Covid attacca cervello/ “Problemi cognitivi e psichiatrici, anche pensieri suicidi”

- Chiara Ferrara

Il Covid-19 attacca anche il cervello: gli studi condotti dalla dott. Maura Boldrini negli Stati Uniti evidenziano problemi rilevanti

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Uno studio condotto dalla dottoressa Maura Boldrini, neuroscienziata della Columbia University, presso l’Istituto Psichiatrico dello Stato di New York dimostra che il Covid attacca anche il cervello. L’esperta, secondo quanto riporta il Los Angeles Times, ha raccolto nel suo laboratorio più di 40 organi, che appartenevano a persone morte a causa del virus, al fine di analizzarli e comprendere quali effetti possa avere avuto quest’ultimo sullo stato cognitivo e psichiatrico del paziente.

La malattia, infatti, è conosciuta principalmente per gli effetti che ha sui polmoni, ma quelli che provoca sul cervello non sembrerebbero essere meno rilevanti. Con l’avvento della pandemia, infatti, le persone risultate positive, soprattutto nel lungo periodo, hanno iniziato a segnalare una serie sconcertante di problemi cognitivi e psichiatrici: vuoti di memoria, affaticamento e una confusione mentale che è diventata nota come nebbia cerebrale. C’erano persino problemi più acuti, tra cui paranoia, allucinazioni, pensieri suicidi e psicosi. La dottoressa Maura Boldrini si è impegnata per spiegare scientificamente il perché di ciò.

Covid attacca cervello: lo studio della dott. Boldrini

Lo studio della dottoressa Maura Boldrini ha inizio dalla sintomatologia dei pazienti affetti da una sindrome di long Covid che attacca il cervello. “Sintomi molto strani”, sottolinea, soprattutto perché emergevano in persone adulte che non avevano una storia clinica che presentasse questo tipo di problemi. “È un tipo di sintomatologia molto diverso rispetto alle persone che hanno un’ansia normale”. I casi più gravi erano addirittura culminati col suicidio.

Le ricerche in merito alle cause per cui ciò avviene, ad ogni modo, sono ancora in corso. Gli esperti, al momento, hanno evidenziato soltanto alcune ipotesi. Se, da un lato, è dimostrato che il virus può arrivare a raggiungere la periferia del cervello, dove la barriera protettiva emato-encefalica si apre (ad esempio nel bulbo olfattivo, motivo per cui molti pazienti hanno difficoltà a percepire gli odori), dall’altro lato ci sono ancora dubbi in merito alla possibilità che possa penetrare più in profondità. Maura Boldrini e altri esperti, piuttosto, credono sia più plausibile che sia l’infiammazione, ovvero la risposta del sistema immunitario a un invasore, a svolgere un ruolo essenziale nel danno cerebrale sperimentato dai positivi al Covid.







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