COVID E POLITICA/ Pandemia, green e finanza, l’informazione è (quasi) tutto

- int. Aldo Giannuli

Pandemia, passaggio all’economia green, nuova crisi finanziaria. E conseguenze geopolitiche indotte da poteri che si scontrano con esiti imprevedibili. Ma l’Italia è commissariata

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In aula al Senato (LaPresse)

Pandemia, passaggio all’economia green, nuova crisi finanziaria. E conseguenze geopolitiche indotte da poteri che si scontrano con esiti imprevedibili. Aldo Giannuli, storico, saggista, tra il 1994 e il 2006 è stato consulente della commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi e della commissione Mitrokhin. Nel suo lavoro, Coronavirus: globalizzazione e servizi segreti, uscito alla fine del 2020, ha affrontato i risvolti politici, sociali ed economici portati dal virus Sars-Cov-2. Lo abbiamo raggiunto per un bilancio.

Nel suo ultimo libro aveva fatto giustamente notare che le pandemie hanno sempre un prima e un dopo. Il Covid-19 come sta cambiando l’ordine mondiale?

Sto scrivendo un nuovo libro dedicato proprio a questo tema, perché a distanza di un anno, il lavoro che lei ha citato mi sembra appartenere a un secolo fa.

E adesso qual è la sua tesi?

Siamo davanti all’interazione di tre elementi. Il primo riguarda la pandemia e la guerra dei vaccini – perché di guerra si tratta. Il secondo è il cambiamento climatico, la terza è la crisi finanziaria che incombe.

Uno più grave dell’altro.

Sì, perché il passaggio all’economia green implica una ristrutturazione industriale e le ristrutturazioni non chiedono soltanto investimenti e soldi. Costano sempre lacrime e sangue.

La crisi finanziaria?

La pandemia, che non è finita, sta lasciando un’eredità pesantissima: il debito pubblico mondiale esploso al di là di ogni previsione, il crollo di interi sistemi produttivi. Dove trovare i soldi per fare la ristrutturazione industriale indotta dalla pandemia e richiesta dall’economia green? È un problema di quelli seri, dato che il debito pubblico rende difficile l’intervento degli Stati. A meno di pagare il prezzo di un’inflazione stellare.

E gli effetti politici del Covid?

C’è solo l’imbarazzo della scelta. È caduto Trump, e non c’è dubbio che il modo barbaro in cui ha gestito la pandemia è stato il principale elemento che ha determinato la sua sconfitta: non ci fosse stato il Covid, Trump sarebbe ancora alla Casa Bianca.

Vada avanti.

La Merkel si sapeva che sarebbe uscita di scena, la sorpresa è che il successore non è del suo partito e tutto lascia intendere una vittoria dell’Spd. In Francia l’immagine di Macron è totalmente corrosa. Anche la destra populista dei Narendra Modi o dei Bolsonaro esce fatta a pezzi dalla pandemia.

Lei stesso ha detto che la pandemia non è finita. Quanto durerà ancora?

No, non è finita, casomai è finito l’ottimismo che avevamo un anno fa di questi tempi: arrivano i vaccini e liberi tutti. Direi che sia pure con una lunga scia di retroguardia, proseguirà ancora per due, tre, forse quattro anni. Ma c’è anche un’altra vittima.

Quale?

La qualità della nostra democrazia, legata alla pessima qualità dell’informazione in questi nostri anni.

E perché?

È piena di vuotaggine. I quotidiani sono illeggibili perché dentro non c’è niente. Attenzione ai mutamenti psicologici e sociali, zero; a quelli culturali, idem; di politica estera, perché se ne scriva, deve succedere un cataclisma. I media non risultano in grado di misurarsi con i processi che stiamo vivendo.

Mi faccia un esempio.

Prendiamo la guerra in Afghanistan: nessuno parla della cosa più evidente di tutte. Gli Usa hanno speso 2.200 miliardi; saprebbe dirmi il nome di un’importante battaglia combattuta in questa guerra ventennale?

Francamente, no.

E avrebbe ragione, perché non ce ne sono state. Se le dico “Iraq” lei pensa a Falluja. Che cosa è successo invece in Afghanistan oltre il massacro di 200mila civili innocenti? Lei ha mai visto una guerra nella quale la parte più debole non solo riesce a vincere, ma addirittura a triplicare i suoi effettivi? E poi: come sono stati spesi quei soldi?

Che cosa intende?

L’evidenza è che l’esercito più equipaggiato del mondo è in mano a uomini corrotti che hanno speso i soldi per metterseli in tasca. E crediamo che questo non pesi nella bilancia dei rapporti internazionali?

Si riferisce alle conseguenze dell’Aukus?

Certo. La Francia, oltre a richiamare gli ambasciatori da Londra e Washington, ha detto che ci saranno conseguenze sulla Nato. Vedremo. Di sicuro il caso non è chiuso.

Come vede la partita Usa-Cina che si gioca nell’Indo-Pacifico?

Mi limito a osservare che la Cina non è messa bene. Per due ragioni. La prima è che non riesce ad uscire dalla cintura dei mari interni. La seconda è che adesso è alle prese con una bolla edilizia di cui non sappiamo ancora i potenziali effetti sul piano della crisi finanziaria internazionale. Di certo non siamo davanti a un nuovo 2008, quando la Cina fu la locomotiva per uscire dalla crisi, ma a qualcosa di peggio.

Lei è un esperto del ruolo dei servizi segreti, ai quali ha dedicato molti libri. Che ruolo gioca la sicurezza informatica in questo scenario?

È il principale terreno di scontro. Siccome tra le grandi potenze guerre aperte oggi è meglio non farne, il conflitto si ripiega sulla guerra asimmetrica e coperta. Trovo che ci sia uno strano ritardo di tutto l’occidente: l’idea che all’offensiva su questo terreno ci siano Cina, Russia e Iran e che Usa, Gran Bretagna e Francia siano in difesa, mi sconcerta.

Quanto conta chi sta dietro lo schermo in una cyber war?

Dipende dalla sua capacità di decodificare criticamente i messaggi. Va detto che la cyber war non agisce solo i termini di opinione; può riguardare, ad esempio, un intero anche il sistema logistico. Ma restiamo sul piano della guerra di influenza. Ho avuto modo di riflette su un fatto interessante.

Prego.

Mi sono trovato per caso in piazza Duomo a Milano quando stava per arrivare il corteo dei no vax. Sono rimasto ad osservarlo molto attentamente.

E cos’ha visto?

Dieci-12mila persone c’erano tutte. Ma come si fa a parlare di “Shoah vaccinale”? Che si possano criticare i vaccini, ci sta. Che l’efficacia dei vaccini sia una promessa in parte tradita, anche. Ma parlare di Shoah…

Gli eventi avversi ci sono, ma vengono ufficialmente trascurati. Le conseguenze dei vaccini non si conoscono.

Supponiamo pure di scoprire tra cinque anni che i vaccini hanno una ricaduta oncologica devastante. Nulla però lo fa pensare adesso. Dunque di che cosa stiamo parlando? Nonostante questo, la gente abbocca ed è preoccupata.

Lei come lo spiega?

È il risultato di una serie di trasformazioni politiche durate trent’anni che hanno azzerato tutti gli apparati formativi – scuola, partiti, sindacati, chiesa – e aumentato enormemente il flusso informativo senza filtro. Il web è stato l’elemento chiave in questa operazione. Il risultato sono le varie forme di protesta populista, di cui la battaglia no vax è una delle manifestazioni.

Cosa pensa degli effetti psichici prodotti dalla pandemia?

Ho avuto modo di sperimentarli osservando i miei studenti. Sono in un evidente stato depressivo e per giovani di 19-20 anni è allarmante. La situazione è preoccupante, ma peggiorerà. Siamo solo allo starnuto che precede la polmonite.

Chi governa è immune dagli effetti della trasformazione pandemica che abbiamo descritto?

Ma lei ha visto che ci governa? Abbiamo Di Maio come ministro degli Esteri. Le dice nulla? Mentre alla Salute c’è un grazioso soprammobile, in mano ai burocrati del Cts e incapace di fare il minimo contrasto alla cattiva informazione sul Covid.

Draghi e i ministri che ha voluto con sé al governo?

Intorno a Draghi ci sono personaggi importanti e di notevole spessore professionale. Qui semmai il problema è un altro: la nostra classe di governo ha un orecchio più rivolto a ciò che viene dall’esterno del paese che dal suo interno.

Intende dire che siamo commissariati?

Direi proprio di sì. 

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