COVID E MELANOMA/ Casi gravi +20%, il rischio nascosto nei tatuaggi

- Ignazio Stanganelli

Il Covid ha portato a un aumento dei casi gravi di melanoma, che si nasconde anche nei colori di un tatuaggio. Il ruolo dell’Intergruppo melanoma italiano

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Tatuatore al lavoro (LaPresse)

Come è avvenuto in altre patologie oncologiche, la pandemia Covid-19 ha causato, oltre gli effetti specifici, anche un significativo ostacolo al normale funzionamento di servizi collegati al percorso diagnostico e terapeutico di questi pazienti.

Secondo i dati dell’Intergruppo Melanoma Italiano (Imi), pubblicati su Dermatology Reports 2021, in Italia, durante il trimestre del lockdown misurato (febbraio/aprile 2020) rispetto all’analogo trimestre 2019, si è osservata una riduzione consistente (-31,3%) del numero delle prime visite, del numero delle biopsie (-36,5%) e delle radicalizzazioni (-22,9%). Anche le diagnosi istologiche totali si sono ridotte di circa un quarto e quello delle terapie iniziate nel trimestre si è ridotto di circa un quinto (-20,8%). Al contrario, non c’è stata flessione nel numero di biopsie del linfonodo sentinella e una flessione, ai limiti della significatività, del numero di pazienti in trattamento.

Valutando separatamente le unità operative del Nord e quelle del Centro-Sud, si è osservato un quadro omogeneo di riduzione del numero di prime visite, biopsie, radicalizzazioni e diagnosi istologiche totali. In entrambe le aree non si è ridotto il numero delle biopsie per il linfonodo sentinella.

Due le differenze: il numero di nuove terapie sistemiche non si è ridotto in modo significativo al Nord, ma lo ha fatto (-23,7%) al Centro-Sud e il numero totale di pazienti in terapia si è mantenuto stabile al Centro-Sud, ma si è ridotto al Nord (-14%). Pertanto si è osservata – in fase di epidemia di Covid-19 – una consistente riduzione di alcune delle attività elettive di un gruppo di centri ad alta specializzazione per il melanoma cutaneo. In particolare, c’è stata una contrazione delle prime visite e, conseguentemente, delle biopsie che fanno seguito al sospetto di un melanoma e delle radicalizzazioni successive alla conferma istologica della biopsia. Allo stesso modo a seguito della flessione dell’attività clinica prevalentemente diagnostica si sono ridotte le diagnosi istologiche.

La riduzione di prime visite e del conseguente iter diagnostico può determinare un ritardo temporale nella diagnosi e uno shift di stadio, portando a melanomi a prognosi peggiore. I dati pubblicati dall’Irccs Idi di Roma dal 1° gennaio al 6 giugno 2020 (Ricci F. et al., JEADV 2020) hanno confermato un aumento significativo delle forme di melanoma a prognosi peggiore (melanomi nodulari e/o ulcerati) con un aumento significativo dello spessore di Breslow medio: da 0,88 mm nel pre-lockdown (dal 1° gennaio al 9 marzo) a 1,96 mm nella fase del post-lockdown (dal 4 maggio al 6 giugno). I dati della letteratura stimano una crescita media mensile dello spessore di Breslow di 0,50 mm/mese nelle forme di melanoma nodulare cosiddetto a rapida crescita.

Le implicazioni del ritardo diagnostico in queste forme sono evidenti. Questo rischio, sottolineato dalla comunità scientifica, ha portato a raccomandazioni per una ottimizzazione delle risorse e per una maggiore implementazione delle attività integrate tra territorio e centri di riferimento, in particolare attraverso la telemedicina.

Come è noto, il melanoma è un tumore maligno della pelle che si sviluppa dal melanocita, la cellula responsabile del colore della pelle. Può insorgere su cute apparentemente sana o dalla modifica di un neo preesistente.  La frequenza di questa neoplasia è in netto aumento in tutto il mondo: negli ultimi 15 anni il numero dei casi di melanoma è praticamente raddoppiato. Il suo sviluppo dipende da fattori genetici, fototipo chiaro, numerosi nervi melanocitici, esposizioni solari associate a scottature, fotoesposizione cronica con danno attinico.

In Italia, nella fascia di età inferiore a 50 anni, il melanoma è il secondo e terzo tumore più diagnosticato rispettivamente negli uomini 9% e nelle donne 7%. La sopravvivenza a 5 anni in Italia è pari all’86,78%. Nel 2020 si stimano, secondo i dati dell’Associazione Italiana Registri TUMori (AIRTUM), 14.863 nuovi casi di melanoma invasivo, in incremento del 20% rispetto al 2019.

In questa grande sfida oncologica, l’obiettivo principale dell’Imi è quello di contribuire all’approfondimento epidemiologico, preventivo, biologico, molecolare, diagnostico, clinico, terapeutico e sperimentale del melanoma con un approccio multidisciplinare e integrato.

Nel mese di maggio, storicamente dedicato alla prevenzione del melanoma, l’Imi si focalizza sul melanoma nascosto tra i colori di un tatuaggio. Una realtà sottovalutata considerando che in Italia ci sono circa 7 milioni di tatuati. Pertanto l’Imi invita appassionati del tattoo, tatuatori e medici a partecipare al webinar, in programma oggi, dal titolo “Il melanoma nascosto nel tatuaggio”.

Lo spunto è la storia di Massimo Amodio, che sarà al centro di un dibattito tra medici e tatuatori sulle regole da seguire per la salute degli amanti della body art. A peggiorare la situazione la chiusura dei centri autorizzati nelle zone rosse che ha fatto registrare un vero e proprio boom di abusivi.

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