Covid e Parosmia: odori e sapori distorti dopo mesi/ “E non esiste alcuna cura”

- Davide Giancristofaro Alberti

Tanti gli effetti negativi lasciati dal covid, fra cui la parosmia, la percezione di odori e sapori molto sgradevoli, associati a prodotti comuni e tutt’altro che fastidiosi

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Terapia intensiva (LaPresse)

Sono tanti i sintomi provocati dal covid fra cui, fra i più noti, la perdita dell’olfatto, detto anosmia, e quella del gusto, ageusia. Possono presentarsi in contemporanea o isolati, e di solito durano qualche settimana prima di regredire definitivamente. Come si legge su sanitainformazione.it, vi sono però una serie di pazienti il cui perdurare dei sintomi dura mesi, o ancor peggio, che subiscono il fenomeno cosiddetto della parosmia. Si tratta di un’anomalia olfattiva che consiste nel percepire in maniera errata gli odori, sentendo in maniera cattiva quelli normali (la cacosmia); inoltre si può percepire anche la disgeusia, ovvero, percezione di gusti spiacevoli.

E’ emerso che alcuni pazienti avrebbero avuto conati di vomito utilizzando normalissimi prodotti da bagna, ma anche difficoltà a gustare il cibo come si faceva pre-covid, e percezione distorta degli odori. «L’olfatto – spiega Vincenzo Silani, professore ordinario di Neurologia all’Università di Milano, primario della Unità Operativa di Neurologia all’Istituto Auxologico Italiano e membro della Società Italiana di Neurologia (SIN) – funziona tramite terminazioni nervose che si portano dal naso al bulbo olfattorio per poi raggiungere la corteccia che identifica i normali odori. Nella parosmia o cacosmia lo stimolo viene percepito come anomalo e talvolta come fastidioso».

COVID A PAROSMIA: “PUBBLICATO UNO DEI PRIMI LAVORI”

Si tratta di odori spiacevoli che «non hanno nessuna corrispondenza nella realtà», ma che derivano da un’errata afferenza sensoriale. «Abbiamo pubblicato uno dei primi lavori italiani sull’argomento – ha aggiunto il professor Silani – siglato da un nostro specializzando, il dottor Jacopo Pasquini, in cui esaminiamo la perdita di olfatto al tempo zero, ovvero quando il paziente si è ammalato e successivamente dopo quattro mesi». Il luminare ha spiegato che la maggior parte dei pazienti esaminati «ha mostrato di riprendere l’olfatto, vi è però una percentuale che non lo ha ripreso completamente o la ha ripreso in forma anomala. Si tratta ora di comprenderne le ragioni», con l’aggiunta di alcuni pazienti che ri-acquisiscono l’olfatto ma non completamente: «ma dopo qualche tempo comincia a sviluppare cacosmia». Come mai se ne parla solo adesso? Domanda lecita ovviamente, «La consapevolezza di questi disturbi – precisa l’esperto – è stata raggiunta a poco a poco perché in una prima fase ha predominato la necessità di salvare il paziente dalle espressioni più gravi del Covid-19, per cui questi sintomi sono spesso passati in seconda linea». Il problema è che al momento non vi è alcuna cura per trattare la parosmia: «Si può mirare ad attutire farmacologicamente il sintomo – conclude Silani – ma in termini terapeutici per ora non abbiamo che pochi suggerimenti per una cura risolutiva».



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