COVID E GREEN PASS/ L’effetto “primavera araba” causato dalle bugie dei grandi media

- Alberto Contri

Le bugie dell’informazione allineata su Covid e green pass stanno mostrando crepe sempre maggiori. Gli italiani hanno capito che stampa e tv fanno politica

Manifestazioni no green pass
Manifestazione no green pass a Milano (LaPresse)

Se c’era bisogno di una riprova dello scollamento tra il paese reale, le istituzioni e gli organi di informazione, bastava leggere i giornali e guardare i tg di domenica 17 ottobre.

Si parlava di 200mila persone alla manifestazione di solidarietà alla Cgil, di poche migliaia alla manifestazione no-green pass di Milano, e della fine della protesta dei portuali di Trieste.

Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con le manifestazioni si poteva rendere conto della scorrettezza di simili informazioni. Non erano certo più della metà le persone a Roma, e soprattutto molte di più quelle a Milano, dove un’ininterrotta fiumana di gente contraria al green pass ha attraversato la città dalle 17 alle 22.30. Grazie alle telecamere di Brecciolini Network collegate in rete via Facebook, chiunque ha potuto vedere la complessiva tranquillità con cui si è svolta la manifestazione, composta da persone di tutte le categorie sociali e professionali, e molte famiglie con bambini, e tanti studenti universitari. Si sono viste ragazze offrire fiori ai poliziotti, improvvisi sit-in con balli e danze, anche stendardi con Padre Pio e immagini della Madonna. I diversi cordoni di poliziotti sono sempre stati seguiti senza poter documentare momenti di agitazione. Ciononostante, giornali e tg di domenica 17, della manifestazione di Milano hanno dato tutto lo spazio a un paio di piccoli tafferugli causati da un gruppo di anarchici che hanno costituito una porzione piccolissima di un’imponente e pacifica manifestazione durata cinque ore.

È davvero grave che chi governa il paese, con l’appoggio incondizionato di una informazione come minimo omertosa, ritenga sufficiente comportarsi come gli struzzi, mettendo la testa sotto la sabbia per non vedere quello che realmente sta bollendo nella pentola del corpo sociale.

Eppure ogni settimana le manifestazioni contrarie al green pass si infittiscono di partecipanti, sempre meno di facinorosi e sempre più di cittadini e famiglie con figli di tutte le età.

Questa notevole crescita di manifestanti si spiega solo con il fatto che tutta questa gente si tiene informata ignorando stampa e tv, mandandosi informazioni tramite i più diversi social network.

Che si tratti di documentazioni scientifiche validate che contraddicono le scelte sanitarie del governo, o di analisi che smascherano la debolezza giuridica del green pass, i social network stanno funzionando come al tempo della primavera araba, che era comunque un contesto del tutto diverso. Ma identico è il meccanismo che accese e accende la miccia della ribellione della gente comune: la frizione e l’incongruenza tra la cosiddetta narrazione mainstream e quella che corre sui social, ben più corrispondente alla realtà quotidiana. Dove l’efficacia dei vaccini è smentita dalla stessa Pfizer (che ammette una validità massima di 6 mesi), mentre sugli effetti avversi anche gravi emergono dati europei piuttosto allarmanti, alquanto in sintonia con l’esperienza di moltissime cerchie di conoscenti. Dato che una persona su 5 non risulta vaccinata, è poi evidente che le problematiche create dal green pass coinvolgono ogni famiglia, che viene inevitabilmente sollecitata a riflettere sull’evidente illogicità dei presupposti scientifici del passaporto vaccinale, che dura 12 mesi.

In rete circola il video delle discussioni tenute nella riunione pubblica indetta dall’Fda il 17 settembre scorso, in cui diversi esperti hanno affermato che gli effetti avversi sono dose/dipendente, per cui cresce la preoccupazione riguardo alla terza dose: “Ma come – si domanda l’uomo della strada – dato che funziona poco dobbiamo farne di più? E se non funziona più come in Israele e Inghilterra per via di una nuova variante, perché dovremmo iniettarci una terza dose?”.

Molta preoccupazione desta poi l’annuncio di voler vaccinare gli under 12, dato che sta spopolando in rete il video di un intervento tenuto in Senato dal prof. Frajese, endocrinologo dell’Università Statale di Roma, intitolato “Perché non vaccinerò mia figlia”, in cui si spiega che gli attuali vaccini, a causa della velocità di approvazione, non sono stati sottoposti ad analisi di farmacotossicità, genotossicità e carcinogenicità.

Altra grande perplessità è costituita dalla costante delegittimazione di farmaci come l’Ivermectina, che si stanno rivelando molto utili – in particolare in Giappone, India e Sudamerica – nello stroncare l’infezione nella fase precoce. Alle apodittiche dichiarazioni di Burioni, Pregliasco & co. (“non funziona”) si contrappongono 117 studi validati e controllati, di cui 61 peer-reviewed. La cosiddetta bufala che sarebbe un farmaco per cavalli è smentita dal fatto che esiste da sempre la formulazione per uso umano, mentre qualche improvvido americano che ha assunto la versione per uso animale al massimo ha avuto dei grandi mal di pancia.

In dieci anni i giornali hanno perso la metà delle copie, mentre la costante e crescente disinformazione praticata sul tema Covid ne sta fortemente indebolendo l’autorevolezza residua. Come se non bastasse, sulla rete circolano con dovizia di particolari le notizie dei conflitti di interesse dei principali virologi televisivi, oltre che la stroncatura internazionale del protocollo ministeriale “Paracetamolo e vigile attesa”, smentito anche in Italia dallo studio sulle cure alternative precoci pubblicato dal prof. Remuzzi, direttore scientifico dell’Istituto Mario Negri.

Last but not least, circolano anche le stentoree affermazioni del Prof. Andrew Pollard, direttore dell’Oxford Vaccine Center: “L’immunità di gregge è un mito irraggiungibile”. E con questo, tutto l’edificio costruito dal ministro Speranza risulta minato alla base.

In conclusione, siamo in presenza di un samizdat tutt’altro che a base di fake news come illustri editorialisti vorrebbero far credere, che alimenta ogni giorno di più i dubbi – e anche l’ira – di una fetta sempre più grande di popolazione. Che non appartiene (altro dato assai rilevante) al proletariato ignorante o a frange di stolidi no-vax, come testimonia la notevole percentuale di post critici con la politica vaccinale del governo che appaiono sui social network riservati alla classe dirigente del paese.

Il mare carsico si ingrossa di settimana in settimana, e sarebbe davvero un grave errore sottovalutarne le ragioni.

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