Corpi nudi e trans affissi da femministe a Bologna/ Capezzoli e parti intime in vista

- Alessandro Nidi

Il consigliere comunale di Casalecchio di Reno, Umberto La Morgia: “Risultato trash e in alcuni casi osceno”

pride month gay pride
1969, Rivolta di Stonewall. Qui il Gay Pride (LaPresse, 2019)

Corpi nudi e transgender affissi in pieno centro a Bologna, in via Indipendenza: si chiama “La lotta è Fica” ed è l’appendice di un progetto di public art avviato da femministe con il gruppo “CHEAP”, fondato nel 2013 nel capoluogo emiliano. Fra le rappresentazioni si vedono un uomo senza vestiti con le parti intime femminili e sei capezzoli disseminati lungo il tronco, due uomini con la coda da sirena che si baciano e ragazze seminude con la bocca coperta da una mascherina. Come si legge nella presentazione dell’iniziativa sul sito del gruppo, tale iniziativa ha l’obiettivo dirappresentare il femminismo intersezionale, antirazzista, body e sex positive. Nei poster sono rappresentate le lotte femministe che intersecano antirazzismo, sguardo queer sui generi, e dove entrano i corpi delle donne, corpi trans e corpi eccentrici”. Al di là delle differenti opinioni sul tema, le femministe paiono avere centrato l’obiettivo: chiunque transiti di lì, non può fare a meno di osservare le installazioni.

CORPI NUDI E TRANS A BOLOGNA, LA POLITICA LOCALE: “RISULTATO TRASH”

Come riferito sulle colonne de “Il Giornale”, Umberto La Morgia, consigliere comunale di Casalecchio di Reno, si è detto fortemente contrario a tale progetto. Se l’intento era di essere cheap ci sono sicuramente riusciti – ha commentato –. Questi manifesti affissi a Bologna sono un’amalgama di slogan populistici sul capitalismo, colonialismo, razzismo e transfemminismo. Il risultato è trash e in alcuni casi osceno, come il poster dell’uomo nudo con la vagina. Stento a credere che ci siano uomini, donne o persone transgender che si sentano veramente rappresentati da questo tipo di comunicazione”. Secondo “CHEAP”, con il lockdown sarebbe aumentata la percezione e la discriminazione delle diversità di genere a causa delle scuole chiuse, che hanno rivoluzionato le famiglie e costretto alcune mamme ad abbandonare il proprio posto di lavoro, senza dimenticare l’aspetto delicato delle violenze domestiche, cresciute a dismisura nell’ultimo periodo e troppo spesso passate sotto silenzio.



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