COSA MI LASCI DI TE/ Il film sulla fede che aiuta a vivere la sofferenza

- Chiara Pajetta

Il film dei fratelli Erwin, disponibile sulla piattaforma digitale Prime Video, racconta una storia vera americana che aiuta in questi tempi difficili

cosa mi lasci di te WEB1280 640x300
Una scena del film

In questo tempo non facile in cui siamo costretti a vivere sospesi e sono chiuse attività (come le sale cinematografiche) che normalmente contribuiscono a rendere gioiosa e significativa la nostra esistenza, anche scegliere un “buon film” a casa può fare la differenza. Se poi si tratta di una storia vera e pure edificante, allora lo sguardo è più attento e cerca di cogliere, aldilà dei limiti che una pellicola può avere, spunti interessanti anche per la nostra condizione odierna. Ci riferiamo a Cosa mi lasci di te, film diretto dai fratelli Andrew e Jon Erwin, basato sulla vita del cantautore Jeremy Camp, la più nota star della christian music contemporanea. Sì, perché negli Usa la musica contemporanea cristiana è molto seguita e premiata, un fenomeno da noi praticamente assente.

Musica e cinema in questo caso sono lo specchio di quella che è stata l’America di Trump, messa in difficoltà dalla tormentata uscita di scena del tycoon e apparentemente sconfitta, ma che in realtà sopravvive a lui e testimonia un modo di affrontare le difficoltà e le sofferenze della vita a partire dalla fede. I still believe, titolo originale dell’opera cinematografica e della struggente canzone di Jeremy che ne segna la colonna sonora, dice già tutto. “Io credo ancora”, malgrado il dolore, le avversità. È la certezza del cantautore statunitense, che agli inizi della sua carriera ha incontrato un grande amore, ricco di promesse e felicità, e l’ha visto scomparire in un attimo.

Il film potrebbe apparire un semplice teen-drama, una storia di eros e thanatos che ripercorre le vicende sfortunate di due giovani ventenni. Si incontrano al Calvary Chapel Bible College, università californiana di stampo religioso evangelico, ed è amore a prima vista, tra di loro e per la musica. Ma Melissa, la bella innamorata, si ammala di cancro, e tutte le loro speranze e attese sono di colpo segnate dall’incertezza e dall’angoscia. Proprio qui si insinua la novità, la possibilità di un’esperienza diversa, che nasce misteriosamente dalla presenza della Fede, vissuta con pienezza da entrambi, non senza battaglie e travagli profondi.

Jeremy, ancora giovanissimo, con grande coraggio e determinazione decide di sposare la sua Melissa, per starle accanto nella dimensione dell’eternità, nella gioia e nel dolore. Del resto ambedue, provenienti da famiglie profondamente credenti, sanno che la sofferenza è parte della vita (Jeremy ha un fratello disabile accolto in famiglia come un dono, con tanta pazienza e tenerezza). Questo atteggiamento di profonda accettazione di ogni circostanza che ci viene data di vivere, spingerà i due protagonisti a condividere con altri le loro speranze e le loro delusioni, ma soprattutto permetterà loro di scorgere il miracolo che accade come stupore imprevisto e gratuito.

Melissa infatti in un primo tempo guarisce inspiegabilmente dal tumore, ma poi si riammala e non si riprenderà più. Eppure nella sua condizione afferma con sicurezza: “Continuo a pensare che se la vita di una sola persona cambierà grazie a quello che sto attraversando, ne sarà valsa la pena”. Innanzitutto ha cambiato il suo sposo, che con un autentico e profondo dialogo con Dio (anche in musica) ha mantenuto la speranza e la gioia nella vita, anche dopo la scomparsa della sua amata.

Oggi il vero Jeremy Camp, 43 anni, è legato alla seconda moglie Adrienne, da cui ha avuto tre figli, incontrata proprio grazie alla storia di Melissa. Continua a cantare sui palchi la bellezza della fede. Certo, il film nella versione italiana “addomesticata” e laicizzata non parla direttamente della sua esperienza religiosa; anzi, il nome stesso di Dio è sostituito da termini come “universo” e “destino”, ma allo spettatore attento non sfugge la potenza dello sguardo al Creatore dei due ragazzi, anche se preghiere e riferimenti biblici dei protagonisti sono stati sistematicamente sfumati. La religiosità profonda e combattuta di Jeremy è invece ben evidente nella versione originale (christian movie). Per il mercato italiano la società di distribuzione ha scelto quella riadattata e riconfezionata, per rendere la storia più commerciale e sostanzialmente politically correct: il genere christian da noi sarebbe ritenuto pericolosamente divisivo e troppo di nicchia. Anche se in America il successo del film è stato clamoroso, forse anche per gli attori (KJ Apa e Britt Robertson), molto popolari tra i giovani.

Ma poiché di storia vera si tratta, resta pur sempre una credibile testimonianza di come la fiducia in Dio apra le porte alla speranza, soprattutto nelle situazioni più drammatiche e dolorose. “Non importa se sei credente o no… tutti soffrono il dolore. Il dolore è universale. Io l’ho provato e ciò che mi ha fatto superare quel momento è stato il mio legame con la fede”. Così ha dichiarato con decisione Jeremy Camp, che dal rapporto profondo con il Padre è stato sostenuto nelle più dure battaglie che ha dovuto sostenere. I testi delle canzoni che ha composto durante la storia d’amore con Melissa – riproposti nel film – mostrano come la musica stessa partecipi di quella Fede “temprata e mai distrutta dal dolore”. 

Allo spettatore dell’era Covid, aldilà di qualche ingenuità nei dialoghi e nella sceneggiatura della pellicola, resta alla fine il sapore buono del racconto di ciò che hanno vissuto due giovani sostenuti da una speranza indistruttibile. Una prospettiva che spalanca la vita anche a noi, in questi tempi così difficili.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI



© RIPRODUZIONE RISERVATA