta alla propria attività, sono impegnati come volontari in specifici settori ritenuti di interesse generale e strategico.

Di fronte alle difficoltà del momento, insomma, è possibile rimeditare alcuni aspetti del nostro modello sociale a partire dal ruolo del terzo settore, valorizzando i principi di sussidiarietà e solidarietà sui cui la costituzione ha fondato l’apporto dei corpi intermedi.



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