“Cos’ho fatto? Sono pentito”/ Parla il 17enne creatore della chat pedofila e razzista

- Alessandro Nidi

“La Repubblica” ha intervistato il 17enne reo di avere creato il gruppo WhatsApp sul quale sono circolati video e immagini raccapriccianti

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Immagine di repertorio (Foto: Pixabay)

“The Shoah party”, la chat degli orrori frequentata da una ventina di ragazzi (la maggior parte minorenni) e in cui i partecipanti si scambiavano video a luci rosse e inneggiavano al nazismo e al fascismo, veicolando ideali razzisti e antisemiti, è stata creata da un giovane ragazzo di appena 17 anni e appassionato di fisica quantistica, che, al di là di qualsiasi giudizio sul suo comportamento, si è reso conto di avere commesso un errore enorme. Lo rivela lui stesso sulle colonne dell’edizione torinese del quotidiano “La Repubblica”: “L’anno scorso ho voluto aprire un gruppo per mandare sticker e meme, le immagini con testo e battute sopra, per scherzare di tutto e tutti. All’inizio aveva tutt’altro scopo, solo far incontrare gente e fare ironia. Dopo invece i contenuti sono cambiati e mi facevano ribrezzo, ma non ne sono uscito per pigrizia. Non pensavo che mi avrebbe comportato responsabilità fare l’amministratore della chat. Ho sempre pensato che sui social network e su Internet ognuno sia responsabile per ciò che scrive. Inizialmente scrivevo anche io e facevo battute, ma poi ho abbandonato a se stesso il gruppo”.

CHAT PEDOFILA E RAZZISTA: “COS’HO FATTO?”

Il ragazzo 17enne di Torino, creatore della chat pedofila e razzista, ha spiegato a “La Repubblica” che “il mio errore è stato quello di cancellare i file raccapriccianti dal mio telefono e di non uscire. Io potevo soltanto buttare fuori la gente o nominare amministratori altre persone. Ma pensavo che l’unico problema fosse che quelle immagini fossero sul mio telefono: così facevo con tutto quello che era violento o non di mio gusto, cancellavo immediatamente. Mi turbava, lo tiravo via con il dito”. Il minorenne ha rivelato di essere a conoscenza del fatto che circolassero video raccapriccianti su quella chat, ma di aver sempre ignorato il tutto, pensando non fosse sua responsabilità occuparsi della rimozione. Davanti alle forze dell’ordine ha asserito: “Cosa ho fatto? Li per lì non ho collegato. Poi hanno pronunciato quella parola, pedopornografia, e ho capito. Ho letto le accuse: mi sono sentito svenire. Da allora non dormo la notte, ho vomitato per l’ansia. Sono pentito, so che ho sbagliato: ora andrò dallo psicologo, starò lontano per un po’ dal cellulare e per sempre dalle chat”.

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